Il messaggio per Giulio Regeni non è più nella home dell'ambasciata d'Italia in Egitto




Son passati da poco tempo due anni da quel maledetto giorno che ha portato al rapimento di Giulio in Egitto, e mancano pochi giorni per i due anni dal ritrovamento del suo corpo, avvenuto il 3 febbraio.

L'Italia si è colorata di giallo, il giallo continua a resistere e resisterà ancora, anche se è innegabile che l'effetto tempo i suoi effetti li sta producendo, la normalizzazione tra Italia ed Egitto una volta iniziata non potrà essere fermata dallo stesso sistema che l'ha voluta ripristinare. Hanno sbattuto la porta in faccia a chi si è battuto in questo Paese, per la verità per Giulio, in modo scomodo, minando gli affari del capitale italiano in quel Paese dove i diritti umani non sono pervenuti. D'altronde è noto a tutti che è l'Italia ad aver bisogno dell'Egitto e non viceversa e questo lo si è visto bene su come si son messi sull'attenti quando ciò è stato richiesto se non si volevano perdere miliardi di euro di danari. 
Questo è quello che è accaduto. Depistaggi, omissioni, menzogne, sviamenti. Tanta euforia quando si è aperta la pista inglese, sulla quale è giusto indagare, ed approfondire le responsabilità, ma ha sconcertato quella distrazione che è emersa come se Giulio fosse stato ucciso in Inghilterra e non nell'Egitto criminale, è lì che si devono cercare mandanti ed esecutori. 
Intanto nella home del sito dell'ambasciata d'Italia in Egitto il messaggio dedicato a Giulio non è più presente. Forse visto come vanno le cose è "meglio" così  perchè il tutto più coerente con quello che parte del nostro sistema di potere e di rappresentanza politica sta facendo? Chiacchiere. Ma la verità non ha bisogno di chiacchiere che alla lunga rischiano solo di essere ancor più infanganti.

Marco Barone

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