
Sul Piccolo del 5 gennaio è stata richiamata parte di una lettera aperta inviata da un gruppo di genitori i cui figli frequentano la scuola materna di San Canzian, un paese in provincia di Gorizia. Lamentano il fatto che vi è l'abitudine in quella scuola a scioperare con assiduità, diversi gli scioperi nella prima parte dell'anno scolastico, alcuni hanno anche comportato la chiusura del plesso, facendo presente che pur essendo il diritto di sciopero, un diritto, appunto, non ne possono più, avvisando, pertanto, chi ha intenzione di scrivere eventualmente i propri figli in quella scuola, cosa lì succede. Cosa che potrebbe essere interpretata, se continuate a scioperare con questa frequenza potrebbero diminuire le iscrizioni. Unica arma a disposizione dell'utenza della scuola. Arma efficace. Diciamolo pure. Una protesta del genere negli anni '70 sarebbe stata inimmaginabile. Impresentabile. Nessuno avrebbe osato. E di scioperi ve ne erano di frequenza ben superiore rispetto alla situazione attuale. Esiste un contesto normativo rigido e ben chiaro, scritto negli anni '90, con accordi specifici di settore, che hanno già limitato in modo importante l'esercizio del diritto di sciopero nella scuola. Gli scioperi che vengono proclamati conformemente alla legge, sono legali, ed i lavoratori hanno il diritto di fare tutti gli scioperi che ritengono giusti. Ricordiamo che quando si sciopera si rinuncia allo stipendio di quella giornata. E che lo scopo dello sciopero è anche determinare "disservizio".
Altrimenti che sciopero sarebbe? E' innegabile che nella società di oggi la solidarietà non esiste più. Ognuno guarda alla propria dimensione. Alla propria sfera. E' vero che le famiglie sono costrette a vivere dei disagi durante l'esercizio degli scioperi, ma lo sciopero nella scuola viene di norma proclamato per migliorare la qualità della stessa, per contrastare il precariato, le condizioni di insicurezza, i sovraffollamenti, per conseguire una scuola sicura per le nuove generazioni.Se si sciopera, non è "la colpa" di chi aderisce allo sciopero, ma eventualmente del sistema che continua ad investire una miseria nel settore dell'istruzione costringendo il personale a scioperare per ottenere dei risultati. Hanno sbagliato destinatario nelle loro lettere le famiglie. E' con la politica, con il sistema, che dovrebbero prendersela, quella politica e quel sistema che maltratta la scuola. Famiglie diventate utenza con ingerenze inaccettabili nella scuola, ma riconosciute da riforme disastrose, ultima la pessima "buona scuola" che ha distrutto l'idea di scuola comunità e ultimato il processo di scuola "azienda" come intrapreso da una distorta ed eccessiva autonomia. Con il personale scolastico senza più alcuna autorità ed autorevolezza riconosciuta. Questa è la società di oggi, dove delle famiglie possono permettersi di protestare perchè in una scuola si sciopera troppo. Protesta legittima, ci mancherebbe, comprensibile, ci mancherebbe, ma inaccettabile come principio.
Marco Barone
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