Monfalcone, la toponomastica racconta l'identità politica di una città da sempre moderata ma nelle scuole prevale l'intitolazione militare

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  Se si vanno a guardare dal 1948 ad oggi le volontà democratiche del popolo monfalconese alle urne, si sono affermati ben otto sindaci democristiani, cinque sindaci socialisti sino al 1993, tre sindaci seppur con mandati rinnovati di centrosinistra,  dal 1993 al 2016 e dal 2016 amministra la destra radicale. Una città fondamentalmente di spirito centrista, moderato, moderazione che la si intravede anche nella storia della toponomastica e odonomastica cittadina. Perchè a volte i nomi dei luoghi, delle vie, delle strade e delle piazze, parlano meglio di qualsiasi altro atto e gesto politico. Fotografano ciò che è stato ma che non è detto che continuerà ad essere, perchè oggi riuscire a cambiare i nomi delle vie, nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, è decisamente più complicato rispetto al passato che rischia pertanto di essere indelebile e rappresentare un mondo, una società che non esiste più con tutte le contraddizioni del caso. Su circa 300 vie esis...

L'Europa apra un tavolo convocando i Paesi dei Balcani prima che sia tardi.Troppe le schermaglie


Fino a quando erano insieme sotto la veste della Repubblica Jugoslavia, nel bene o nel male, i Balcani erano uniti, con tutte le loro diversità. Uniti nella diversità. Un concetto sostanziale che anticipò l'Europa. E' nella Jugoslavia che è nata l'idea dell'unità nella diversità che sarà proprio di quell'Europa che aveva tutto l'interesse di avere alle proprie porte sicuramente non una potenza comunista, ma tanti piccoli stati indipendenti, divisi. Divisi, più facili da governare. Che poi a questa divisione dovette corrispondere una guerra fratricida violenta seguita alla dissoluzione della Jugoslavia voluta dai poteri forti occidentali anticomunisti, ai più ha interessato poco o nulla. Oggi si pubblicano romanzi di successo sul punto, soprattutto se vanno contro l'idea della Jugoslavia unita. Tanto che oggi in Europa la si è rimossa dalla propria memoria. Ma nei Balcani, no. I segni ci sono ancora. Fisici e mentali. Fanno in parte a gara per entrare in Europa, ma nello stesso momento le schermaglie continuano ad essere preoccupanti. Il tutto mentre da Est il vento che arriva non è fatto di fratellanza e umanità, ma di neofascismo. Muri, filo spinato. Ritornano segnali di aggressioni squadriste per ragioni etniche, la situazione tra serbi e croati ritorna ad essere tesa, ogni volta con una scusa diversa. L'ultima pare il respingimento al confine di studenti militari serbi che volevano andare a visitare un campo di concentramento nazifascista in Croazia. Il campo di Jasenovac. Botta e risposta, senza dimenticare quello che succede ai confini con la Bosnia sulla vicenda dei migranti, i rapporti tesi tra Slovenia e Croazia per le acque del golfo di Pirano. Insomma, la situazione inizia a farsi seria. E l'Europa farebbe bene ad intervenire quanto prima. Convocando un tavolo sui Balcani, convocando tutti i Paesi dei Balcani, prima che sia tardi. Ed un ruolo di rilievo potrebbe averlo anche l'Italia sul punto, che ha comunque tanto da doversi fare perdonare e magari potrebbe essere l'occasione giusta per chiedere perdono per quanto compiuto nei Balcani e contro i popoli "slavi".

mb


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