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Cent'anni da quando l'Italia chiese fittiziamente lo Stato autonomo di Trieste

Già nel 1905 Pittoni, capo dei socialisti di Trieste, invocava una sorta di Stato autonomo di Trieste. Quel Pittoni che farà parte del Comitato di salute pubblica, che il 30 ottobre del 1918 emanerà il seguente comunicato: “A difesa dell’acquistata libertà, a tutela della città e di tutta la regione adriatica orientale, noi, membri delle Giunte del Fascio Nazionale e del Partito Socialista, ci siamo costituiti in Comitato di salute pubblica. Il nostro programma immediato è di effettuare il distacco di Trieste e delle altre terre italiane della regione dal nesso dello stato austriaco, assumendo in nostre mani tutti i poteri civili e militari e tutte le istituzioni della città. In nome dei puri ideali che animano oggi tutto il popolo nostro, noi confidiamo che tutti i cittadini coopereranno nell’opera civile di risparmiare alla città il danno e la vergogna di offesa ai singoli individui, e soprattutto ai pacifici cittadini di altre nazionalità. Nessuna offesa da nessuna parte minaccia il nostro ideale, nessuna offesa parta dal popolo nostro, a suscitare violenta reazione. Nell’interesse comune di tutti gli abitanti noi li invitiamo a riconoscere l’autorità del Comitato di salute pubblica e dei commissari civili che verranno istituiti affinché per questo periodo di transizione, che ci auguriamo brevissimo, la cittadinanza possa godere senza preoccupazioni la meritata gioia della nostra libertà. Libera a tutti l’espressione più ampia dei loro sentimenti; doveroso per tutti il rispetto civile della persona e della proprietà altrui. Trieste è libera. Il popolo di Trieste è nobilmente degno di fronte a tutto il mondo dell’antica tradizione d’onore e civiltà. Civica disciplina, liberamente voluta dal popolo tutto maturerà per la città e la regione nostra, il pieno e libero compimento dei suoi voti". Trieste, 30 ottobre 1918 Il Comitato di salute pubblica: Cosmo Albanese, Giorgio Amedeo, Carlo Arch, Lodovico Braidotti, Michele Bratina, Alfredo Callini, Giovanni Catalan, Ezio Chiussi, Josip Ferfolja, Aldo Forti, Rudolf Golouh, Paolo Jacchia, Rodolfo Kraus, Antonio Laurencich, Carlo Nobile, Giuseppe Maylander, Giuseppe Passigli, Silvio Pernetti, Valentino Pittoni, Edmondo Puecher, Marco Samaja, Edvard Slavik, John Stiglich, Giusepe Tuntar, Carlo Ukmar, Alfonso Valerio, Enrico Vicentini, Josip Wilfan 

Ma anche l'Italia il giorno 8 aprile 1915, tramite Sonnino invia un progetto di trattato in undici articoli all'Austria. Fra le varie richieste il progetto prevede la cessione all'Italia del Trentino con Bolzano e la Val d'Isarco fino a Chiusa e di varie isole lungo la costa dalmata, uno spostamento del confine orientale italiano che includa Gorizia, la creazione di uno Stato autonomo di Trieste, la rinuncia austriaca a ogni pretesa sull'Albania.  Sonnino assicura in cambio la neutralità italiana nella guerra in corso.  Il 16 aprile 1915 l'Austria respinge le richieste italiane, ribadendo di essere disposta a cedere soltanto una parte del Trentino. Le trattative fra i due Stati vengono così interrotte. La strategia posta in essere dall'Italia ricordava molto quella posta in essere dall'Impero nei confronti della Serbia. Un fittizio ultimatum per colpire. D'altronde Trieste aveva già una sua forte autonomia, era una libera città imperiale, nel 1719 è stata dichiarata porto franco da Carlo VI d'Asburgo; certo l'autonomia dal punto di vista politico non la si poteva proprio definire tale però anche se l'Impero avesse ceduto su Trieste, l'Italia probabilmente avrebbe ugualmente frantumato lo stato di neutralità, d'altronde di scuse e scusanti se ne potevano trovare a bizzeffe, perché le trattative con le forze dell'Intesa ebbero inizio ben prima dell'invio delle richieste italiane all'Impero ed un simile comportamento ben evidenziava il vero scopo dell'Italia. 
Scopo che emergerà con chiarezza nel comunicato del 3 maggio 1915 “(...) E’ ugualmente inutile mantenere all'alleanza un’apparenza formale, la quale non sarebbe destinata che a dissimulare la realtà di una diffidenza continua e di contrasti quotidiani. Perciò l’Italia, fidando nel suo buon diritto, afferma e proclama di riprendere da questo momento la sua intera libertà d’azione e dichiara annullato e ormai senza effetto il suo trattato d’alleanza con l’Austria-Ungheria”. Appunto, alleanza formale, già defunta da tempo. E Trieste, per il suo porto, così come anche Fiume, perché controllare Trieste e Fiume, per i rispettivi porti, significava controllare tutto l'Alto Adriatico e buona parte delle rispettive corrispondenze territoriali, faceva gola al capitalismo italiano e dell'Intesa. E dunque anche se il Regno d'Italia nel 1915 richiese una sorta di territorio libero di Trieste, in realtà tale richiesta era solo fittizia e strumentale per arrivare a conquistare la città. Anche perché se l'Italia avesse realmente voluto affermare l'esistenza di un territorio libero di Trieste non si capisce come mai quando questa occasione emerse concretamente nel luglio del '46 fece di tutto per ostacolare la sua realizzazione. D'altronde non è un mistero che il GMA( salvo parentesi del '51) era a favore in sostanza dell'annessione o restituzione di Trieste all'Italia così come scrivevo nel 2014, anche la CIA ed il governo americano voleva sì provvedere alla realizzazione del TLT come misura provvisoria per poi far transitare Trieste direttamente all'Italia. 
Ed a tal proposito sinceramente non capisco coloro che oggi, pur rivendicando il TLT, espongono bandiere angloamericane, o ricordano con entusiasmo l'amministrazione del GMA, quando furono proprio queste forze insieme all'Italia ad esercitare pressioni affinché il TLT rimanesse scritto solo sulla carta, per una Trieste pienamente italiana.



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