Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Il Comune di Monfalcone esce dal processo Amianto? Tradita la questione morale


44 operai ammazzati dall'amianto, ed il Comune di Monfalcone revoca la sua costituzione di parte civile nel processo amianto bis. Ed il tutto alle porte della sentenza. Il tempismo è certamente significativo. Il tutto è stato relegato ad una questione meramente tecnica. Ovvero, visto che il processo sarebbe a rischio prescrizione con conseguenti ripercussioni anche sul risarcimento si è de facto monetizzato con una cifra reputata congrua, circa 140 mila euro, che verrà destinata alla ricerca. Il Comune dice che “la decisione è stata sofferta. Ma confrontandoci con sindacati, associazioni etc... da tutti è arrivato il consiglio di transare, visto l'elevato pericolo di prescrizione”. Ciò in risposta ad alcune critiche giunte sulla pagina ufficiale facebook del Comune. Il quale afferma anche che “ Tutto ciò che il Comune poteva ottenere, il riconoscimento del danno di immagine, era infatti già stato riconosciuto” e che “ Ognuno ovviamente è libero di pensarla come vuole. Noi abbiamo pensato a dare qualcosa di concreto alle famiglie, visto che il riconoscimento morale c'è già stato”. Ora, questa decisione sembra essere stata presa in armonia con alcune realtà associative,e dunque non in via arbitraria ed in solitudine, e tecnicamente potrebbe avere un senso visto anche il come funziona il sistema giustizia nel suo complesso. Il Comune ha chiaramente comunicato che la scelta è tecnica, e non politica. Certo, è anche vero che esistono le vie civili per far valere determinate questioni, ma i tempi sarebbero lunghi e la somma da conseguire potrebbe essere simile a quella ora pattuita, che a quanto pare è stata reputata congrua. Non dimentichiamoci comunque che la Fincantieri è controllata 72,5% da Fintecna S.p.A che a sua volta è controllata al 100% dalla Cassa Depositi e Prestiti che a sua volta è controllata all'80,1% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ergo la proprietà in sostanza è dello Stato italiano che come ci ha insegnato diverse volte più che affermare un concetto di stato di diritto, ha concretizzato un diritto per lo Stato, e di questo se ne deve sempre tenere conto. E l'ultima vicenda che ha riguardato proprio il caso sequestro preventivo e decreto d'urgenza da parte del Governo, docet certamente. La questione materiale ha certamente prevalso. Una questione che probabilmente avrà effetti negativi per l'attuale amministrazione comunale in ambito locale, e che forse avrà qualche riconoscimento e lode a livello nazionale, d'altronde i poteri che contano non sono a Monfalcone e quelli simbolici sono a Roma e tutte le strade alla fine portano lì. Detto questo, quando si intraprende una strada, delicata, sensibile, e politicamente fondamentale, quale quella di costituirsi parte civile in un processo, questa strada va percorsa fino alla fine. Altrimenti si tradisce la questione morale, quella che si è voluta coltivare, difendere e rivendicare con l'atto di costituirsi parte civile. Ciò non lo si fa per soldi, per monetizzare. Anche un solo euro di risarcimento del danno sarebbe bastato, pur di avere un pronunciamento favorevole da parte della giustizia con il Comune costituito parte civile. Ma così non è stato. Se la via della conciliazione stragiudiziale è perseguibile in via privatistica, non lo può essere quando si rappresenta una intera città. Sarebbe stato, eticamente corretto, anche perdere il risarcimento danno, piuttosto che ottenerlo in quella misura, in quel modo. Ma la politica è la via del compromesso, e come detto, se a Roma saranno contenti, a Monfalcone una decisione del genere è stata reputata disastrosa per la questione morale e di questo, il Comune, ne pagherà, volendo o non volendo, politicamente, e socialmente, tristi conseguenze. Infine, penso che deve essere lo Stato italiano a destinare ingenti risorse per la ricerca, per la questione amianto, rilevato anche il controllo che esercita su Fincantieri. Ma questo è un discorso diverso, o forse anche no. 


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