
Un video messaggio di soli 57 secondi che si conclude con quell'andrà tutto bene, che ha accompagnato la narrazione di una nazione che è sull'orlo del collasso economico, sociale e isterico, come mai dalla fine della seconda guerra mondiale. Un video messaggio rivolto all'Italia, agli italiani ma che parla anche all'Europa, quell'Europa che ha visto Slovenia ed Italia essere unite senza confini e frontiere dal 1 maggio del 2004 e che dopo 16 anni ha anche visto precipitosamente la Slovenia chiudersi per ragioni di sicurezza nazionale. Se avesse potuto l'avrebbe fatto l'Italia ben prima. La Slovenia condivide con l'Italia il progetto di Nova Gorica capitale europea della cultura che abbraccerà anche Gorizia, ad oggi sembra una cosa impensabile, domani, chissà, e la Slovenia ha bisogno dell'Italia e degli italiani più che mai per ragioni soprattutto economiche. Una nazione che ha gli stessi abitanti di una regione italiana, con una propria storia ed identità forte, insieme alla Croazia è stata la prima a fuggire dalla Jugoslavia per diventare da terra socialista a preda del capitalismo occidentale. Si è riscoperto l'italiano in un messaggio istituzionale del presidente sloveno. Il pensiero non può che andare però allo stato dei diritti della minoranza in Slovenia. Sulla carta di livello avanzato rispetto a quelli sloveni, in Italia, ma nella realtà delle cose, in effettiva sofferenza. Dal ricatto a cui è soggetta Radio Capodistria, il principale ponte tra Italia e Slovenia per gli italiani, e non solo, al bilinguismo visivo e sostanziale che anche durante questa emergenza di coronavirus è stato palesemente in plurime occasioni violato con una strafottenza sconcertante. Leggi costituzionali, statuti comunali, diventati carta straccia. Non è la prima volta. L'auspicio è che i diritti della minoranza italiana possono essere salvaguardati ed affermati a dovere, ne va anche dell'identità della stessa Slovenia, di cui la minoranza italiana ne è parte integrante, in un Paese che in questo momento si trova a dover fare i conti con uno dei governi più nazionalisti della sua recente storia. Va detto che non è stato l'unico messaggio in italiano rivolto agli italiani da alte cariche istituzionali estere. Viene in mente ad esempio quello della presidente
von der Leyen.
mb
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