I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

Immagine
C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

No. Non me ne strafotto della mostra che a Trieste celebra D'Annunzio e l'occupazione di Fiume

Costo totale 382.190,00, incluse le 20 mila euro per la statua di D'Annunzio. Mostra che vede anche un contributo di Trieste Trasporti S.p.A. con una sponsorizzazione pari a Euro 97.600,00- Iva inclusa e un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste di Euro 75.000,00.  La mostra "Disobbedisco" realizzata in collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e la Societa' Contemplazioni s.r.l., che ha curato diverse mostre di Vittorio Sgarbi, oltre che il Comune di Trieste, per quattro mesi sarà presente nella sala, meravigliosa, dell'ex pescheria della città. Una mostra che si apre con la Fiat Tipo 4 con cui l'eversore e nazionalista D'Annunzio entrò a Fiume, per occuparla, anche se in quella mostra lo si riconosce quasi come fosse un liberatore, e si conclude con l'enorme tricolore del Regno d'Italia donato a Trieste, al "duce divino" come si faceva chiamare il Vate.
E qui c'è anche una contraddizione pazzesca. Perchè D'Annunzio farà la guerra a quella bandiera, avendo sparato i suoi legionari ai soldati del Regno d'Italia e disobbedito allo Stato italiano. Quel tipo di disobbedienza che legherà il fiumanesimo con il fascismo. Lettura che nella mostra viene negata.  E non poteva essere che così visto il processo di riabilitazione in atto.
In mezzo, cimeli, che non hanno un bel niente di rivoluzionario, poi, certo bisogna capire cosa si vuole intendere per rivoluzionario, come giustamente osservato, anche il fascismo è stato un processo, a modo suo, rivoluzionario. 


Cimeli, oggetti, principalmente espressione del militarismo che ha connotato quell'evento, una mostra che si apre alla biglietteria con i libri del curatore della mostra e il catalogo della mostra, la cui voce del curatore narrerà, in continuazione, all'interno del percorso cubico, che si visita in una ventina di minuti, la sua visione della marcia su Fiume, quella su cui si è allineata senza una mezza virgola di critica, ovviamente questa esposizione voluta dal Comune di Trieste. Visione legittima, ci mancherebbe, ma non accettabile nella sua impostazione storica. Il Comune di Trieste ha deciso di celebrare l'impresa di Fiume, lo ha scritto a chiare lettere, e di questo stiamo parlando. Il resto sono chiacchiere.
Mostra che emozionerà forse qualche nostalgico, che se ne uscirà magari fischiettando qualche canzonetta dell'epoca, e che ti pone un interrogativo. Ma visto che è così difficile riuscire a  parlare della riabilitazione della Brigata Catanzaro, che è stata fucilata perchè si rifiutava di obbedire a degli ordini folli, e cercarono nella loro rivolta D'Annunzio, vennero poi fucilati, e D'Annunzio, assistendo alla loro fucilazione dedicò a questi poveri soldati, beffa nella beffa, dei versi, come è possibile riabilitare un personaggio ed un fatto storico eversivo, che porterà dei militari eversori a scontrarsi con i militari del Regno d'Italia, cosa che non ha avuto precedenti nella storia d'Italia? 

Quale disobbedienza? Qui non stiamo parlando della disobbedienza di don Milani, e neanche di quella della Brigata Catanzaro, ma di un atto che ha rischiato di trascinare il nostro Paese in una nuova guerra, che ha comportato una sessantina di vittime, oltre che porre alcune importanti basi per il fascismo. Fiume è una città croata, oggi, non è nostra, e non è mai stata "nostra", venne occupata in modo illegale ed eversivo, venne poi annessa in conseguenza di quel fatto nel '24 e del Regno d'Italia consocerà solo il fascismo.
All'interno della mostra leggerai un motto, me ne strafotto, su un gagliardetto, variante del motto legionario "me ne frego" coniato a Fiume che verrà come quasi tutto il resto fatto proprio dal fascismo perchè il fascismo si è posto in continuità con la marcia su Fiume, il dito può anche distrarti, ma la luna è questa, un fatto eversore, nazionalista, militarista, antislavo, che aveva lo scopo di annettere una città straniera all'Italia, tramite l'inventato concetto della "vittoria mutilata" e porre le basi per la marcia su Roma che doveva fare D'Annunzio, ma si fece fregare dall'altro duce, il Mussolini, il suo "compagno d'armi". No, di questa mostra non me ne strafotto.
 mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?