Quando gli americani spiavano i preti di Nova Gorica ed i preti sloveni a Gorizia, il caso di monsignor Miha Toros
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Un documento interessante dell'intelligence americana degli anni '50 focalizzato sulla città di Nova Gorica. Un documento che prova come gli americani monitorassero anche l'attività dei preti nel confine orientale, come nel caso di monsignor Miha Toros. Non stiamo parlando di uno qualunque, ma di un monsignor messo a capo dell'arcidiocesi dell'area goriziana in Jugoslavia. Si racconta brevemente della sua attività nella diocesi di Nova Gorica e Parenzo, il cui posto a Parenzo venne preso da un monsignor croato di 38 anni, Nezic. Si relaziona della telefonata che Miha Toros ebbe all'incirca i primi del settembre del 1950 con il ministro dell'Interno della Repubblica di Slovenia, Boris Kraigher. Kraigher è stato presidente del Consiglio esecutivo della Repubblica socialista di Slovenia dal 15 dicembre 1953, al 25 giugno 1962 ed è stato un noto membro della Lega dei comunisti della Slovenia. Si afferma che il loro colloquio fu cordiale e che discussero genericamente dei rapporti tra Stato e Chiesa. Si dedica spazio ad un articolo del Messaggero Veneto con il quale si attaccavano sacerdoti sloveni e nazionalisti sloveni che si erano rifugiati a Gorizia perchè anti comunisti ma costituivano in realtà una quinta colonna in Italia con lo scopo di attaccare le politiche del governo italiano. Si sottolineava che le autorità italiane non erano responsabili delle accuse che potevano essere sollevate dalla stampa nell'ambito di quella che veniva definita come propaganda anti slovena. Nella loro informativa però gli americani annotavano che le autorità italiane nell'area di Gorizia ed Udine in realtà ostacolavano l'attività dei preti sloveni. Si citava a conferma di ciò il caso del prefetto di Gorizia quando si oppose alla nomina di don Pavlin come parroco a Sant'Andrea di Gorizia. Si dedica, infine, breve spazio agli investimenti della Slovenia a favore della Chiesa locale, rimarcandosi quanto per la Slovenia fosse importante l'attività di Miha Toros e quanto importante fosse che i preti sloveni rimanessero in Italia per la difesa dei diritti della minoranza, concludendosi che in Jugoslavia venne offerta la possibilità ai preti sloveni oppositori di Tito il privilegio di ritornare in Jugoslavia a condizione che rinunciassero da un lato pubblicamente di attaccare Tito e dall'altro si attivassero per collaborare attivamente con il locale governo. Insomma, neanche i preti nel goriziano sono sfuggiti alla rete di spionaggio americano. Tutto ciò non deve stupire, ricordiamo che nel confine orientale hanno operato organizzazione clandestine e segrete come la Organizzazione O, come la struttura GLADIO, rientrante nella rete Stay Behind, operativa fino agli anni '90, che venne promossa dagli americani ed ebbe luogo in quasi tutti i gli Stati dell'Europa Occidentale, o altre organizzazione analoghe che avevano come fine principale quello dell'attività di spionaggio per contrastare l'espansione del dominio comunista. Interessante è osservare come comunque la Jugoslavia di Tito, quando ruppe i rapporti con Stalin, fu in realtà forse a livello geopolitico il miglior alleato dell'Italia, fu uno Stato cuscinetto contro l'eventuale e fantomatica invasione sovietica, eppure, nonostante ciò, l'attività di spionaggio verso i comunisti sloveni o nazionalisti sloveni e la Chiesa slovena era sempre attiva, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, dice un vecchio motto. Siamo negli anni in cui la questione dei confini nel goriziano era stata già definita, in modo anche bizzarro, con la linea francese di cui al Trattato di Pace del 1947, non era sicuramente calda come nel triestino, dove si dovrà attendere il memorandum di Londra e il Trattato di Osimo per porre fine alla disputa territoriale, eppure l'attività di spionaggio era tutt'altro che dormiente.
mb
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