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In FVG presenti 4694 richiedenti asilo, la Giunta regionale dice sì al CPR ma con la chiusura del CARA


CPR o CARA? Sigle che in realtà nascondono dei processi sistemici molto complessi, contestati e spesso non rispettosi dei diritti umani. I CPR, centri per il rimpatrio, altro non sarebbero che una sorta di mini riproposizione dei vecchi CIE ex CPT, dunque CPT, CIE e poi CPR. 

Nel corso dell'audizione convocata dalla VI Commissione consiliare sul tema dell'immigrazione in FVG è emersa la disponibilità " della Giunta rispetto all'attivazione del Centro purché a Gradisca venga contestualmente chiuso il CARA, Centro di accoglienza richiedenti asilo, dove attualmente alloggiano più di 500 persone. E' stato evidenziato che "Il sito durante l'estate - ha aggiunto Torrenti - sarà progressivamente alleggerito dalla presenza di ospiti in modo tale che quando l'ipotesi del CPR sarà confermata, si potranno avviare i lavori e attuare le modifiche strutturali necessarie alle nuove esigenze."  
E cosa ne pensano di tutto ciò a Gradisca? Forse sarebbe il caso di consultare democraticamente la popolazione tramite un referendum consultivo? E far capire che il CPR altro non è che una riproposizione di un passato che almeno nella nostra regione non si vorrebbe più conoscere? Senza dimenticare i problemi che continuano a sussistere sulla questione del CARA ed a Gradisca in materia di immigrazione.

Secondo i dati forniti alla Commissione, al 19 giugno 2017, sono 4.694 le persone straniere richiedenti o titolari di protezione internazionale (lo 0,31% della popolazione residente) presenti in Friuli Venezia Giulia: 914 a Gorizia, 1.063 a Pordenone, 1.673 a Udine, 1.044 a Trieste.  3.289 stranieri sono accolti nelle strutture temporanee attive sul territorio, 1.115 nei centri di prima accoglienza, 264 nelle strutture afferenti al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), 26 registrati presso la Questura, ma di cui non si conosce la destinazione. Dei 216 Comuni della regione 97 sono le amministrazioni ospitanti (il 44,9% del totale). 

Numeri che evidenziano il fallimento dell'accoglienza diffusa, comunque da perseguire tramite processi mirati di integrazione, nonchè un concentramento dei richiedenti asilo nei maggiori centri.

Marco Barone

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