La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

Con i beni sequestrati e confiscati alle mafie si potrebbero fare manovre di miliardi di euro


 
 
 
 
 
Se pensiamo che l'Italia rischia di andare in seria difficoltà per la manovra aggiuntiva economica richiesta dall'Europa, di circa 3 miliardi di euro e se si guardano le cifre sequestrate e confiscate alle mafie, qualcuno si potrebbe porre qualche interrogativo. Sono più di 15 miliardi i beni sequestrati alle mafie e più di 7 miliardi quelli confiscati. Cifre enormi, con cui si potrebbero fare manovre finanziarie importanti, ristrutturare tutte le scuole italiane, dare boccate di ossigeno ai nostri Comuni stritolati dal patto di stabilità, soddisfare i doveri con l'Europa, aiutare i cittadini in difficoltà senza dover fare nuovi sacrifici. Dalla lettura dei dati è interessante notare come sia Cosa nostra l'organizzazione a cui sono stati sequestrati più beni, nonostante da anni si ripete che è la 'ndrangheta l'organizzazione più forte e potente anche a livello economico, ed i sequestri inferiori rispetto all'immenso patrimonio criminale in possesso della 'ndrangheta confermano la difficoltà di scardinare e colpire questa tremenda organizzazione. 
In via generale è l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata a provvedere all'amministrazione dei beni confiscati anche in via non definitiva e adotta i provvedimenti di destinazione dei beni confiscati per le prioritarie finalità istituzionali e sociali, secondo le modalità indicate dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni. Allo stato risultano censiti, in gestione, nella banca dati, a livello nazionale e alla data del 28 febbraio, 16.696 immobili (fabbricati e terreni), 7.800 beni finanziari, 2078 beni mobili, 7588  beni mobili registrati e 2.492 beni aziendali. Si tratta di numeri tendenzialmente sottostimati, in  quanto il censimento deve ancora completarsi. 
E sono diversi i decreti di destinazione. Forse sarebbe il caso di rimettere mano alla normativa, e di dedicare più energie e risorse al contrasto delle mafie, perchè lì vi è un bacino economico molto importante da cui attingere per dare un minimo di respiro alle casse dello Stato, sempre in difficoltà ed aiutare le fasce più deboli della società ed investire in cultura, scuola, prevenzione e sicurezza antimafia in questo Paese. Insomma, si deve capire che l'antimafia è una risorsa non solo sociale o per questioni di sicurezza, ma anche economica. 
 
Marco Barone

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