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Perchè ancora l'articolo 18? Per chiudere il capitolo 68 e colpire anche il pubblico impiego

Lo hanno definito totem, per alcuni dizionari totem significa oggetto inanimato nel quale un certo clan riconosce il proprio antenato mitico, e nell'accezione moderna, si utilizza tale concetto, per definire un cartellone pubblicitario a pilastro. L'articolo 18 viene, dunque, presentato come uno slogan della vecchia ideologia, come un qualcosa di arcaico, primitivo, di anacronistico, od anche come una slogan pubblicitario semplicemente da cestinare. Chi vive la conflittualità nei luoghi di lavoro, ben è consapevole di cosa significhi oggi, in questo secolo, ma anche negli ultimi decenni del pregresso, la tutela di cui all'articolo 18. Tutela applicata ad una platea minima di lavoratori,stante il fatto che il 70% del sistema produttivo italiano è caratterizzato da piccole aziende, sotto i quindici dipendenti e ciò certamente non per colpa dell'articolo 18, ma perché la storia di questo Paese è sempre stata caratterizzata dalla piccola imprenditoria spesso a gestione familiare.
 L'articolo 18 è stato profondamente, recentemente, innovato, una innovazione che pur avendo reso più veloci i processi giudiziari, in realtà, altro effetto non ha avuto, tale tipo di innovazione, che facilitare l'espulsione dei lavoratori dall'azienda monetizzando al ribasso, con la formula dell'incentivo all'esodo, i propri diritti. Una volta che il datore di lavoro ti prende di mira e ti licenzia, una volta che si crea l'ambiente di lavoro ostile, una volta che la solidarietà tra i lavoratori è stata demolita, demolizione favorita specialmente dalla così detta crisi, dalla paura di perdere il lavoro e di non trovare più alcun tipo di lavoro, perché in qualche modo si deve pur sopravvivere, anche in caso di una possibile vittoria e reintegra, si opta per l'indennità sostitutiva. Insomma una quindicina di mensilità, poco più di una annualità di lavoro e viene espulso, il dipendente, dall'ambiente di lavoro. Licenziare i lavoratori oggi è facile. Specialmente quelli così detti scomodi, quelli che ancora oggi osano alzare la voce per rivendicare un minimo di diritti. D'altronde non è un mistero che l'accesso alla giustizia è altamente costoso rispetto al passato ed anche che la giurisprudenza è altamente restrittiva nei confronti dei lavoratori. E' facile, altamente facile, licenziare oggi ed espellere per sempre il proprio dipendente dall'azienda, ma probabilmente, le indennità risarcitorie, con le quali si monetizza ogni cosa, vengono reputate onerose da parte del sistema padronale e dunque si vuole limitare ancora di più la consistenza dell'indennizzo. Sicuramente vi è un fattore economico che muove il sistema capitalistico nella direzione che oggi conosciamo e che ricorre all'arma del ricatto e dello scontro generazionale per abrogare le tutele di cui all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Similmente per come accade con la proposta politica della “buona scuola” che io definisco la cattiva scuola, ti trovi uno Stato che per adempiere ad obblighi ovvi, stabilizzare precari per abuso di condizione contrattuale, impone una riforma disastrosa dell'intero sistema scolastico andando a colpire diritti fondamentali di tutti i lavoratori già assunti a tempo indeterminato, penso agli scatti di anzianità, alla competizione e così via discorrendo. Follia reale. Non è un mistero che la legge 20 maggio 1970, n. 300 sia il simbolo delle conquiste, seppur non perfetta, delle lotte del 1968. Che il 68, a livello sistemico, sia un periodo da archiviare, da relegare solo nelle pagine dei libri, è un dato di fatto indiscutibile perché è quello che sta accadendo. Ogni ideologia avversa al capitalismo deve essere chiusa, censurata, repressa, per l'affermazione dell'ideologia unica. Hanno seminato il campo per raggiungere questo scopo ed ora è arrivato il momento della raccolta dei frutti di tale speculazione, con il ricatto della perdita del lavoro, con il ricatto dello scontro generazionale. Ma lo scopo di demolire l'articolo 18, oltre ad essere una questione economica, comunque non determinante per le aziende a cui si applica, perché a fronte di fatturati di milioni di euro, si parla di un minimo di cinque mensilità ad un massimo di 24 mensilità di tutela risarcitoria,spiccioli dunque per il grande capitale, è certamente una questione di principio ma anche una questione che si collega al sistema del pubblico impiegoPerché con il principio della contrattualizzazione del pubblico impiego e privatizzazione dello stesso, per quanto concerne la gestione del rapporto di lavoro, l'articolo 18 può trovare applicazione anche per questa platea di lavoratori.  I così detti, a livello politico, intoccabili o privilegiati,che presto dovranno fare i conti con questa nuova situazione, una nuova situazione che vuole il licenziamento anche nel pubblico e per conseguire il licenziamento nel pubblico lo Stato deve poter avere strumenti certi che non possano incidere nei propri bilanci,ovvero abrogare ogni forma risarcitoria e di monetizzazione, o ridurla al minimo solo per una casistica irrisoria,seppure importante,per mandare nel bel mezzo della strada migliaia di lavoratori e lavoratrici. Insomma la questione articolo 18 non riguarda solamente una platea limitata di lavoratori del privato, ma anche una platea enorme di lavoratori operanti nel settore pubblico, a partire dalla scuola.






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