Chichiarelli e la grande inchiesta mancata sul mondo dell'arte corrotto

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Roma, quartiere Talenti. È una notte di settembre del 1984. Via Ferdinando Martini. Il buio è denso, di quelli che nascondono bene i segreti, ma non il rumore secco dei colpi di pistola.Precisi. Un’esecuzione in piena regola. A terra resta un uomo. Si chiama Antonio Giuseppe Chichiarelli , ma per tutti, nel mondo dell’arte e in quello delle ombre, lui è solo "Rally" .  Aveva urlato contro il killer, cercò di affrontarlo prima di essere ucciso, ma non ebbe scampo. Ma chi era davvero Tony Chichiarelli? Un artista mancato? Un falsario geniale? O un ingranaggio pericoloso in un meccanismo molto più grande di lui? Chichiarelli non era un soggetto qualunque. Era un talento straordinario. Le sue opere originali si racconta che fossero notevoli e più autentiche delle sue riproduzioni. Uno capace di dipingere un De Chirico o un Guttuso così bene che persino gli esperti restavano a bocca aperta. Ma non si fermava alle tele. No. Nella sua villa trovano di tutto   come i ti...

Il ritorno dell'ambasciatore in Egitto? Un colpo basso e inaccettabile


I segnali erano emersi già da diverso tempo. Da petizioni, iniziative di vario tipo, alla realtà dei fatti. Fatti che vogliono i rapporti economici, e nel mondo è l'economia che determina ogni cosa, prima ancora dei diritti umani, tra Italia ed Egitto essere consistenti, essere cresciuti in modo rilevante, nei primi mesi del 2017 il solo volume degli scambi commerciali tra l'Egitto e l'Italia è aumentato anche del 30% e sono centinaia le aziende friulane che mantengono rapporti economici importanti in quel Paese,  nonostante la crisi politica(?)  tra i due Paesi per la tremenda morte di Giulio Regeni. In Italia si parlerebbe di omicidio di Stato. Ma cosa aspettarsi da un Paese come l'Italia che nel nome del compromesso ha sempre taciuto, per perseguire vie di comodo, verità su fatti agghiaccianti che hanno connotato la recente storia di questo Paese?
Quante stragi, morti ed uccisioni senza verità e giustizia accadute in Italia? Sicuramente non può essere il nostro sistema di potere a fare la morale, a dare lezioni all'Egitto. Discorso diverso è la società civile, a partire dalla forza inarrestabile, unica, incredibile della famiglia di Giulio e di chi fin dai primi momenti si è attivato senza sosta per cercare la verità, vera, non quella funzionale alla logica del compromesso.
Ritorna l'ambasciatore. Richiamato a Roma per consultazioni ad aprile 2016, anche se sul sito dell'ambasciata in Egitto non è facile trovare il comunicato in relazione a questo fatto, e come un noto detto ricorda, ambasciatore non porta pena. Ed in questo caso è l'Italia a non portar pena, ma a fare l'ennesima figura orripilante interna ed internazionale.
Non si doveva cedere. Il ritiro dell'ambasciatore, tramite la formula del richiamo per consultazioni,  era un gesto simbolico e sostanziale fondamentale.
Qualsiasi se e ma,  che possa legittimare il suo ritorno, prima del conseguimento della verità, vera, e giustizia giusta, è inaccettabile, ingiustificabile. Ora più che mai la società civile deve battere un colpo, forte, questo è un passaggio storico e politico delicato, che non può perdersi nel caldo estivo, un colpo basso ed indegno accaduto in pieno periodo di vacanze per milioni di persone, ma la ricerca della verità, la voglia di verità e giustizia non può e non deve conoscere vacanza. " Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio, quando ci verranno consegnati i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità." Queste le parole della famiglia di Giulio. Queste le parole per la dignità, ancora una volta calpestata, nel nome di un qualcosa che non fa rima con verità, giustizia e diritti umani.

Marco Barone

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