Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

La società civile è con la verità per Giulio Regeni. L'Italia in giallo cresce, giorno dopo giorno

45 mesi sono tanti, troppi, come andare su Marte e tornare dal pianeta rosso più volte, come fare il giro del mondo una pluralità di volte. Il tempo trascorre, l'Egitto ha fermato la sua clessidra del tempo. Sperando di congelarlo, ibernarlo nello spazio della menzogna, mentre il popolo egiziano inizia a non poterne più di questo regime criminale che ad ogni protesta reagisce in modo violentissimo, un regime criminale, che prende in giro il mondo e purtroppo anche dalle parti nostre c'è chi in modo sconcertante offre il fianco a questa dittatura, magari poi insegnando nella scuola quanto belli sono i diritti umani.
Aprendogli le porte del mondo della cultura, della scuola, oltre che del solito business. Ma la società civile, che se ne dica e voglia, sa da che parte stare. E si è schierata fin da subito dalla parte della causa della verità per Giulio. A 45 mesi di menzogne, ovunque si parli di Giulio, arrivano le masse. La famiglia di Giulio non si ferma mai, attraversa continuamente l'Italia in tutte le direzioni. E il popolo risponde. Risponde con un grande abbraccio, risponde con la consapevolezza che non ci si deve rassegnare alla non verità e non giustizia. Quello di Giulio è un "caso" scomodo, diventato esempio per tutte le vittime egiziane che hanno subito lo stesso trattamento, sono tante le madri d'Egitto che ringraziano la famiglia di Giulio per non aver abbassato la testa. E questo in Egitto lo sanno. Continuano a raccontare balle colossali dalle parti egiziane con i loro rappresentanti quando la realtà è che la collaborazione tra Italia ed Egitto è ferma. A Bergamo, dove centinaia e centinaia di persone hanno partecipato ad una iniziativa dove si è parlato di Giulio è emerso per l'ennesima volta che la procura egiziana è sorda e non risponde neanche più alle mail della procura. Altro che collaborazione e spirito di disponibilità. Menzogne. Colpisce il fatto che ancora oggi la famiglia di Giulio sia costretta a spiegare chi fosse Giulio, perchè delle malelingue hanno seminato veleni e cattiverie, a partire da alcuni media anche italiani, ancora una volta è stato ribadito che Giulio  "non era un blogger né un giornalista. Era un ricercatore. Stampa e politici italiani forse non sanno cosa sia fare un dottorato di ricerca. Giulio è mandato al Cairo per ricerche sul campo: non era uno sprovveduto". L'Italia in giallo cresce, giorno dopo giorno. Il tutto mentre chi dovrebbe rappresentare il nostro Paese al momento non si sa bene cosa stia facendo. A partire dall'ultimatum all'Egitto. E' passato un mese da quando se ne è parlato. Chi l'ha visto?

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