Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Segnali di "autonomismo" a Fiume. Quella somiglianza con Trieste, con l'autonomismo negato

Il Comune di Rijeka, Fiume, ha esposto nel giorno dell'anniversario in cui ottenne, 360 anni or sono, l'attuale emblema che identifica la città, la bandiera storica della città di Fiume. La notizia è stata ripresa anche dal Piccolo di Trieste. Una bandiera mal vista dalla Croazia, perchè " il colore rosso-giallo-blu, anche se in passato era nella bandiera di Rijeka, è ora utilizzato dall'Associazione del comune libero in rifugiato, cioè l'organizzazione irredentista in Italia". Cosa che dal Comune di Fiume viene contestata.

La storia di Fiume fa rima con autonomia, o meglio, ha fatto rima con autonomia. a partire dal 1719, poi persa, per una ventina d'anni, ed essere nuovamente acquisita quando fece parte del Corpus Separatum della corona Ungarica. Dopo la prima guerra mondiale, con l'occupazione della marcia su Fiume, che si concluderà in modo violentissimo, con una sessantina di morti, nel famoso "Natale di sangue", si arriverà a creare lo Stato libero di Fiume che sarà da ponte all'annessione di Fiume all'Italia fascista, ponendosi da questo punto di vista in continuità con l'esperienza disastrosa dannunziana, annessione che avverrà nel 1924. Zanella, eletto al parlamento nel 1905, fu un grande autonomista, podestà nel 1914, poi ostile ai dannunziani perchè la loro "impresa" era liberticida minava la libertà d'espressione dei cittadini e soprattutto comprometteva l'autonomia della stessa città, tanto che si arrivò ad uno sciopero generale nel 1920 contro il tentativo che era in atto fin dall'inizio finalizzato a compromettere l'autonomia della città per far scivolare il Comune verso il Regno d'Italia. Quando vennero scacciati i dannunziani da Fiume si illuse che l'autonomia potesse essere difesa, ed infatti, il colpo di stato nazionalista del '22 lo costrinse all'esilio. A Fiume, Zanella, avrà intitolata una delle piazze più importanti della città, si dice fosse un tempo forse intitolata a D'Annunzio. Un gesto chiaro di recupero del senso storico e dell'identità autonomista della città. Segnali di difesa della memoria storica dell'autonomismo arrivano da Fiume, autonomismo che connotò l'altra città a cui Fiume è vicina, Trieste.
Anche, se non soprattutto, la storia di Trieste fa rima con autonomia, o meglio dovrebbe farlo. Da quando divenne libero comune, verso la fine del 1200 fece di tutto per difendere il suo status di autonomia ed indipendenza, minato soprattutto dai veneti della serenissima e dai francesi di Napoleone. Sarà nel 1382 che il libero Comune di Trieste con l'atto di dedizione al duca Leopoldo d'Austria, porrà le basi della propria ricchezza, ed erigerà muri politici importanti a difesa della propria autonomia. A significare ciò, venne eretto nella piazza della Libertà il 25 marzo del 1889 un monumento importante, voluto dalla cittadinanza, inaugurato alla presenza delle più alte cariche di quel tempo. Era il monumento voluto dalla città alla dedizione di Trieste all'Austria. Un monumento che rappresentava l'anima della piccola Vienna d'Italia, bocca della capitale austriaca sull'Adriatico, ed il corpus della sua autonomia. Ma, quel monumento, ai primi di novembre del 1918 venne preso d'assalto dai nazionalisti italiani, nella Trieste occupata dall'Italia, insieme alla simbolica Trento. Per essere poi allontanato da quella piazza e smembrato con pezzi che trovarono collocazione in più luoghi, si racconta che la balaustra fu trasferita nei giardini dell'allora Museo del Risorgimento di Villa Basevi a San Giacomo, i fanali vennero collocati ai lati del Ponterosso, il rosone raffigurante le tredici casate triestine venne invece murato all'ingresso del castello di San Giusto. La statua pare che venne successivamente fusa e che si salvò la sola testa. L'accanimento esercitato verso il simbolo di Trieste, ha connotato l'inizio di quelle violenze e forzature a cui verrà soggetta la città, che vedrà il suo destino essere connesso al secolo breve dal quale non riesce a separarsi proprio per queste ragioni. Perchè l'autonomia della città, che era la peculiarità plurisecolare di Trieste, verrà irreparabilmente negata dall'amministrazione effettuata per conto dell'Italia, e la non realizzazione del TLT, del Territorio Libero di Trieste, la cui realizzazione sarebbe stata l'espressione storica della continuità dell'autonomia giuliana, ne è stata  storicamente una conseguenza.

mb


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