Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Dopo il #1Oct la Catalogna si spaccherà? Una riflessione con diversi punti interrogativi



Ora arriva il difficile. Il difficile dopo il catastrofico primo ottobre 2017 che rimarrà impresso nella storia d'Europa per quanto accaduto in Catalogna, appartenente al Regno di Spagna. Quasi mille feriti, un centinaio circa di denunce, violazioni delle più basilari regole democratiche, per una testardaggine governativa che ha ottenuto l'effetto di rinforzare l'indipendentismo non solo catalano ma risvegliare anche quello basco. Un capolavoro, nulla da eccepire. Ma ora arriva il difficile. La Catalogna ha vinto la sua prima battaglia, lasciando sul campo centinaia di feriti e ferite ma l'immagine della Spagna ne è uscita semplicemente demolita. Rimarranno nella storia le manganellate contro i vigili del fuoco, le lacrime della polizia catalana, le teste spaccate degli anziani, le scuole occupate dalle famiglie. Non si potranno cancellare in fretta. Fatti talmente gravi che due attacchi dell'Isis, quello a Marsiglia e quello in Canada sono passati inosservati. Nonostante tutto sono riusciti a votare in parecchi, non era scontato, il referendum illegale si è svolto, anche perchè quale Paese europeo contempla un referendum secessionista? Ma non ha votato la maggioranza dei catalani e questo è un primo dato che avrà un suo peso. Il mandato però è stato chiaro, Repubblica catalana. Ed il 3 ottobre è stato proclamato lo sciopero generale. L'Europa si è schierata con la Spagna, difendendo la Costituzione e non riconoscendo il sentimento indipendentista catalano. Nessuno ha capito cosa accadrà alla Catalogna in caso di indipendenza e nessuno sembra porsi questo problema forse perchè all'indipendenza catalana non ci crede nessuno. Così come impressiona vedere i giovani scendere in piazza a lottare  non solo per la democrazia, soprattutto per la Catalogna. I nazionalismi, gli indipendentisti son l'unica ideologia che attira i giovani di oggi?  
Così come stupisce, forse, la moderazione del governo della Generalitat. Parlano di mediazione, che dovrebbe essere svolta dall'Europa. 
Mediazione per cosa? La Spagna non riconoscerà mai l'indipendenza, e come si può dialogare con un governo che ha militarizzato la Catalogna con tutte le conseguenze ben note? La Spagna ha la possibilità di infierire il colpo mortale alla Catalogna, invocando l'articolo 155 della Costituzione. Ma è anche vero che sul piatto ci potrebbe essere dell'altro. Le dimissioni o la caduta politica dell'odiato Rajoy in cambio di un freno al processo d'indipendenza catalano? Ed il popolo catalano accetterà un simile compromesso, in cambio di maggiore autonomia e revisione della Costituzione? Linea auspicata da JpMorgan? 
I nazionalismi sono una brutta bestia da contrastare, ma la battaglia catalana va difesa nei limiti della tutela della democrazia contro la repressione nazionalfascista che ha subito in diretta mondiale. Perchè non si coalizzano in Spagna per porre fine alla monarchia? Questo sarebbe uno dei punti nodali da affrontare, più importante di ogni processo minimalista indipendentista, che nell'Europa di oggi e di domani, dove gli Stati nazionali verranno superati dalle macro-regioni, non avranno più alcun senso.

Marco Barone

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