I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

L'Europa apra un tavolo convocando i Paesi dei Balcani prima che sia tardi.Troppe le schermaglie


Fino a quando erano insieme sotto la veste della Repubblica Jugoslavia, nel bene o nel male, i Balcani erano uniti, con tutte le loro diversità. Uniti nella diversità. Un concetto sostanziale che anticipò l'Europa. E' nella Jugoslavia che è nata l'idea dell'unità nella diversità che sarà proprio di quell'Europa che aveva tutto l'interesse di avere alle proprie porte sicuramente non una potenza comunista, ma tanti piccoli stati indipendenti, divisi. Divisi, più facili da governare. Che poi a questa divisione dovette corrispondere una guerra fratricida violenta seguita alla dissoluzione della Jugoslavia voluta dai poteri forti occidentali anticomunisti, ai più ha interessato poco o nulla. Oggi si pubblicano romanzi di successo sul punto, soprattutto se vanno contro l'idea della Jugoslavia unita. Tanto che oggi in Europa la si è rimossa dalla propria memoria. Ma nei Balcani, no. I segni ci sono ancora. Fisici e mentali. Fanno in parte a gara per entrare in Europa, ma nello stesso momento le schermaglie continuano ad essere preoccupanti. Il tutto mentre da Est il vento che arriva non è fatto di fratellanza e umanità, ma di neofascismo. Muri, filo spinato. Ritornano segnali di aggressioni squadriste per ragioni etniche, la situazione tra serbi e croati ritorna ad essere tesa, ogni volta con una scusa diversa. L'ultima pare il respingimento al confine di studenti militari serbi che volevano andare a visitare un campo di concentramento nazifascista in Croazia. Il campo di Jasenovac. Botta e risposta, senza dimenticare quello che succede ai confini con la Bosnia sulla vicenda dei migranti, i rapporti tesi tra Slovenia e Croazia per le acque del golfo di Pirano. Insomma, la situazione inizia a farsi seria. E l'Europa farebbe bene ad intervenire quanto prima. Convocando un tavolo sui Balcani, convocando tutti i Paesi dei Balcani, prima che sia tardi. Ed un ruolo di rilievo potrebbe averlo anche l'Italia sul punto, che ha comunque tanto da doversi fare perdonare e magari potrebbe essere l'occasione giusta per chiedere perdono per quanto compiuto nei Balcani e contro i popoli "slavi".

mb


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