Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Quante belle parole su geografie a Monfalcone, ma cosa si è fatto per valorizzare realmente le culture "straniere"?


A poche settimane dalle votazioni, che vedranno anche la città di Monfalcone essere chiamata al rinnovo del governo cittadino, troverà spazio l'importante evento culturale geografie, che nelle altre edizioni veniva svolto nel periodo settembre/ottobre. Nella premessa che introduce l'evento, il sindaco attuale di Monfalcone che praticamente da sei anni è in carica con questo ruolo, tende a scrivere che a Monfalcone, luogo di miti e leggende( va bene, quali non è dato sapere) il festival geografie può interpretare il senso e la metafora  della vita e della storia, la partenza, il percorso, l'arrivo, attraverso il viaggiare nel tempo e nei destini degli uomini nelle loro culture e avventure. Con Monfalcone sostanzialmente come protagonista.



Pensieri bellissimi, dalla grande poeticità. Ma verrebbe da domandarsi, senza pregiudizio, ma concretamente, cogliendo lo spirito di queste straordinarie parole, cosa è stato fatto in questi sei anni di amministrazione leghista per valorizzare ad esempio le culture di nazionalità "straniera"? In una città "Babele" come poche in Italia? Cosa è stato fatto per non far sentire come "ospiti" i cittadini di nazionalità straniera di Monfalcone, ma cittadini attivi? Quale condizione di reciprocità culturale vi è stata? Quale destino, di questi uomini e donne, è stato valorizzato a Monfalcone? Sinceramente, non è dato sapere. Probabilmente i cittadini di nazionalità straniera che vivono a Monfalcone amano questa città forse più di tanti altri "italianissimi", in un territorio che dovrebbe vedere nel pluralismo culturale, identitario, una risorsa, un valore aggiunto, che proprio lo spirito di geografie vorrebbe, sulla carta rappresentare. La realtà monfalconese, però, racconta una storia diversa. Quando si parla di integrazione, di accoglienza, di inserimento non significa affermare solo la nostra cultura, la nostra lingua, ma valorizzare anche le lingue, e le culture di provenienza favorendo l’affermazione della propria identità culturale, affinché si possa la persona sentire non più come "ospite", ma pienamente cittadino monfalconese in una città portuale, dove la storia, il percorso, e l'arrivo di migliaia di individualità da più parti del mondo stanno plasmando la fisionomia di questa realtà che si avvicina a quota 30 mila cittadini con il 28% di cittadini di nazionalità straniera, primato forse nazionale con la bellezza di 84 nazionalità presenti, che devono diventare insieme alle "autoctone", uno strepitoso valore aggiunto per il nostro Territorio, interrompendo ogni processo deleterio di contrapposizione ideologica, tra "noi" e "loro".

mb

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