Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Sfumature di silenzio bisiaco in una notte qualunque di Ronchi

Candele nella modernità soffusa, possente, resistente, alto e robusto il partigiano vigila nella piazza dell'Unità per Ronchi che ha conosciuto e vissuto e voluto la resistenza. Alberi che imprimono il disordine nel giorno dall'ordinario ordine, siepe sfuggente, panchine solitarie e poi un piccolo e fuggitivo tratto di strada che nel se pol ritrovato consente ogni svolta verso la Trieste che ancora corteggi, a cui sei appartenuta sino alla firma della carta di Parigi, la Gorizia dalla identità imposta od Udine salotto del Friuli. E poi Pordenone al centro tra Trieste e Venezia, così come tu Ronchi sei al centro di questa terra racchiudente confini invisibili tra piccole e vitali regioni all'interno della regione senza, per ora, più trattino, Friuli Venezia Giulia. Piccolo palazzo, spazio nel vuoto della notte, eleganza nella genuinità della vita anti metropolitana, dal color perennemente autunnale, domina la piazza con finestre che accompagnano ogni desiderio verso l'imperiale campo santa Margherita di Venezia, incisioni scalfite sul marmo, che il tempo inesorabilmente, senza lamentazione alcuna, cancella riportando il tuo essere nelle braccia di quella culla di civiltà e solidarietà che tu Ronchi sei sempre stata. Perché mai hai invaso od occupato terre, fiumi e mari e monti dell'altrui essere tuo simile ed anche non. Hai conosciuto notti di vile e fugace militarismo, ma anche notti di sacrificio, immenso, unico, per la nostra tutta libertà. Il silenzio nella notte di Ronchi, sirena senza voce, nell'epoca opaca ove gesta e frammenti di vita conoscono l'animo spensierato nella privata che non priva il sentimento ma libera ogni condivisione nel rapido sorseggiare un calice di vino semplice rosso e bisiaco.

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