Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La scuola italiana è come un vulcano pronto ad esplodere

La pazienza pare essere arrivata al limite della sopportazione. Mentre gli stipendi del personale della scuola continuano a rimanere fermi, ad un semaforo rosso che dura da anni, salve qualche sterile bonus, accontentino che non può e non potrà mai soddisfare le divergenze salariali come sussistenti con Paesi dove il lavoro del personale della scuola è certamente rispettato e non preso a schiaffi. Mentre si propone di aumentare lo stipendio dei dirigenti, mentre le situazioni di stress, super lavoro, di conflittualità sono all'ennesima potenza, mentre si continuano a prendere in giro docenti ed Ata, studenti e famiglie, e l'apice è stato raggiunto con la peggiore legge mai scritta in materia scolastica, quale la buona scuola, ma subito etichettata per quello che è, una schifezza, chi vive il mondo della scuola è ben consapevole di una cosa. 
La situazione sta per esplodere. Di segnali ve ne sono stati tanti. Dallo sciopero contro la legge 107 del 2015, con adesioni di circa il 70/80 %, alla batosta data al governo il 4 dicembre, con un chiaro no ad una riforma costituzionale certamente pessima, ma che ha richiamato al voto tutto il mondo della scuola che in gran parte ha detto no sia per difendere la Costituzione che per sanzionare politicamente un governo "sinistro" che si è reso responsabile di disastri nel settore della scuola. L'anno scolastico che si appresta a giungere a termine è stato uno dei peggiori in assoluto. Con classi scoperte per mesi, con docenti sballottati in giro per l'Italia, come turisti per caso, ma non erano turisti e non era un caso, con migliaia di ricorsi, forse si è raggiunto il record, con un precariato che persevera e con una conflittualità pesante ed un clima sempre più da caserma, stante l'improprio e fuorviante incremento di poteri riconosciuti ai dirigenti scolastici e come spesso questi poteri vengono anche esercitati. Insomma la scuola italiana è come un vulcano pronto ad esplodere. Non sappiamo il quando, ma sappiamo che ciò accadrà forse prima di ogni previsione. E la lava incazzata travolgerà ogni cosa. D'altronde è nella scuola che si registrano i primi cambiamenti in atto nella società. Che almeno quelli che si son resi responsabili di tale disastro avessero la decenza di stare zitti, cambiassero mestiere, facessero altro della e nella loro vita, ma a quanto pare ritornano e vogliono ritornare a governare il Paese e continueranno a fare danni nel settore della scuola, un pilastro fondamentale ma gravemente leso da incapaci ed incompetenti ed irresponsabili ma anche con la complicità di qualche realtà e soggettività che invece di difendere i lavoratori e la scuola pubblica ha letteralmente perso il senso di orientamento e forse anche della propria ragione di esistere.

Marco Barone

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