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Monfalcone ed il metodo “Bangla” che ha ucciso le lotte operaie




Sul Sole 24 ore è stato pubblicato l'articolo a firma di Mariano Maugeri dal titolo “Emigrazione e lavoro, Monfalcone e il metodo «Bangla»”. Si parte scrivendo che “Monfalcon no xe più quela. Mi non son razzista ma con tutti sti cabibi (immigrati, ndr) par de essere a Dacca”, anche se cabibo non significa immigrato..., evidenziando che questa è una frase tipica che si può ascoltare a Monfalcone. Poi si corre velocemente, affrontando varie sfumature, di pseudo-integrazione. Ora, Monfalcone è la città che ospita la Fincantieri, e come è noto l'attuale Amministrazione Comunale, che pur era stata l'unica a costituirsi parte civile per il processo amianto bis, 44 gli operai ammazzati, ha deciso in modo indecente di troncare il tutto, accettando quattro soldi, mandando a quel paese ogni questione morale. Sarebbe stato meglio non costituirsi parte civile piuttosto che fare quello che è stato fatto. Uscire dal processo a due giorni dalla Sentenza di primo grado. E poi è allo Stato italiano che si devono chiedere i soldi per investire nella ricerca contro l'amianto. Amministrazione che certamente qualche passo significativo in tema di integrazione tra italiani e bengalesi ha provato a muoverlo, ma è innegabile che a Monfalcone esiste una vera e propria ghettizzazione, non si parlano tra di loro le varie comunità, ognuno per la sua strada, in tutti i sensi. Muri invisibili, dialogo inesistente,e tanta cattiveria ed intolleranza,spesso frutto di ignoranza ed ignobili pregiudizi, in espansione, anche se in apparenza è una bella piazza cosmopolita. Ma il problema dei problemi, che in quell'articolo si sfiora, è cosa ha comportato il ricorrere alla manovalanza bengalese alla Fincantieri in conseguenza della esternalizzazione di diversi settori. La maggior parte degli operai sono esternalizzati, e quelli non esternalizzati temono di affrontare lotte, rivendicare i propri diritti perché vi è più di qualcuno che è sempre disposto a lavorare in certe e date condizioni, ultra precarie, flessibili. Il cantiere di Monfalcone, luogo ove si è praticamente formata la resistenza contro il nazifascismo, è sempre stato in prima fila nelle lotte operaie, è sempre stato la punta della lancia delle lotte operaie, dei diritti dei lavoratori. Sangue, botte, scioperi, conquiste e quanta passione, e quanti sacrifici. Poi un bel giorno lo Stato italiano decide, in piena sintonia con il capitalismo nostrano, di favorire e sostenere ogni processo finalizzato ad esternalizzare buona parte dei settori lì operanti, attingendo manodopera soprattutto dal Bangladesh che come è noto lì gli operai sono molto avanti in tema di difesa dei diritti dei lavoratori, hanno alle spalle grande conquiste, grandi lotte operaie, grandi tradizioni di lotta, no? Il Bangladesh è un paese che ha una densità enorme, circa 160 milioni sono gli abitanti, ma un tasso di povertà impressionante, in base ai dati del Fondo monetario internazionale Il suo reddito pro capite nel 2012 è stato di 1.963$ (a parità del potere d'acquisto) rispetto ad una media mondiale di 11.750 $ 161 milioni di abitanti. Un Paese che paga più degli altri il sistema globale delle diseguaglianze, e solo una questione internazionale, di solidarietà tra i lavoratori, potrà sanare ingiustizie proprie dell'attuale sistema che domina incontrastato nel mondo sia occidentale che non. E purtroppo, il disastro, lentamente, divenne realtà. Si è frantumata la lotta  e l'unità operaia, con responsabilità enormi da parte di chi ha favorito tutto questo processo, anche di chi ha i mezzi e le risorse per difendere e rappresentare i lavoratori. Disgregazione, competizione al ribasso, lavoratori italiani contro stranieri, con la paura di perdere il lavoro perché tanto vi è sempre chi è disposto a lavorare con meno diritti al tuo posto. Ecco, di questo si deve parlare, di che metodo è stato introdotto a Monfalcone, dove la globalizzazione è arrivata con i piedi pesanti e dando potenti calci nel sedere, per non essere volgare, alla giustizia sociale

Ho in mente sempre la vicenda di chi nelle campagne sopravvive di lavoro stagionale. Si ricorre alla manovalanza straniera, perché più ricattabile, perché non ha le stessa cultura dei diritti, e per altri mille perché, e soprattutto perché invisibile. Nessuno li ha difesi, aiutati ed educati e formati in materia di diritti. Certo, non li puoi neanche costringere, ma la vecchia solidarietà operaia questo non lo avrebbe mai consentito. Non avrebbe consentito di vedere tuoi compagni di lavoro svolgere le tue stesse mansioni con meno diritti e retribuzione inferiore. Ma la classe operaia di una volta non esiste più. E poi accadde, che anche i lavoratori italiani dovettero operare alle stesse condizioni, perché per i lavoratori stranieri non vi era più posto, perché la così detta crisi ha edificato un tasso di disoccupazione micidiale, perché il sistema è stato attaccato in modo distruttivo, perché i lavori "sporchi" che prima rifiutavi ora non puoi più rifiutarli se vuoi sopravvivere e se vuoi lavorare, lo devi fare con diritti ai minimi storici e se alzi la voce un bel calcio nel sedere è garantito, ed anche il tuo sostituto.  E Monfalcone ha fatto, a partire dalla fine dello scorso secolo, tristemente scuola in tal senso. E' di questo che si deve parlare, di come a Monfalcone è stata metodicamente e sistematicamente ammazzata la lotta operaia.
MarcoBarone


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