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A Monfalcone si celebra il Ramadan in un clima di tensione


A fine giugno a Venezia veniva fermato un bengalese residente a Grado, dove gestiva un piccolo esercizio commerciale  a pochi passi dal centro cittadino. Atterrato a Venezia, è stato espulso per 15 anni dall'Italia. Rimandato a Dacca. Notizia che ha fatto rabbrividire Grado, ma non doveva emergere più di tanto questo senso di brivido, perché si è in piena stagione turistica e non si può e non si deve speculare, rischiando di compromettere l'economia di questo territorio. Se fosse accaduto il tutto in periodo invernale, quando a Grado regna il vuoto, le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso.
Qualche giorno dopo a Dacca accade quello che tutti sappiamo. Nel nome del solito loro dio, magari violentandone la concezione, pazzi esaltati colpiscono ancora una volta i civili. In Bangladesh la situazione è tesa da diverso tempo, eppure nonostante il tutto, quella zona di Dacca ove è avvenuto il massacro, frequentata soprattutto da stranieri e diplomatici, non era poi tanto controllata. Colpiti anche diversi italiani. Ed il pensiero, piaccia o non piaccia, corre a Monfalcone.

E' facile immaginare i pensierini che si sono affermati in questi giorni nella cittadina del Friuli Venezia Giulia. Luogo dove da tempo esistono tensioni con la locale comunità bengalese,  dovute soprattutto ad una incomunicabilità strutturale, a cui pare non esserci più alcun tipo di rimedio, che comunque ha sempre preso, come è ovvio che sia, le distanze, condannando senza mezzi termini, tutte le violenze che vengono compiute nel nome di chi professa una data religione. Cosa che non era propriamente dovuta, ma visto che  sono stati tirati per la canonica giacchetta se non avessero fatto ciò, apriti cielo.
Nel nome delle religioni si è ucciso spesso, la storia ha ben insegnato cosa è stato fatto anche nel nome del cristianesimo, nel nome delle crociate. Le religioni diventano spesso scudo e maschera di altri interessi, ma la morte non cambia, è sempre quella, tremenda, violenta, assurda. Esiste il diritto di culto costituzionalmente garantito, e va garantito. Personalmente non provo alcun interesse per quello che può aver detto Maometto o Cristo, per quello che si legge nel Corano o nella Bibbia o nei Vangeli, trovo più interessante quello che può dire invece e paradossalmente Dylan Dog e poi nel nome di Dylan Dog, almeno sino ad oggi, non si è mai ucciso mica nessuno.  Ora, tra il 5 e 6 luglio, a Monfalcone è stato chiesto dal Centro Culturale Islamico "Baitus Salat" di  via Don Fanin di poter usufruire di uno spazio gratuito adeguato nei giorni 5 o 6 luglio per poter celebrare la Festa di fine Ramadan. Il luogo individuato dal Comune di Monfalcone è la palestra Polifunzionale di via Baden Powell e l'ASD AR Fincantieri, gestore della palestra, non ha posto problemi. Sarà questo un Ramadan sotto il segno della tensione a Monfalcone, è inutile negarlo. Quello che ci si augura è che prevalga il buon senso, che non ci sia la solita speculazione, i soliti bla bla bla che altro non fanno che fomentare razzismi ed intolleranze che non favoriscono l'integrazione ma la chiusura e la chiusura è la peggior bestia da combattere per qualsiasi civiltà, la chiusura che favorisce la non santa ignoranza, l'omertà, l'odio, è la principale forza di questo terrorismo, che colpisce come vuole e quando vuole e dove vuole, purtroppo. 

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