Il Villaggio dell'Arte di città fiera di Udine: Quando la Bellezza Conquista l'Insolito

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  L'arte non chiede permesso. Non cerca templi sacri per esistere, ma conquista spazi ovunque , vibrando laddove l'umanità si ritrova, anche nei luoghi più inaspettati. Nel cuore di Udine, capitale del nostro Friuli, tra le geometrie quotidiane del Città Fiera, è fiorito un manifesto di pura meraviglia: uno spazio espositivo in movimento , battezzato con grazia "Il Villaggio dell'Arte" . Questa alchimia visionaria nasce dal desiderio di Antonio Maria Bardelli e dall’energia dell’imprenditrice Elena Iuri (amministratore unico di City Adv e coordinatrice del progetto), guidata dal segno colto del noto designer e direttore artistico Stefano Borella — orgoglio del territorio, recentemente selezionato nella giuria internazionale del prestigioso Prize Designs for Modern Furniture + Lighting 2026 . Il percorso inaugurale si rivela come un viaggio in due tempi, un ponte teso tra l'emozione pura e la memoria storica attraverso due mostre straordinarie: "Oltre lo...

Patto di prova di tre anni? come legalizzare il neo-schiavismo

Il patto di prova è una clausola contrattuale finalizzata, sia per il lavoratore che per il datore di lavoro, a valutare reciprocamente la effettiva convenienza della futura sussistenza di un rapporto di lavoro stabile. La durata, ad oggi, è di tre mesi, ma possono alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro derogare tale durata, comunque difficilmente si va oltre i sei mesi. Una delle condizioni particolari del patto di prova è la formula del recesso, si può recedere in qualsiasi momento senza preavviso ed ovviamente il lavoratore avrà diritto a tutte le spettanze retributive dovute come maturate nel corso del periodo sperimentale nel breve rapporto di lavoro. Nella quasi totalità dei casi il patto di prova più che essere utile per il lavoratore è utile per il datore di lavoro. Perché un lavoratore quando decide di tentare l'avventura con un nuovo lavoro ha già le idee chiare, o perché non ha scelta ed in quel periodo verrà spremuto come un limone affinché possa superare la fatidica eroica prova per poi conseguire l'assunzione a tempo determinato, visto e rilevato che quella a tempo indeterminato è destinata all'estinzione. Non bastava l'apprendistato come esteso e riformulato, non bastava il tempo determinato senza causa, si doveva proporre altro, altro che nella traduzione reale delle cose avrà l'effetto di schiavizzare il lavoratore per diversi anni. Questo nel caso in cui il patto di prova venga modificato dai tre mesi ordinari ad i tre anni o similari. E' più che evidente che se dal 1924 ad oggi bastavano tre mesi per capire se un lavoratore poteva essere idoneo al nuovo lavoro, qualcosa è profondamente mutato. Se mai verrà approvata la durata di un patto di prova di tre, due ma anche di un solo anno, si viola ogni logicità e ragionevolezza giuridica e si legalizza pienamente il neo schiavismo. Sì, perché questo qualcosa si chiama schiavismo, ricatto, ed azzeramento di ogni diritto. E' semplicemente disgustoso sapere che alcune parti sindacali possano solamente osare di manifestare una qualsiasi apertura ad una simile situazione, eppure, a quanto pare, ciò è accaduto. Sono sempre di più gli economisti che affermano che il problema del e nel lavoro non sono i licenziamenti o la flessibilità in uscita, ma la domanda, il mercato, il capitalismo. Il prossimo passo sarà certamente quello di ridurre i salari, con la scusante della competizione con Paesi anche europei, che pagano operai a 500/600 euro al mese, per le stesse mansioni. Nel mentre di tutto ciò, nel mentre della riscossa piena del sistema padronale, tace il dissenso, tace la rivolta, salvo qualche piccola eccezione che non è la regola, perché questo è il momento della rivolta silente, perché questo è il momento della massima esasperazione dell'individualismo. Troncata la catena della solidarietà, troncata ogni speranza ed illusione ed anche utopia di qualsiasi processo rivoluzionario, vige e domina la regola non scritta della salvezza, del sia fatta la tua volontà, dell'uccisione del libero arbitrio e della propria volontà, pur di sopravvivere. Una sorta di passione e martirio, figlia di elementi altamente dopanti religiosi, che hanno massacrato lo stato di coscienza e di consapevolezza di qualsiasi agente, lavoratore, soggetto attivo diventato passivo, perché non ha scelta, eppure la scelta sarebbe sempre possibile. Questo è il momento della passività affermata, si subisce, si patisce, si piange, immense lamentazioni invadono ogni mura domestica, perché non si riesce ad intravedere nessuna prospettiva. E' un periodo storico incredibilmente difficile, dove si processa anche la sola idea di resistenza ideale e democratica, eppure ogni limite è stato travalicato. Eppure tutto tace.Un silenzio che rinforza il potere padronale. Però, è anche vero, che quando qualche voce di opposizione si eleva, quella che riesce ad unire e ad affermarsi anche a livello sistemico e mediatico, questa, oggi, è prevalentemente reazionaria, nazionalistica, di destra sociale. L'Italia s'è destra, come l'Europa s'è destra. E' in corso una nuova fascistizzazione della società, ma la modernità inganna, un grande inganno che non viene compreso o peggio ancora è accettato. D'altronde se in Italia è emerso il fascismo il popolo, nell'uno per tutti e tutti per uno, una ragione,per quanto folle, ci sarà stata o no? Uno degli acronimi diffusi durante il fascismo, per giustificare la propria adesione al fascismo, era PNF uguale per non morir di fame.

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