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Sciopero #5maggio Chi l'ha vista la letterina di Renzi per i docenti ?




In Italia abbiamo la memoria corta, cortissima. Però sono trascorse neanche due settimane piene da quando è trapelata la notizia della volontà di Renzi di scrivere una letterina ai docenti della scuola italiana per spiegare quanto è bella la sua riforma. E non chiamiamola più buona scuola, quella riforma, ma cattiva scuola. La fonte era attendibile. Il Sole 24ore riportava questa informativa: “ Il premier Matteo Renzi scriverà una lettera a tutti i docenti italiani per illustrare loro la riforma della scuola. È una delle decisioni prese nella riunione “dedicata” lunga circa tre ore che si è svolta nel pomeriggio nella sede del Pd, al Nazareno, presente lo stesso Renzi. La missiva dovrebbe essere inviata prima del 5 maggio, giorno dello sciopero. Entro maggio, poi, i circoli Pd saranno mobilitati per un giorno di informazione sul ddl". Bene,forse no. Ma questa letterina che fine ha fatto? Si è persa in qualche magazzino di smistamento delle poste? Hanno sbagliato gli indirizzi di oltre 700 mila docenti italiani? Oppure vi è stato qualche intasamento con le mail, visto che probabilmente questa arriverà non per le vie tradizionali, rottamate, ma per via telematica? Gli Ata, beh visto che in questa riforma non vengono considerati, e per alcuni aspetti meglio così, per altri, invece, si dimostra che considerazione sussiste nei loro confronti, possono stare tranquilli, per loro non è prevista alcuna letterina, né reale né virtuale. Intanto sono arrivate migliaia di lettere, principalmente in rete, contro quella disastrosa riforma. Forse ha capito che non era il caso di scrivere una letterina prima dello sciopero, perché sarebbe stato ciò di una gravità inaudita, una ingerenza fortissima nelle dinamiche del conflitto sociale? Forse ha deciso di non scriverla perché sarebbe stato uno schiaffo all'intelligenza di chi protesta e viene accusato, dopo una faraonica e fittizia consultazione, di non aver capito la sua riforma? Intanto arriva, via facebook, una letterina del sottosegretario all'Istruzione del Pd, Faraone, che in alcuni passaggi scrive “Loro hanno scelto di combattere contro 100.000 assunzioni, 3 miliardi sulla scuola, la fine definitiva di un modo di assumere iniquo e ingiusto. Se battaglia della vita deve essere che almeno non si raccontino fandonie. A testa alta difenderemo un provvedimento in cui crediamo e su cui stiamo investendo tanto. Disponibili a confrontarci nel merito, ma basta fantasmi e bugie”. Questo testo, dimostra come stanno girando la frittata, come tentanto di spaccare il fronte della protesta, dimostra come o fanno finta di non capire, dunque è non comprensione del senso della protesta, diffusa e condivisa, o sono semplicemente in malafede. In queste sfumature di tipico vittimismo tutto nostrano, forse non hanno capito, ad esempio che non si protesta, in via di principio contro le assunzioni, soffermandoci ora su queste, ma sulle modalità, sul fatto che verrà edificata una figura ex novo, sul fatto che si stravolge l'intera architettura della scuola, aziendalizzandola, per una questione che ben potrebbe essere soddisfatta in altro modo, sul fatto che si espelleranno dalla scuola centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici dopo averle illuse per decenni, dopo aver loro fatto sborsare quattrini a non finire per lavorare. Ed il tutto ponendo un banale ed allucinante ricatto: no buonascuola, o meglio cattivascuola? Niente assunzioni. Per esempio, perché non assumere i precari alle condizioni attuali e punto e basta? Senza stravolgere la scuola? Mica è vietato. E' solo una questione di volontà. Ma non sussiste. Sussiste invece la volontà di denigrare chi protesta, etichettarlo come squadrista, relegarlo negli abissi di quella minoranza che non conta nulla, in tale sistema decisionista ed autoritario. Letterina, dunque, archiviata? Vedremo, oramai siamo alle porte di un meraviglioso risveglio, il risveglio di quella bella Italia, definita addormentata, che con la forza della ragione, delle idee, della dignità, agisce per difendere ciò che si vuole demolire, la nostra scuola Pubblica.

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