Passa ai contenuti principali

Cari/e goriziani/e vi scrivo a proposito del Tricolore


Con il DECRETO LEGISLATIVO PRESIDENZIALE 19 giugno 1946, n. 1 all'art. 8 si dispose che "Fino a quando non venga diversamente deliberato dall'Assemblea Costituente, la bandiera, nazionale e' formata da un drappo rettangolare, distinto verticalmente in tre sezioni eguali, rispettivamente dei colori verde, bianco e rosso. Il drappo deve essere alto due terzi della sua lunghezza, e i tre colori vanno distribuiti nell'ordine anzidetto, in guisa che il verde sia aderente all'inferitura." Poi la parola passò alla Commissione così detta dei 75 per la Costituente ove emerse un dibattito molto interessante proprio a proposito del tricolore.  Nel 1946 si propose questo articolo da inserire nella nostra Costituzione: «La bandiera della Repubblica italiana è verde, bianca e rossa». Vi fu chi pose una domanda di tal tipo: "se sia necessario o meno mettere un simile articolo nella Costituzione." Il relatore, Cevolotto, rispose che un articolo sulla bandiera vi è in tutte le Costituzioni. Togliatti riconobbe " l'opportunità dell'articolo, ma, così come è formulato, gli sembra insufficiente, in quanto non dice se i colori della bandiera sono disposti nella direzione orizzontale o in quella verticale. Rimane, inoltre, aperto il problema dell'emblema della Repubblica italiana che, se venisse approvato dalla Costituente, dovrebbe occupare il centro della bandiera." Nel 1947, quando riprese il dibattito, sul tricolore Clerici  propose una variazione, accorciando la formulazione originaria, motivandola in questo modo:  Onorevoli colleghi, la questione è minima, ma l'emendamento da me proposto si raccomandi per la sua brevità (sono otto parole, anziché 18 (Commenti); ed è un bel precedente se potessimo per altri articoli raggiungere simile risultato), per la incisività (perché sembra più perentorio, anche per il popolo, che dovrà apprendere la nostra Costituzione) ed anche per la serietà (perché mi pare che l'articolo proposto dalla Commissione sappia un po' di modello di sartoria). So che esso è la traduzione letterale di analoga disposizione della Costituzione francese." De Vita osservò che se non si stabilisce l'emblema, la bandiera italiana potrebbe confondersi con quella messicana, il  Presidente Tupini ritenne opportuno lasciare per il momento impregiudicata la questione dell'emblema, ma vi era chi propose questa formula: "recante nella banda centrale la lupa romana sormontata dalla corona civica turrita" o chi " recante nella banda centrale scudo con croce bianca in campo rosso sormontato da corona civica turrita". Alla fine l'articolo 12 della Costituzione venne approvato come oggi lo conosciamo: " La bandiera della Repubblica e` il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni". Il tricolore è la bandiera del nostro Paese, e sancito dalla nostra Costituzione. 
Nel mio noto intervento, sulla questione dell'imbandieramento di Gorizia per accogliere le "penne nere" mi sono limitato ad esprimere non critiche sul tricolore, ma delle perplessità su questioni semplicemente estetiche. Cosa avevo scritto?"la cosa che ha colpito di più è l'eccessivo imbandieramento di Gorizia, non solo le strade principali, o buona parte degli esercizi commerciali, ma anche ponti, parcheggi, strade secondarie. Una esagerazione di tricolori che lascia a dir poco perplessi." Cosa che ribadisco. Poiché a parer mio e non solo mio è stato collocato in punti che possiamo definire impropri. Così come è innegabile la disaffezione, per diversi motivi, perlopiù riconducibili al fatto che l'Italia mai si è assunta le sue responsabilità per ciò che combinato durante il ventennio e non solo. Tanto è bastato per sollevare ira e reazioni che a dirla tutta mi hanno fatto sorridere. Da chi mi ha augurato di emigrare in Corea, con tanto di colletta che sarebbero alcuni disposti a fare, ringrazio, saluto a pugno chiuso, ma declino l'invito, a chi ad andare al mare, a chi, tanto per cambiare, non sono nato a Gorizia e non posso capire, a chi ha proposto di mantenere il tricolore fino al centenario della prima presa di Gorizia, a chi ha manifestato simpatie per Don Camillo piuttosto che per Peppone. Ed a quanto pare tanto è bastato per aver contribuito al ritrovo dell'unità della destra goriziana, viene da pensare che erano messi proprio male se è bastato questo per il ritrovo della loro unità . Cosa sarebbe accaduto se avessi osato criticare il tricolore? Tutto ci può stare, in una Gorizia italianissima, che pare aver rimosso la sua storia, il suo passato austro-ungarico, quel passato che le ha dato tanto se non tutto quello che oggi ha, ma questa città si deve interrogare sul fatto che il nostro Paese si è dimenticato letteralmente della sua esistenza ed a furia di perdersi nella retorica, in un momento storico ove il Brexit stravolgerà, e non è detto negativamente, l'esistente, forse è il caso di interrogarsi su cosa l'Italia ha fatto concretamente per Gorizia da quando è venuta meno la questione dei confini, un bel nulla ed il miglior modo di difendere il tricolore è pretendere di più dal nostro Paese e dal nostro Stato e non perdersi nei soliti mille bla bla bla .

pubblicato sul Piccolo del 30 giugno

Commenti

Post popolari in questo blog

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …