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Un maledetto 17 agosto a Barcellona



Ci sono cose nella vita che non dimenticherai mai e quanto accaduto in un caldo ed apparentemente tranquillo agosto a Barcellona è una di quelle cose che non metabolizzerai per lungo tempo. Hai la fortuna di poterlo in parte raccontare, anche se non sai bene cosa raccontare. Sei a pochi metri dalla interminabile e costante folla della Rambla. Vedi decine e decine di persone a passo spedito venire contro la tua direzione. In un primo momento pensi che vai sempre controcorrente. Poi arriva la polizia, di corsa, chiude la via nella quale ti trovi, una laterale della Rambla. Una delle tante. Non riesci al momento a collegare. Anche se sai che nel mondo la situazione è tesa. Ma sei a Barcellona, pensi. Un luogo sicuro.
Poi l’inevitabile ti si presenta come un cazzotto devastante nello stomaco. Attentato. Terrorismo. Panico totale. Cerchi le persone a te più care, fino a quando non le trovi e non le rintracci non sei "tranquillo".
Cerchi di capire come comportarti. Cosa fare. Cosa non fare. Dove andare, dove non andare.  Perché tutto è appena successo. E tutto sta ancora succedendo.
Dicono che alcuni terroristi sono in fuga. Ti scorrono come un film devastante le immagini di quello che è accaduto a Londra, Parigi, Nizza e tanti altri luoghi, molti, troppi. Pensi che sei fortunato. Pensi alle notizie che leggevi sui giornali quando accadevano questi fatti, ai racconti dei testimoni. Ed ora sei tu un testimone, in parte, di un qualcosa di indescrivibile. Comunichi su Twitter che tu e la tua compagna state bene e che sei bloccato nella zona calda. Ti contatta una radio ed anche un tuo amico giornalista del Piccolo.  Ma la tua prima apprensione è per tua sorella. Che più da un'ora dal fatto non riesci a  sentire nonostante mille tentativi.
Controlli ogni due secondi il telefono, chiedi informazioni, sullo stato delle cose, in un bar dove i pochi clienti sono praticamente incollati davanti alla tv.


Maledetti bastardi  questo ripeterai per ore. Poi, quando ti stavi preparando al peggio, arriva un primo contatto di tua sorella. Sta bene. Ed allora la tua priorità è cercare di andare via da quella zona nella quale sei bloccato. La tua priorità è andare a casa.
4 ore è il tempo che impiegherai per ritornare alla tua meta. Metro chiusa. Autobus strapieni, dove ti capita di dover anche litigare con un paio di catalani perché dicono che la gente sul bus non ha fatto il biglietto, imprecano contro i turisti. Lì fuori sono appena state uccise delle persone, famiglie devastate, persone nel panico più totale e questi pensano al biglietto non obliterato o non comprato. Autisti dei mezzi pubblici disponibili, gentili, gente rassegnata, locali chiusi, sirene ovunque, elicotteri che sorvolano la tua testa. Sei a Barcellona. Colpita. Potevi trovarti proprio nel centro di quella via se l’autobus che hai preso in direzione del cuore della città non avesse ritardato di una decina di minuti.
Le imprecazioni per quel ritardo diventeranno un grazie.
Può sembrare banale, ho anche criticato in passato chi diceva potevo essere lì, stavo per andare lì, ero stato lì. Ora però capisci cosa può significare.
Trovarsi al momento sbagliato nel luogo sbagliato. Non potevi saperlo. Non potevano saperlo quelle persone travolte dalla bestialità disumana di questo tempo. Un maledetto 17 agosto a Barcellona che puoi raccontare, anche se alla fine non sai bene cosa raccontare. L'unica cosa che sai è che nulla sarà come prima soprattutto per le famiglie delle vittime, per i feriti, per le persone devastate per sempre nell'assurdità di una situazione che sfugge ad ogni controllo umano. Chiudi questo post alle 23 del 17 agosto. Senti ancora gli elicotteri sorvolare Barcellona, a bassa quota, le sirene della polizia. Una città in stato di assedio. Sembra tutto così maledettamente surreale, invece no, è la realtà, atroce, di questo secolo.

Marco Barone

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