Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Una C(r)isi senza erre,ma dove la erre è sempre possibile, pensando a Scaramouche #armatadeisonnambuli

Crisi, dal greco antico, significa scelta.
Quale scelta oggi? Questo è il tempo del prendere o lasciare. O meglio, questo è quello che il sistema vorrebbe farti credere, pensare, ed urlare, anzi no, urlare no, perché si turba la quiete di chi medita nel gabinetto del potere. Depressioni, individualismi esasperati, salvezza auto-individuale,eppure la scelta è sempre possibile. Certo, a volte si deve proprio arrivare all'estremo, estremo che ancora non è stato raggiunto. Il sistema, astratto nella sua concezione, concreto nella sua malvagia azione, pur riciclando errori, che errori poi non sono, ma solo espressioni reazionarie del capitalismo, è ridondante nelle sue litanie. Ora è il momento delle promesse, della facciata sorridente, della speranza, nel mentre di tutto ciò, tra promesse, come se il popolo non popolo fosse ancora immerso o sommerso nel mondo delle illusioni, non avesse un minimo di lume funzionante per comprendere la realtà delle cose, la controrivoluzione anti 68 avanza. Realtà che ti vuole schiavo, succube, rassegnato, passivo ed alla fine mutato in una sorta di Re Magio per portare un dono al redentore di turno che dovrai ringraziare per non averti fatto crepare, pur dovendo affrontare mille peripezie penitenziali per sopravvivere. Diritti storti, stortissimi, autoritarismo affermato, revisionismo scatenato. Ma, come detto, la crisi, che crisi poi a livello sistemico proprio non è, ma un qualcosa di più profondo e complesso che comprenderemo meglio tra qualche tempo, quando il gioco sarà giunto a termine,perché pare che di lurido gioco trattasi e pare che altro che pedine inconsapevoli dovremmo essere nel nostro non essere, in realtà, una, cento e mille scelte le porrebbe, questione di prospettiva. La crisi come presentata, impacchettata, sembra essere un prodotto preconfezionato. Bolle finanziarie, nel gioco della finanza speculativa,si spazzano via ceti medi, i ricchi sempre più ricchi, gli altri non pervenuti, a cui seguono misure di austerità economica, restrizione di diritti, democrazia autoritaria,e nel mentre di tutto ciò,le lobby intoccabili, incrementano i propri profitti, giocando ad una sorta di Monopoli globale, tra guerre utili al mercato delle armi, comprando e speculando, dopo la maturazione delle condizioni ideali per realizzare ultra-profitti,nella scacchiera come rappresentata dalle varie entità statali. Ed allora non si tratta, in questo caso, di crisi, ma C(r)isi senza erre, ovvero non scelta controrivoluzionaria che uccide ogni idea ed ideologia rivoluzionaria, destabilizzante per il sistema,e stabilizzante per la voglia di lottare e conquistare diritti ed per una equa distribuzione, più che di ridistribuzione, delle risorse di questo fottutissimo pianeta terra. Scaramouche, uomo libero e selvaggio, simbolo della libertà estrema, occhi del popolo, mani del popolo, naso del popolo, animo e spirito di Marat, quando, nell'armata dei sonnambuli, attaccava, spaventava ed uccideva i controrivoluzionari, pronunciava e marcava alla grande la erre, perché i controrivoluzionari non pronunciavano volutamente la erre, perché la erre ricordava la Rivoluzione o la Repubblica, dunque Repubblica diventava epubblica Rivoluzione e evoluzione. Ma Scaramouche calcando con le urla della ribellione, pur violenta, pur comprensibile ed inevitabile, la erre, per la erre rivoluzionaria, offriva una via di scelta. Ed allora che la Cisi sia CRisi, scelta, perché una scelta è sempre possibile,certo non è che debba essere proprio quella di Scaramouche,esistono mille soluzioni possibili, fattibili e conseguibili.

Marco Barone


fonte foto: Scaramouche nell’interpretazione di Alessandro Caligaris. Clicca per visitare il sito dell’artista. Ci sono anche omaggi ad altri romanzi del collettivo WU Ming







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