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Scuola: i tre mesi di vacanza? Anche sì,grazie

L'Italia, il Paese del sole, del turismo, del mare, montagna e di tutto quello che si vuole, è anche il Paese dove in ogni Governo vi deve essere un ministro che, chi per un motivo chi per un diverso motivo, deve attaccare quanto di buono abbiamo in Italia. I tre mesi, circa, di sospensione di attività didattica, chiamati volgarmente vacanze.Vacanze non sono per il personale scolastico, come ben dovrebbero sapere i ministri, se solo si studiassero un pochetto il contratto della scuola o la normativa scolastica probabilmente la si finirebbe con queste uscite distrazioni. 
La cosa interessante è che se in precedenza si attaccavano direttamente i docenti, che come è noto hanno perso tanti diritti, e nello stesso tempo visto incrementare, sulla propria pelle, obblighi lavorativi a costo zero per lo Stato, ora si attacca la componente studentesca. E nei peggiori dei modi. Lavorare in estate. A parte il fatto che nella maggior parte dei casi si parla di minorenni, e questo qualcuno se lo dovrebbe ricordare, certo, in via allucinante è stato introdotto una sorta di apprendistato già a partire dai quindici anni, ma dove sta scritto che scaricare o caricare casse è più degno che dedicarsi alla lettura, al tempo libero, alla vita? Visto che poi, quando si uscirà dalla scuola, i famosi e famigerati tre mesi di vacanza saranno solo un sogno. Visto che poi per il resto della propria vita si dovrà faticare per sopravvivere. In un Paese dove si legge poco, dove la disoccupazione è alle stelle, dove non si cerca più lavoro, dove i diritti dei lavoratori sono stati sistematicamente massacrati in nome e per conto di una crisi sistemica ben evidente, vogliamo o no lasciarli in pace questi nostri ragazzi? Almeno durante il periodo della vita scolastica? Che se li godessero in pieno i tre mesi di vita estiva, punto. Poi se qualcuno vuole andare a caricare o scaricare casse, che lo facesse pure, ma per libertà di scelta.
Insomma questa partita a ping pong, prima i docenti, poi gli studenti, continua, e forse si dimentica anche una piccola particolarità, la questione dell'economia che ruota anche intorno al turismo che vede proprio nel mondo scolastico una componente importante. Ed infine, il fatto che in altri Paesi Europei si facciano meno vacanze, che diventi un problema per gli altri Paesi non per il nostro, che siano gli altri ad emularci e non noi ad emulare sempre questa maledetta austerità e rigidità anche esistenziale, che vuole una società costituita non più da soggettività ed individualità, ma da lavoratori da sfruttare sin dalla minore età senza che poi possano usufruire di nessuna equa distribuzione delle ricchezze, semplicemente perché questa corre per la via unilaterale del grande capo capitale.

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