Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Nell'Egitto dove i turisti rimangono scioccati per le violenze strazianti sui cavalli, cammelli e muli


 

Il NYTimes,non un giornale qualunque, riporta una denuncia importante, in quell'Egitto che vede circa il 20% della propria economia essere fondata sul turismo. Una denuncia che evidenzia un maltrattamento diffuso nei confronti dei cavalli.  Si legge: "Per anni, il senso di meraviglia vissuto dai visitatori dei grandi siti egiziani, come le piramidi di Giza o la Valle dei Re a Luxor, è stato rovinato da scene di crudeltà strazianti verso gli animali che vi lavorano .In messaggi indignati su Facebook o in e-mail ai gruppi per i diritti degli animali egiziani, hanno descritto cavalli collassanti, cammelli malaticci e muli emaciati. Un vivace mercato di cammelli al di fuori del Cairo, dove i turisti pagano una tariffa per scattare foto, con percosse di cammelli e animali con facce insanguinate."
E parte l'invito al  boicottaggio. Come sollevato dal gruppo People for the Ethical Treatment of Animals, o PETA, che invita i turisti a boicottare l'utilizzo degli  animali da lavoro nei principali siti turistici egiziani. 
 
L'Egitto è un Paese dove i diritti non sono di casa, diritti umani, diritti verso gli animali, un Paese retto da un sistema governativo dittatoriale legittimato dalle più importanti democrazie occidentali, e che andrebbe boicottato, almeno fino a quando le cose non prenderanno una piega diversa, che potrà realizzarsi solo attraverso una rivoluzione, un ribaltamento dello stato delle cose. Un Paese dove è stato massacrato un ricercatore, come Giulio Regeni, e che da tre anni a questa parte mente in modo spudorato, compromettendo la via della verità e giustizia, perchè altrimenti dovrebbe condannare quel sistema criminale che lo ha ucciso se stesso, un paese dove si sparisce come si spariva in Argentina, dove i giovani egiziani uccisi come Giulio sono tanti, troppi, senza giustizia e verità, dove esiste la pena di morte, dove chi si oppone alla dittatura viene considerato terrorista, bannato dalla rete, bandito dalla vita sociale e rientra nella lista nera egiziana, sempre più lunga da avvocati, ad attivisti, da giornalisti a blogger, a chiunque si attivi per cercare di battersi per la conquista di quel minimo grado di dignità umana che il popolo egiziano si merita. Perchè l'Egitto è un Paese meraviglioso, con delle bellezze pazzesche, uniche nel mondo, ma offuscate in modo clamoroso, dalle barbarie che si consumano verso i diritti umani che a quanto pare travolgono anche i diritti degli animali.
mb

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