Passa ai contenuti principali

E dunque Je suis Charlie e decolla l'ipocrisia italiana

Quello che è accaduto a Parigi è certamente un dramma, un dramma che alcuni vogliono far rientrare all'interno del semplice atto terroristico, altri, la maggioranza, quelli che vogliono lo scontro armato, violento, tra due civiltà che appena appena si sfiorano, come atto di guerra, pur magari piangendo lacrime di coccodrillo per il centenario della grande guerra.  Guerra o terrorismo, chi lo battezza come un nuovo Ground Zero, chi teme una nuova Sarajevo del '14, chi lo strumentalizza per fini interni e nazionalistici, nel mentre di tutto ciò, nella mattina del 7 gennaio 2015, sono stati uccisi:

"Charb” Charbonnier ; Georges Wolinski Jean “Cabu” Cabut ; Bernard “Tignous” Verlhac ;Philippe Honoré ; Bernard Maris ; Elsa Cayat; Michel Renaud Mustapha Ourrad ; Fréderic Boisseau ; Franck Brinsolaro ; Ahmed Merabet.
Gli analisti si scatenano, le incongruenze e le stranezze emergono con forza, tra identikit diffusi, tra persone date in pasto ai media, tra carte d'identità ritrovate, si dice persa da uno degli attentatori mascherati, che va in giro con la carta d'identità quando deve ammazzare dodici persone, tra redazione senza protezione, pur essendo già stata attenzionata diverse volte, tra l'omicidio, camminando con lentezza e lucida freddezza, del poliziotto ferito, tra retate in stile hollywoodiano, tra panico diffuso, tra reazione reazionaria contro gli arabi e mussulmani, ed in tutto ciò si decanta l'aver voluto colpire al cuore Parigi, la Francia, simbolo della libertà di stampa e si invoca a tutto campo la difesa della libertà di stampa, facendo passare come eroi i giornalisti, proprio i giornalisti che fino al giorno prima molti avrebbero magari mandato in esilio. Che Parigi e la Francia non siano più il simbolo reale della libertà di stampa è un dato di fatto noto ai più, salvo qualche rivista, vige poca libertà in tal senso, non a caso nella classifica mondiale non si trova, la Francia, al 1° posto ma al 39° posto e l'Italia, ovviamente, è il peggio del peggio in Europa, trovandosi al 49° posto, preceduta da Haiti o Niger. Cosa che è stata rimossa alla velocità della lucida follia.  Basta ricordare solo i seguenti decreti e progetti di legge:
Decreto “Romani”* Disegno di legge S.2699 “Costa Barbolini”
* Disegno di legge S.1950 “Lauro”
* Progetto di legge C.2962 “Cassinelli-WiFi”
* Progetto di legge C.2525 “Cassinelli-diritto d’autore”
* Progetto di legge C.881 “Pecorella Costa”
* Progetto di legge C.2455 “diritto all’oblio”
* Disegno di legge “Intercettazioni”
* Disegno di legge S.1710 “Vita Vimercati”
* Progetto di legge C.2195 “Carlucci”
* Decreto “sicurezza” S.773 C.2180 (em. “D’Alia”)
* Progetto di legge C.2188 “Barbareschi”
* Progetto di legge C.1921 “Cassinelli-prodotto editoriale”
* Legge 2/08 “fair use”
* Pdl C.1269 “Levi”
* Decreto “Gentiloni”
* Decreto “Pisanu”
* Decreto “Urbani”

Tutte misure che dovevano prevedere forti interventi restrittivi in tema di libertà di stampa, di pensiero colpendo il principale strumento di condivisione, internet. Basta ricordare anche che l'Italia ha aderito al progetto cleanIT,( questo il link dell'intervento ) costato circa 400 mila euro, nel 2011 è stato avviato dall’Olanda, è rivolto a definire un piano di collaborazione pubblico- privato in cui tutti i Paesi siano coinvolti a individuare le migliori pratiche da attuare per contrastare l’uso di internet a fini terroristici. Fino ad oggi avevano aderito dieci stati membri dell’Ue (oltre al paese promotore, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Spagna, Ungheria, Romania, Austria, Danimarca e Grecia).Il 29 gennaio è stato il turno dell'Italia.  Oppure basta ricordare l'uso e l'abuso politico dei reati di diffamazione e ingiuria, vedasi intervento del “collega” blogger Luca Casarotti pubblicato su GIAP. Insomma vedere oggi in Italia quella accozzaglia di gente reazionaria che invoca la difesa della libertà di stampa, di pensiero, quando è stata la prima ad adoperarsi per sancire la morte della libertà di stampa e di pensiero nel nostro Paese è veramente la peggior offesa che si possa realizzare nei confronti di chi, nel bene o nel male, per mille motivi, siano essi economici che di stile, che di credo laico che non, ha perso la vita e ripeto la vita, perché ammazzato come una bestia, per il proprio lavoro consistente nel provocare sentimenti diffusi e contrastanti. Insomma #CharlieHebdo è sicuramente un dramma violentissimo che avrà delle conseguenze altrettanto violente e con cui si dovranno fari conti amari per lungo tempo. Però molti di quelli che condivideranno Je suis Charlie , io sono Charlie, sono degli ipocriti e l'ipocrisia non verrà cestinata a colpi di click.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Gorizia si vuole chiudere la Commissione Territoriale? Bene. Allora chiudiamo anche Prefettura,Questura e Tribunale

Le Commissioni Territoriali sono gli organi deputati all’esame delle domande di protezione internazionale ed ospitare una simile struttura dovrebbe essere un grande onore vista la delicatezza e l'importanza delle questioni che tende ad affrontare. Ma a Gorizia non è così. E' stata percepita come un fastidio e dunque depotenziata. E' ovvio che se una città ospita una simile struttura vedrà una maggiore concentrazione di richiedenti asilo. Non è che scelgono Gorizia perchè è come Londra, Parigi o Berlino, visto che Gorizia non è neanche l'ombra di queste capitali. Ma per necessità. Una città che non si è mai strutturata per gestire tale situazione dove l'omissione di soccorso nei confronti dei migranti è diventata la normalità, dove si è abusato del sistema del volontariato. La politica dell'accoglienza diffusa è clamorosamente fallita nell'Isontino, anche per deboli ed inconsistenti politiche provinciali in materia ed anche regionali.  Eppure quella dell…