
Il Carso è un qualcosa di straordinario, che è stato suo malgrado teatro di conflitti tremendi, la grande guerra, ha lasciato il segno, visibile sul Carso, tanto che quando emerge il rosso dello scotano e del sommacco nell'esplosione dei colori carsici, si racconta che quello è il sangue dei soldati che lì persero la vita. Questo Territorio è innamorato del Carso, ma non è sempre riuscito a difenderlo, a proteggerlo, a renderlo immune da interventi invasivi di una società che non può star a guardare e aspettare il tempo dell'ammirazione. Basta vedere quanti tralicci si susseguono sul Carso per farsi una minima idea di questa invasività. Ma il pericolo più grande arriva dalle gallerie che dovrebbero essere scavate per congiungere la Bisiacaria con Trieste. Progetti ventennali visti, rivisti, e sempre respinti, che ritornano. E, va detto, nonostante le barricate ovvie e scontate, in realtà, delle fessure le trovano. Sempre più grandi. Le trovano soprattutto in una società che corre, che è incentrata sulla velocità. Si dirà che venti minuti o dieci minuti di risparmio di tempo non potranno mai giustificare le gallerie carsiche con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. Ne siamo veramente certi? Vent'anni addietro dieci minuti di tempo risparmiati avevano un peso, oggi, ne hanno uno diverso, e tra qualche decennio, forse saranno decisivi. Questo lo sa bene chi vuole ammodernare il Paese e velocizzare le tratte. D'altronde lo sappiamo tutti che Trieste è fuori dal "mondo" per i collegamenti ferroviari. Arrivare qui è una contemplazione di bellezza, che richiede lentezza, quella lentezza che la società di oggi non accetta, respinge. A prescindere da come la si possa pensare sulla necessità di scavare gallerie nel Carso, o sulla questione dell'alta capacità o velocità, la riflessione, prima di tutto, dovrebbe cadere su ciò, su come stia cambiando la percezione del tempo, su quali sono le esigenze della nostra società, e sul fatto di come dieci minuti di tempo possano per molti giustificare investimenti milionari e dal grande impatto ambientale in una regione che non ha certamente necessità di altre cattedrali nel deserto, come il polo intermodale ronchese, ma questo è.
Scusa, non sono avezzo alla filosofia. Se oggi per arrivare a Monfalcone con l'auto impiego 25 minuti o 50 minuti col treno, va da sé che vado in auto. E di conseguenza inquino molto, molto di più. Chi si oppone ai treni veloci, di fatto, favorisce il trasporto su gomma. Troviamo una soluzione ottimale, con minimo impatto ambientale, con il giusto dibattito, ma troviamola per poter arrivare a Trieste, in treno, prima che in auto.
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