Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa
Nella storica seduta del 20 luglio 1921 si consumò una delle più gravi accuse in sede Parlamentare contro le violenze di Stato compiute dagli apparati del Regno d'Italia in complicità con il fascismo nella Venezia Giulia. Tuntar, dopo aver riassunto lo stato indecoroso che caratterizzava gli alloggi del proletariato nella Venezia Giulia, contrariamente alle case della borghesia, sia italiana che slovena, che furono le prime e le uniche ad essere ricostruite dopo la guerra, salvo il caso di Monfalcone con le case degli operai ricostruite per iniziativa del proprietario dei Cantieri, lesse una lettera di denuncia con la quale si portava dentro l'Aula la violenza compiuta ai danni dei comunisti. Violenza che, a detta di Tuntar, sotto l'Austria, almeno nel territorio "italiano" non ebbe mai luogo in quel modo "i carcerati politici non venivano bastonati", affermò convintamente Tuntar, riportando la propria testimonianza diretta, poiché lui nelle carceri austriache ci finì. Queste le parole di Tuntar:
"Alla vigilia delle elezioni politiche bisognava a Trieste scoprire un complotto. Ci si servì di un certo tenente ex-austriaco Grossmann, agente provocatore, pagato dalla questura di Trieste con cinquemila lire, e vennero imprigionati circa 40 giovani comunisti. Leggerò alla Camera una lettera contenente la descrizione delle sevizie inflitte a quei giovani, ì quali, (guardate la combinazione!) temendosi il processo, di questi giorni sono stati tutti rilasciati dal tribunale di Trieste, perché non era igienico per la giustizia borghese e monarchica ... di aprire un siffatto processo. Il tenente Fagioni. noto boia di Trieste della tenenza di via Chiozza, arrestò, in seguito a delazione di qualche individuo infiltratosi nelle nostre file (l'agente provocatore Grossmànn, di cui la questura italiana di Trieste si serviva) il compagno Scabar, il quale battuto a sangue dovette svelare i nomi dei componenti il direttorio, sempre dietro intimidazione del tenente Fagioni. Questi conosceva tutti i componenti il direttorio, ma, volendo essere sicuro dell'autenticità di questi nomi e delle loro funzioni, costrinse a colpi di verga e di moschetto il compagno Scabar ad affermare essere veridico quello che egli diceva. Poi, sempre munito di dati precisi, fece arrestare tutto il Direttorio ed inoltre moltissimi compagni comunisti. Il compagno Vidali, condotto a San Giovanni, fu battuto a sangue con nerbi di bue, finché sanguinante per le percosse cadde mezzo svenuto. Riavutosi alquanto, un carabiniere lo prese per le carni della gola, stringendolo così fortemente da farlo cadere mezzo soffocato. È da notarsi che i carabinieri, spaventati dell'immobilità del compagno Vidali e credendo di averlo ucciso, gridarono di chiamare la guardia medica. Il tenente Faggioni, (che per ragioni igieniche presentemente è ammalato, ma venne promosso per meriti di ufficio !) categoricamente rifiutò. - Al compagno Canziani furono legati gli organi genitali con una corda così strettamente che cadde al suolo svenuto, non sostenendo questo dolore. Allora presero un nerbo di bue e glielo spinsero nell'ano facendolo urlare di spavento. Tutto questo è provato e documentato. Per questo non hanno fatto il processo. (Acciocché ti sembrino più veritiere queste nostre affermazioni, si sappia che mentre alcuni compagni nostri si trovavano a San Giovanni, venne a noi una ragazza tutta spaventata e singhiozzante ad annunciarci che le urla di questi disgraziati si udivano dalla strada, e ci pregò che intervenissimo in qualche modo. Il compagno Apollonio fu messo per un'ora sotto una doccia fredda e poscia trasportato in una sala... ove erano aperte tutte le finestre nella speranza che si prendesse una polmonite. Prima di farlo entrare lo cosparsero di sale, fregandogli la schiena col medesimo e poscia genuflesso lo fecero camminare sul pavimento cosparso di sale. Un brigadiere, Schiffano, sputò in bocca ad un nostro compagno e poi lo prese per il collo in modo che dovette inghiottire il rifiuto. Gli sbirri capeggiati dal venduto Faggioni non terminavano le loro atroci invenzioni, ma ne trovavano sempre di nuove. Faggioni, acciocché i nostri compagni rivelassero la congiura, ordinò ai carabinieri di chiudere le mani dei disgraziati fra gli stipiti di una porta aprendola e chiudendola, in modo che il dolore fosse più acuto, E mentre i nostri compagni giacevano in quella posizione, gli sbirri li colpivano coi calci dei moschetti, rompendo allo Scabar due denti. Scabar inoltre venne legato e steso al suolo e gli salivano con gli stivali sul ventre finché un fiotto sanguigno gli riempì la bocca . Queste non "sono esagerazioni. Sono verità. Che più chi meno tutti i compagni nostri furono trattati allo stesso modo".
mb
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