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Scuola:perché è giusto trasformare i canti religiosi natalizi in festa d'inverno

Quanto accaduto a Rozzano, è a dir poco incredibile. Incredibile non tanto per il gesto del Dirigente Scolastico, ma per le reazioni, appunto, che sono maturate. E' stato detto e scritto che l'annullamento del concerto religioso di natale, e trasformarlo in una laica festa d'inverno è disintegrazione della nostra cultura, delle nostre radici, delle nostre identità, delle nostre regole. Forse a più di qualcuno sfugge che l'Italia è una Repubblica democratica e laica, e dove non esiste più la religione di Stato. Se è vero che il natale è una miscela di tradizioni popolari e religiose, all'interno delle scuole, soprattutto nel contesto sociale odierno, nell'epoca del multiculturalismo diffuso e praticato, si deve discernere il religioso dalla semplice tradizione. 
E pertanto i canti religiosi di natale a scuola non dovrebbero trovare alcuno spazio.
In Italia sembra che, soprattutto dopo il 13 novembre, ma ciò accadde anche dopo il tragico 11 settembre, esistano solo dualità religiose, mussulmani e cristiani, gli atei, che pure sono un numero considerevole in Italia non vengono considerati. La forza di uno Stato laico e democratico è quella di saper mantenere le proprie tradizioni popolari laiche, e fare in modo che quelle religiose, invece, siano solamente una questione privata, da tutelare, ma privata.
La forza dello Stato Laico e Democratico è quella di essere super partes ed anche oltre le parti. Ed ovviamente, il pretesto del canto religioso di natale rinviato e trasformato in una laica festa d'inverno, ha dato luogo anche alla crociata per i crocifissi. Come se nel corso della storia nel nome del crocifisso non si sia mai compiuto del male, o non siano mai state compiute atrocità. I fondamentalismi religiosi sono stati sempre un male, si è ucciso e tanto, ad esempio, nel nome del cristianesimo, dalle crociate ai roghi, per arrivare all'ultimo folle gesto di Oslo. 
Dove colui che si definiva come anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista, e sionista, salvatore del Cristianesimo, e difensore della "razza norvegese", nel 2011 ha compiuto un massacro. Colpendo anche tanti giovani, radunati nel campus politico laburista. Quasi un centinaio di morti. E si uccide nel nome del fondamentalismo islamista od islamico. La religione deve essere un fatto privato, che non deve né minare né turbare né condizionare l'operato di un sistema pubblico, la gestione della cosa pubblica. La laicità deve essere l'unica guida chiamata a condurre l'operato di qualsiasi sistema pubblico. E la Francia è stata ferocemente colpita anche, e non solo ovviamente, per la sua storica tradizione di Stato Laico.
Il presunto obbligo di esporre il crocifisso nelle aule risale ad un’epoca anteriore all’unità d’Italia. In effetti, ai sensi dell’articolo 140 del regio decreto n° 4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Piemonte e Sardegna “ogni scuola dovrà senza difetto essere fornita (…) di un crocifisso”. Nel 1861, anno di nascita dello Stato italiano, lo Statuto del Regno di Piemonte e Sardegna divenne lo Statuto italiano. Enunciava che “la Religione Cattolica apostolica e Romana [era] la sola Religione dello Stato. Gli altri culti esistenti [erano] tollerati conformemente alle leggi”. La presa di Roma da parte dell’esercito italiano, il 20 settembre 1870, a seguito della quale Roma fu annessa e proclamata capitale del nuovo Regno d’Italia, provocò una crisi delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa cattolica. Con la legge n° 214 del 13 maggio 1871, lo Stato italiano regolamentò unilateralmente le relazioni con la Chiesa ed accordò al Papa un certo numero di privilegi per lo svolgimento regolare dell’attività religiosa per poi arrivare all’avvento del fascismo, ove lo Stato adottò una serie di circolari che miravano a far rispettare l’obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche. 
Disposizioni amministrative ancora in parte vigenti, nonostante la caduta del fascismo e l'avvento della Costituzione e comunque nella scuola secondaria superiore - non è prevista l'esposizione del crocifisso o consentita da alcuna norma né legislativa né regolamentare, dal momento che i regi decreti richiamati nella contestazione riguardano soltanto gli arredi degli istituti della scuola primaria e media. Dal punto di vista storico non si deve dimenticare che nella Seduta del 17 dicembre 1924, nel fascismo, alla Camera, il Deputato Leonardi affermava che: “aver ricollocato il Crocifisso nelle aule scolastiche, aver incluso nei programmi delle scuole elementi di insegnamento catechistico, aver definito con un colpo netto le varie questioni dell'insegnamento religioso, per cui in Italia erano corsi fiumi di inchiostro e di parole in un cinquantennio di discussioni bizantine nel Parlamento nella stampa, nei giornali, nei Consigli comunali è una benemerenza del Governo fascista che non si può cancellare”. Oppure
nella seduta del 29 maggio 1929 alcuni deputati diranno: “il Fascismo è veramente benemerito della religione; il Fascismo appena divenuto Governo riportò il Crocifisso nelle scuole, ed è partendo da questo primo atto che siamo poi arrivati alla Conciliazione; perché la Conciliazione si era già prima compiuta nello spirito in quanto il Fascismo aveva tradotto in varie leggi dello Stato quelli che sono i precetti fondamentali della religione cattolica”. E di questo se ne deve assolutamente oggi tenere conto. E' vero che vi è stata parte della giurisprudenza che ha prodotto sentenze a dir poco stravaganti in materia legittimando la collocazione di quel simbolo religioso, eppure la Corte Europea dei diritti dell'Uomo nel 2009 riteneva che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione nell’esercizio della funzione pubblica relativamente a situazioni specifiche sottoposte al controllo governativo, in particolare nelle aule scolastiche, violi il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini scolarizzati di credere o di non credere ma anche che questa misura comportava la violazione di questi diritti poiché le restrizioni sono incompatibili con il dovere che spetta allo Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio della funzione pubblica, in particolare nel campo dell’istruzione. 
Poi questa sentenza venne incomprensibilmente ribaltata. Non è con i crocifissi esposti nei luoghi pubblici in uno Stato Laico che si contrastano derive fondamentaliste di qualsiasi genere esse siano, ma solo con la laicità ed il buon senso che dovrebbero essere il cuore della nostra democrazia. E dunque andare alla ricerca del giusto equilibrio è possibile e la festa d'inverno nelle scuole laiche italiane è un bel gesto da perseguire, seguire e diffondere, perché, come ha detto il Dirigente Scolastico dell'IC di Rozzano "è un passo in avanti verso l'integrazione ed il rispetto reciproco".

Marco Barone

segue video del Corriere TV su Rozzano e canto di natale

Commenti

  1. questo è male tremendo ecc

    è viscido sfruttare i morti per dar contro a qualcosa di innoquo

    e ma un uomo vestito da donna che insegna invece è modernismo ne

    RispondiElimina

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