I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Se in Italia ci si esalta per un terzo posto, ed un fuori podio è considerato come da medaglia


Lo stato dell'arte dell'Italia è ben rappresentato da alcuni ultimi eventi sportivi. Pensiamo alle olimpiadi, dove il cucchiaio di legno veniva considerato quasi più di una medaglia d'oro. Pensiamo all'ultimo gran premio di Formula Uno, dove un terzo posto è stato considerato come una vittoria. Oppure al calcio, giochi contro Israele e sembra che giochi contro il Brasile.  Eppure l'Italia, uno dei Paesi più ricchi del mondo, dove si è speculato in ogni settore, e dove regna la corruzione, prova a nascondere i propri fallimenti, ricorrendo, con un pizzico di invidia, ciò che oggi è irraggiungibile per questo Paese. Ed allora ecco l'esaltazione, con tanto di propaganda, con un solo suono, che diviene un fastidiosissimo rumore, del niente. D'altronde quando si è vicini al fondo che cosa aspettarsi? Continuiamo ad illuderci, ad edificare mistificazioni, ad esaltarci per risultati modestissimi, credendo di essere chissà cosa, quando nella realtà delle cose siamo ad un passo dal baratro in tutti i settori. Poveri noi.

Marco Barone

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