Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Monfalcone ha perso l’occasione di diventare un “modello“ per la scuola, una svolta è necessaria

 


Come è ben noto Monfalcone è l’unica città in FVG che vede aumentare il proprio numero di abitanti, andando verso quota 30mila. Ciò avviene grazie ai cittadini di nazionalità straniera. Monfalcone poteva divenire un laboratorio sociale di integrazione, si ha la sensazione, in verità, che sia diventata tutt’altro che un modello da seguire. Di vicende incresciose ne abbiamo commentate tante in questi anni, come dimenticare quanto accaduto per le questioni delle “liste” d’attesa o del fantomatico tetto per gli alunni di nazionalità straniera? Da osservare che negli stessi anni in cui a Prato, che è la provincia italiana con la più alta percentuale di "stranieri", arrivano i primi bambini cinesi ad iscriversi nelle scuole locali, a Monfalcone iniziavano ad arrivare i bambini bengalesi. La scuola è il cuore dell’integrazione, è il pilastro più importante. Prato ha avuto la capacità, nonostante svariate difficoltà, di sperimentare pratiche inclusive, di diventare un modello nazionale per le politiche d’integrazione attraverso il ponte che si è creato tra scuola ed Enti Locali. Può dirsi lo stesso della nostra città? Eppure Monfalcone ha dei primati significativi, se si va a guardare la popolazione scolastica di nazionalità straniera oramai stiamo parlando di una popolazione consolidata e maggioritaria. Una svolta a Monfalcone sulla questione scuola è non solo necessaria, ma doverosa. Nessuno ha delle bacchette magiche in mano per risolvere dall’oggi al domani problemi mai effettivamente affrontati alla radice, ma se Monfalcone ha perso l’occasione di diventare un modello, sarà importante guardare, invece, verso quei modelli che in Italia ci sono e funzionano, come quello pratese e non solo. Dove ad esempio pratiche laboratoriali, insegnamento della lingua italiana e straniera di riferimento, pratiche di mediazione culturale istituzionali, con il Comune organo propositivo e non solo delegante verso le scuole, si è riusciti a creare ponti reali e non muri. Quando si parla di integrazione, di accoglienza, di inserimento non significa affermare solo la nostra cultura, la nostra lingua, ma valorizzare anche le lingue, e le culture di provenienza favorendo l’affermazione della propria identità culturale, affinché si possa lo studente sentire non  più come "ospite", ma cittadino monfalconese. Quello che a Monfalcone è forse mancato in questi anni, fatto salvo ovviamente il lavoro di associazioni e di chi nelle scuole ha cercato di fare quanto nelle proprie possibilità.


mb

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