Venezia è la città dell'arte

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  L'arte deve saper stupire, deve saper incuriosire e soprattutto scatenare polemiche, altrimenti che arte sarebbe? Si cadrebbe nella banalità del niente. Venezia è la città d'arte per eccellenza, una cornice fantastica, che forse un giorno seguirà le orme di Atlantide oppure chissà, presa d'assalto dal turismo consumistico di massa, ma che riesce, malgrado a tutto a preservare la sua anima e la sua identità. Città internazionale, dove si parla forse più l'inglese che l'italiano o il veneto. L'arte a Venezia non deve conoscere censura, deve saper osare, andare oltre ogni geopolitica, qui l'arte deve essere terra franca e infischiarsene delle regole dettate dal solito politichese che altra conseguenza non ha che quella di inquinare l'arte e annientarne l'essenza.   

Terrorismo: come è cambiata la strategia mediatica

I fatti di Venezia sono l'ennesima conferma. Basta vedere come si è comportato nel giorno in cui è emersa la notizia quello che viene considerato il telegiornale più importante in Italia, il TG1 dell'ora di pranzo. L'attentato sventato, non prima, non seconda e neanche terza notizia, ma una delle ultime notizie. Ed in via generale, salvo qualche programma televisivo che ci marcia su queste tematiche, approfondimenti ed inchieste ridotte ai minimi termini. Dei segnali di cambiamento in tal senso si sono registrati praticamente, e non sarà certamente una coincidenza, da quando ha vinto le elezioni americane Trump. Probabilmente si sono resi conto che le modalità con le quali i fatti di terrorismo, siano questi attentati riusciti, che sventati, venivano trattati, hanno fomentato a dismisura situazioni che hanno resuscitato i morti viventi, nazionalismi e populismi reazionari. Insomma, salvo qualche sfumatura e peccato irrinunciabile, un cambiamento mediatico di regia in materia di informazione sulle questioni del terrorismo vi è stato, questo è incontestabile. Fino a quando durerà questa rotta? E perchè non vi è stato alcun mea culpa, nessuna autocritica su come è avvenuta l'informazione o disinformazione in materia per anni? E perchè fino ad oggi nessuno ha riflettuto su questo cambio di strategia? Che non è passato certamente inosservato?

Marco Barone

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