I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Cent'anni della targa oggi illeggibile per il terrorista Oberdan arrestato a Ronchi di Monfalcone


Alle spalle del Colosseo, così è noto un condominio situato in quella che un tempo era piazza della Posta, per poi diventare piazza Oberdan, c'è una targa che porta la data del 20 dicembre del 1920 con scritto Ronchi di Monfalcone. Son cent'anni della targa scritta dal tenente Bertozzi che si trovava a Ronchi in quel periodo e fu legionario di D'Annunzio. Quel D'Annunzio che costruì tutta la sua epopea per occupare Fiume per cinquecento giorni proprio ispirandosi nei suoi deliri nazionalistici all'operato di Oberdan che venne arrestato a Ronchi dopo una colluttazione con una guardia asburgica mentre era intento a preparare, come lo stesso ammise, l'attentato contro Francesco Giuseppe. Ed a  Ronchi all'Imperatore nel 2015 venne dedicata anche una piazzetta.  Oberdan che italianizzò il proprio cognome, da Oberdank, come atto di fedeltà al Regno d'Italia e contro l'odiato Impero asburgico. Fu un terrorista nazionalista, ma ovunque venne celebrato come un patriota. La targa profondamente celebrativa realizzata a Ronchi è totalmente illeggibile. Per recuperare il testo bisogna attingere ad alcuni fonti storiche come il prezioso volume di Domini Storia e Documenti da cui si estrapola l'immagine.


 

Nel testo della targa, scritta con l'enfasi di quell'epoca si legge: 

"Guglielmo Oberdan, martire e cavaliere sublime de l'ideale santamente sacrificato per la libertà ed il diritto da feroce austriaca catena il XX dicembre 1882 in Trieste. A pena ammonimento vergogna del'Imperio che fu, la popolazione civile di Ronchi che lo ebbe in questa borgata pria de l'arresto incide ne la pietra il proposito di fissare ne gli umani cervelli la fede la forza la ferma volontà che sorresser il biondo triestino ne la vita ne le opere sul palco. Ronchi di Monfalcone 20 dicembre 1920. Bertozzi".

È probabilmente l'unica targa dove si può leggere ancora il nome Ronchi di Monfalcone, che come è noto, per mano del fascismo nel 1925, diventerà Ronchi dei Legionari per omaggiare la terribile occupazione fiumana per mano dei legionari che farà da ponte per far scivolare la città oggi croata nelle mani della tirannia fascista. Un conto è oggi, in questo terzo millennio, realizzare, come accaduto ad esempio a Monfalcone, ai piedi del monumento dedicato ai legionari, targhe celebrative di eventi scellerati spacciati per atti di amor patrio. Un conto è restaurare targhe per la memoria storica. La storia non si può cancellare, e nessuno ha intenzione di cancellarla ma va riscritta e soprattutto raccontata in modo diverso rispetto a quanto accaduto nel secolo breve. E non ci vogliono grandi umani cervelli, per capire la differenza. Per questo penso che sia giusto restaurare quella targa, testimonianza storica di quel nefasto periodo storico nazionalistico, dove ancora si può leggere il vecchio nome di Ronchi, Ronchi di Monfalcone, oltre che tutta quella retorica nazionalistica che ha segnato certamente non il bene di queste terre e che ispirò l'operato del "biondo triestino". Così come sarebbe giusto restituire a Capodistria la targa di Nazario Sauro nella sua casa natale, come fatto storico, senza l'enfasi di quel nazionalismo che va combattuto oggi più che mai e sta alla maturità della comunità riuscire a comprendere il senso della storia perchè non si ripetano mai più certi obbrobri storici. E per questo continuo a ripetere che sarebbe giusta se non doverosa una profonda revisione della toponomastica. Un conto è restaurare targhe storiche, un conto è continuare a mantenere vie, piazze, nomi dei luoghi con fini celebrativi per fatti storici, a favore di certi personaggi che non possono essere celebrati, o presi come esempio da seguire, come valore positivo per la società, come D'Annunzio o appunto Oberdan. Sarebbe importante che a Ronchi ad esempio si ripristinasse la storica via Trieste, soppressa per far posto alla via D'Annunzio, cancellando l'intitolazione a D'Annunzio, o la vecchia piazza della Posta, che ha dato spazio a piazza Oberdan, cancellando l'intitolazione ad Oberdan. Piazza che sorge nel luogo che ospitò la famosa locanda di Berini, dove venne arrestato Oberdan, al cui interno della sua camera vennero rinvenute anche due bombe all'Orsini, polvere da sparo, cartucce per la rivoltella.

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