I 200 milioni di euro a discrezione della Dirigenza Scolastica ? Vanno distribuiti in modo equo

Tra le tante voci della così detta Buona Scuola, demolita in pochi secondi anche da Crozza, specialmente per la questione del dirigente Manager, vi è quella dei noti 200 milioni di euro che consentono al dirigente scolastico di assegnare annualmente al personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado un bonus per la valorizzazione del merito, sulla base della valutazione dell’attività didattica in ragione dei risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento, di rendimento scolastico degli alunni e degli studenti, di progettualità nella metodologia didattica utilizzata, di innovatività e di contributo al miglioramento complessivo della scuola. Bonus che, stando alle previsioni della proposta di legge, dovrebbe scattare dal 2016 e verrà ripartito a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. 
Ci sarà forse un parere del Collegio docenti che fornirà qualche indicazione, e probabilmente ogni scuola avrà i propri indici di valutazione in conformità con l'autonomia della scuola come esasperata nella Buona Scuola. 
Eppure da pochi giorni si è conclusa la tornata delle elezioni per il rinnovo della RSU, che sicuramente hanno dato la possibilità al Governo di capire il reale grado di sindacalizzazione presente nella scuola, che è alto visto che i voti espressi per tutte le liste sindacali è stato superiore ai 780 mila voti.
E di ciò il Governo dovrà tenerne conto. 
E tenerne conto significa anche riconoscere un ruolo reale alla RSU, privata, dopo la nota riforma “Brunetta” di diverse competenze, pur essendo normate nel CCNL ancora vigente ma fermo dal 2009. Lasciare tale discrezionalità al Dirigente scolastico significa certamente rinforzare il concetto dirigenziale in senso manageriale ed aziendalistico, discrezionalità che se muterà in arbitrarietà rischierà di facilitare processi di divisione e spaccatura tra il corpo docente, visto che è di questo solo che si parla nella Buona Scuola, mentre quello ATA è praticamente ignorato, a dir poco considerevoli. 
Contrattare significa limitare discrezionalità ed arbitrarietà e favorire l'equità. Certo, è stato anche detto e scritto che i 200 milioni di euro, in relazione ai tagli consistenti che hanno riguardato il MOF, sono una miseria, di pochi soldi si parla. Ma ben sapendo come funziona il meccanismo all'interno della scuola dove si litiga per poche decine di euro, sicuramente pur essendo una miseria quei 200 milioni di euro, in verità rispondono bene alla logica che governa il processo della “buona scuola”. Dividere, competere e concorrere. 
Eppure tutti i docenti, ogni giorno con il proprio lavoro, con le poche e risicate risorse a disposizione, cercano di contribuire al miglioramento complessivo della scuola, di esercitare una attività didattica degna di tal nome. Ma cosa mai vorrà intendere il Governo con valorizzazione del merito, sulla base della valutazione dell’attività didattica in ragione dei risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento di rendimento scolastico degli alunni e degli studenti, di progettualità nella metodologia didattica utilizzata, di innovatività e di contributo al miglioramento complessivo della scuola? 
Come si possono abbinare questi concetti con il laico sacrosanto diritto della libertà d'insegnamento? Quale libertà d'insegnamento se questa rischia di essere condizionata anche dalla monetizzazione? Chi ha deciso che l'utilizzo dell'ebook, ad esempio, debba o possa essere premiato rispetto all'utilizzo del buon vecchio libro? 
Come premiare docenti sulla base della valutazione dell’attività didattica in ragione dei risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento di rendimento scolastico degli alunni e degli studenti? Non è quello che fanno ogni giorno i docenti di ogni ordine e grado? Certo, se il rendimento scolastico deve corrispondere alle competenze, allora qui le cose mutano radicalmente aspetto e sostanza. Non più di rendimento scolastico si deve parlare, ma di acquisizione di competenze funzionali all'esercizio di un mestiere. D'altronde è evidente che la buona scuola non vuole una scuola che sforni esclusivamente cittadini bensì prevalentemente futuri lavoratori e lavoratrici.
E per la progettualità non esistono già i famigerati progetti che in via complementare ed organica implementano l'attività didattica e retribuiti con il noto FIS? 
Progetti che hanno determinato, fin dalla loro origine, la legittimazione di questo processo di alta competizione e concorrenza che ora si commenta? 
200 milioni di euro, distribuiti a pioggia, in via equitativa. Questo è l'unico criterio da perseguire, per premiare tutti i docenti per il loro lavoro, un lavoro difficile, complesso ed anche rischioso, come diversi casi di cronaca spesso tristemente evidenziano. E la formulazione di questa voce, così come oggi affermata nella proposta sulla buona scuola che verrà discussa in Parlamento, certamente può consentire questa soluzione.

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