In Italia abbiamo un problema che dai dati diffusi dal ministero sembra crescere in modo preoccupante anno dopo anno. Mi riferisco ai crimini compiuti dai minorenni e giovani adulti, cioè ragazzi fino ai 25 anni di età. I dati sulle provenienze evidenziano che negli ultimi anni alle nazionalità tipiche della criminalità minorile, quali il Marocco, la Romania, l’Albania e i Paesi dell’ex Jugoslavia, si sono affiancate altre nazionalità, la maggior parte provengono dall'Italia. Fino al 15 settembre 2017 risultano 18.124, minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni, In FVG sono 557.
I delitti compiuti sono complessivamente quasi 50mila. 105 per omicidio consumato, 5000 per lesioni, 2000
per minaccia, 600 contro moralità pubblica, buon costume, famiglia per
un totale di 49 mila delitti e contravvenzioni.
I dati sono riferiti ai reati dei procedimenti penali a carico dei minori nel periodo in esame; il numero dei reati è superiore al numero dei minori in quanto un minore può avere a carico uno o più reati.
Come è organizzato lo Stato per gestire tali situazioni? Vi sono gli
Uffici di Servizio Sociale per i minorenni (USSM) che intervengono in ogni stato e grado del procedimento penale, dal momento in cui, a seguito di denuncia, il minore entra nel circuito penale fino alla conclusione del suo percorso giudiziario; l’intervento a favore del minore viene avviato, su segnalazione dell’Autorità Giudiziaria, con la raccolta degli elementi conoscitivi per l’accertamento della personalità e per l’elaborazione dell’inchiesta sociale di base e prosegue con la formulazione del progetto educativo e con l’attuazione dei provvedimenti disposti dal giudice.
I
Centri di prima accoglienza (CPA), che accolgono temporaneamente i minorenni fermati, accompagnati o arrestati in flagranza di reato dalle forze dell’ordine su disposizione del Procuratore della Repubblica per i minorenni.
Le Comunità, ministeriali e del privato sociale, che hanno dimensioni strutturali e organizzative connotate da una forte apertura all’ambiente esterno, in cui sono collocati i minori sottoposti alla misura cautelare prevista dall’art.22 del D.P.R.448/88.
Gli Istituti penali per i minorenni (IPM), in cui sono eseguite la misura della custodia cautelare e la pena detentiva.
I Centri diurni polifunzionali (CDP), Servizi minorili non residenziali per l’accoglienza diurna dei minori dell’area penale e di minori in situazione di disagio sociale e a rischio, anche se non sottoposti a procedimento penale.
Il problema è che quando bande di minori, perchè spesso si muovono in gruppo, gruppo mitizzato anche da fiction che hanno avuto un ruolo diseducativo importante in tal senso, compiono delitti spesso si pensa che il miglior modo di intervenire sia quello di reagire in modo altrettanto violento, duro. Capiscono solo la legge della strada si dirà. Se non vengono recuperati in tempo, in giovanissima età, sarà difficile recuperarli nel tempo. Li perderemo per sempre. Il nostro mondo è sempre più cinico, individualista, cattivo. Piccoli centri e metropoli oramai hanno in comune questo problema, che deve essere affrontato come priorità dalla nostra società. Poi se pensiamo che la soluzione sia riempire le carceri, riempire le città di telecamere che vengono sistematicamente ignorate da costoro, fate pure, ma sarà un grave errore strategico. Affrontare questa partita come una sfida di pugilato avrà come effetto quello di favorire il crimine minorile. Queste bande sono attratte dalle sfide, non hanno progettualità, non hanno famiglie alle spalle, sono totalmente allo sbando. Quali i progetti educativi messi in campo dalle nostre comunità? Quale reale prevenzione sociale, educativa, civica? Per quanto tempo si deve continuare a non vedere?
Marco Barone
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