Passa ai contenuti principali

#‎CharlieHebdo‬ il Comune di Ronchi con la bandiera a mezz'asta in segno di lutto


Ronchi, città ove è nata la resistenza armata contro il nazifascismo, ove è nata la Brigata Proletaria per le vie di Selz, simbolo concreto anche dell'unione, nei valori dell'antifascismo, tra italiani e sloveni, città che ha conosciuto il senso della resistenza, ha deciso di issare la bandiera italiana e quella europea a mezz'asta in segno di lutto per il dramma di Parigi. Fatto che è soggetto a diverse strumentalizzazioni, in una Europa che vede buona parte dei media e del sistema essere governato da un sentimento di rivalsa che rischia di andare oltre il reale accadimento delle cose. Chi lo chiama terrorismo, chi atto di guerra, chi dichiarazione di guerra, potrebbe invece essere una maledetta vendetta governata da sentimenti reazionari di matrice religiosa quel brutale e vigliacco gesto che ha condotto alla morte a colpi di Kalashnikov dodici persone. Comunque sia è innegabile che trattasi di un gesto, pur inspiegabilmente sfuggito alle logiche di prevenzione, degno del peggior fascismo, quel fascismo che l'Italia ha ben conosciuto anche con il suo terrorismo organizzato sino alla fine del secolo scorso e che a quanto pare, come hanno evidenziato i recenti fatti di cronaca, qualcuno sembra voler riproporre.
Un gesto simbolico che vale più di un fiume di parole quello intrapreso dal Comune di Ronchi che è stata una delle prime realtà del Friuli Venezia Giulia ma anche d'Italia a voler condividere il senso della condanna attraverso la bandiera a mezz'asta. Atto che condivido e che forse andava esteso, in via complessiva, anche ad altri fatti identici o similari. Ciò perché la violenza che ha subito Parigi si pone da un certo punto di vista in continuità,appunto, con altri fatti sanguinari che hanno colpito non solo l'Europa ma anche diversi Paesi, come il Pakistan, a cui a nessuno sembra importare. Fatti che rischiano, nel tempo della grande crisi sociale, nel ritorno dei nazionalismi, dei nuovi fascismi e dell'intolleranza, spesso determinata da ignoranza, di sfociare in altra violenza reazionaria, cosa che deve essere assolutamente evitata e condannata e fermata. Non siamo in guerra, non è in corso scontro tra civiltà e non dobbiamo permettere a nessuno di intraprendere una nuova guerra ma dovranno essere la forza delle comunità, tutte, dell'integrazione, del rispetto reciproco, nella condivisione della diversa cultura, nella condivisione dei valori dell'antifascismo, quelle deputate a far calmare le acque ed isolare sino all'estinzione atti e fatti reazionari che dividono la società, già dopata da esasperato individualismo, in falsi e demagogici moralismi che gettano, volutamente e barbaramente, benzina sul fuoco, quel fuoco che è stato proprio l'Occidente a determinare con sue immani responsabilità liquidate in fretta e furia con il semplicismo e la banalità dell'errore.

Commenti

Post popolari in questo blog

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …