Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Gorizia ha perso non solo un grande avvocato ma anche un grande uomo


Non ho avuto né l'onore né il piacere umano di conoscere di persona l'avvocato Roberto Maniacco, morto, per un destino beffardo, non appena compiuto il 79° compleanno. Morto "sul campo" , perché fino all'ultimo momento si è dedicato allo studio, al Diritto penale. Nella chiesa del Sacro Cuore di Gorizia il primo aprile è stato possibile portare l'ultimo saluto a Roberto Maniacco. Ed in tale occasione si sono potute ascoltare alcune profondissime testimonianze. Sono stati ricordati gli anni della Gorizia del 1972. Una Gorizia, città dove non accadeva mai nulla, dove ci si tratteneva fino a tarda sera nelle osterie, ed anche nel mondo delle osterie sono stati "pescati" coloro che un sistema "marcio" aveva deciso che dovevano pagare per la tremenda strage di Peteano. E' stato ricordato il clima di quel tempo, di quando vennero arrestati i goriziani, condotti nella caserma dei Carabinieri, con la folla che incitava anche alla pena di morte. Erano tempi bui, ed era difficile opporsi ad un sistema totalmente sporco. Ma Roberto Maniacco, cultore e maestro del diritto penale e della ricerca della verità e della giustizia, ha dato una gran lezione di civiltà e giustizia a quel sistema. E non era facile. Non era facile. E ci voleva anche gran coraggio. Sono state ricordate le sue arringhe, che venivano introdotte da una frase  ritenuta di rito "cercherò di essere breve", quando breve non lo era, perché il diritto alla difesa non può e non deve conoscere limiti di tempo. Umorismo sottile, è stato detto, e lavorava fino a tarda notte svegliando anche alcuni colleghi, per confrontarsi, per chiedere una sostituzione in udienza. Ed a Roberto Maniacco non si poteva dire di no, non si poteva non rispondere, pur essendo ore inconsuete per quel tipo di telefonate. Ha difeso una quantità infinita di persone, e spesso anche gratuitamente, garantendo il diritto alla miglior difesa, a chi la miglior difesa non la poteva avere. Ha tenuto diversi corsi, anche di autodifesa a favore di tanti compagni, che ha anche difeso per processi considerati come politici e non solo. Uomo di altri tempi, Avvocato di altri tempi ed ha stupito fino all'ultimo. Si faceva leggere, è stato ricordato, le ultime sentenze della Massima Giurisprudenza, a causa di alcuni problemi che lo avevano colpito alla vista, perché voleva essere sempre aggiornato. Aggiornato sull'evoluzione del diritto penale, di cui è stato un Maestro. Maestro anche nella vita, offrendo la sua abitazione per accogliere un detenuto agli arresti domiciliari. Gorizia non ha perso solo un grande Avvocato, ma anche un grande Uomo, e quanto si è ascoltato nella Chiesa del Sacro Cuore di Gorizia, rimarrà impresso per sempre, come i suoi gesti. Un grande ed affettuoso abbraccio alla sua famiglia tutta.



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