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Il Sindaco di Udine a Basovizza: “l'Italia deve riconoscere le sue responsabilità per la bonifica etnica”contro gli sloveni

Nella pagina facebook del noto coro Tržaški Partizanski Pevski Zbor Pinko Tomažič è stato pubblicato il discorso che il Sindaco di Udine ha effettuato nella giornata di domenica 7 settembre a Basovizza per ricordare gli eroi antifascisti sloveni. Sulla questione monumento rinvio a questo mio precedente intervento: Come non casualmente la non foiba di Basovizza oscura il monumento agli eroi antifascisti di Basovizza.
Quello del Sindaco di Udine è stato un discorso chiaro, chiaro nel condannare le repressioni fasciste e le responsabilità italiane nei confronti della comunità slovena, chiaro nel denunciare la retorica nazionalistica delle foibe, chiaro nel riconoscere il determinante ruolo nella e per la resistenza della comunità slovena. Parole che sarebbe bene poter ascoltare un giorno da un Sindaco di Trieste.  Il Sindaco di Udine ha dato in questo settembre 2014, una importante lezione politica ai suoi sostenitori politici, Pd in primis e ci si augura che le sue parole possano avere un seguito ed essere recepite nelle dovute sedi. Che qualcosa è in fase di mutamento, di cambiamento in merito alla questione slovena ed ex Jugoslavia, in merito alle responsabilità italiane nei confronti delle minoranze, in merito alla pulizia etnica accaduta nel Confine Orientale per mano italiana, in merito alle retoriche nazionalistiche sulle foibe, in merito al revisionismo sistemico,  è un dato di fatto. Ma questo dato di fatto non nasce dal nulla. Nasce da studi, inchieste, come realizzate da poche, pochissime persone, accusate di negazionismo, accusate di essere infoibatori od infoibatrici, accusate di mille falsità, solo per aver portato a galla verità storiche che in Italia non devono emergere ma semplicemente affondare od annegare nell'oblio. Ma la verità, per quanto scomoda, galleggia e questa verità prima o poi sarà quella dominante. Non è tanto una questione di rivalità storica, è una questione semplicemente di giustizia. Il discorso che ora riporterò integralmente, ha avuto una grande e viva condivisione con un lungo applauso che non verrà dimenticato.


Discorso di Furio Honsell, sindaco di Udine, il 7/9/2014, per i martiri di Basovizza:

"Presidente del Comitato per le onoranze degli eroi di Basovizza, Milan Pahor, Ministro Jakič, Ambasciatore Mirosič, Console Sergaš, Onorevole Blazina, Sindaci in rappresentanza delle vostre comunità, familiari e amici degli eroi, cittadine e cittadini antifascisti,
spoštovani, Vsi lepo pozdravljeni

con grande emozione prendo la parola oggi in un’occasione così intensa sia sul piano etico e politico, sia su quello umano. Sento profondamente il significato che questa ricorrenza ha per la comunità slovena di Trieste, e quindi deve avere per la città di Trieste tutta, per la nostra regione, per l’Italia e per tutti quei cittadini italiani e sloveni che sentono il dovere di riaffermare i valori di libertà, di pluralità, di solidarietà, di uguaglianza, di pari opportunità, di giustizia, di democrazia. Valori che sono la nostra unica speranza per il progresso civile dell’umanità. Ma questa è anche un’occasione per condannare i fascismi e la loro barbarie, per condannare le politiche di omologazione che vogliono negare le specificità e azzerare le differenze, togliendo così la dignità alle diverse identità e culture che sono invece gli autentici fondamenti delle comunità.

La feroce politica di denazionalizzazione forzata, ma sarebbe più corretto dire di fascistizzazione, di cui fu fatta oggetto la popolazione di lingua slovena di queste terre a partire dagli anni venti da parte del governo Italiano di allora rimarrà per l’eternità simbolo di atrocità e barbarie. L’eliminazione delle scuole slovene prima, poi della lingua slovena dalle scuole e dalle chiese, la messa al bando delle associazioni culturali e addirittura sportive slovene, la chiusura dei giornali sloveni, la soppressione di qualsiasi attività culturale slovena e in lingua slovena, la progressiva eliminazione di cognomi e toponimi, sin dei nomi dei corsi d’acqua, sono tra le forme più abominevoli e più subdole di negazione della cultura di una comunità. Particolarmente vigliacca fu la messa al bando dello sloveno nei tribunali negando così il diritto ai cittadini ad avere pari opportunità nel potersi difendere.

In aperta violazione dei trattati internazionali le autorità italiane non repressero le violenze fisiche di cui era fatta oggetto la minoranza slovena da parte degli squadristi, ma anzi con il rafforzarsi del Fascismo la violenza nei loro confronti fu legittimata sempre di più e crebbe a livelli più alti con l’incendio di varie Case del Popolo e del Narodni Dom a Trieste, per venire infine pienamente legalizzata con l’internamento dell’intellighenzia slovena e il trasferimento di insegnanti e clero sloveno.

Questa drammatica vicenda, così tragica per chi l’ha vissuta in prima persona o nelle narrazioni dei propri anziani, oggi non va inquadrata meramente come un problema di una minoranza oppressa, ma ne va colto il valore simbolico più ampio. Riconoscere e ammettere pienamente la responsabilità di questi atti di “bonifica etnica” è oggi un dovere, per un paese come l’Italia che non ha mai saputo fare i conti con i suoi crimini fascisti, per un paese che non ha avuto una sua Norimberga. E quest’oggi da autentici cittadini europei, cittadini di un’Europa antifascista che ha come motto “uniti nella diversità” e quindi sull’antitesi dell’idea di Europa nazifascista, dobbiamo dire siamo tutti partigiani sloveni “vsi smo slovenski partizani”. Questi eroi sono martiri universali perché hanno saputo resistere contro la dittatura, e non solamente esistere, hanno saputo sacrificarsi nel nome di valori e diritti umani e civili per tutti noi. Sono i nostri martiri.

Per onorare questi eroi barbaramente trucidati alle 5.43 del 6 settembre 1930, dopo atroci torture e un processo farsa, basterebbe pronunciare, anzi gridare i loro nomi, Ferdinand Bidovec di anni 22, Franjo Marušič di anni 24, Zvonimir Miloš di anni 27 e Alojz Valenčičdi anni 34, unendo ad essi anche il nome dell’eroe croato istriano Vladimir Gortan, fucilato a Pola il 17 ottobre del 1929.

Quanto erano giovani e quanto erano coraggiosi. Avevano capito che era importante resistere, che a un certo punto giunge l’ora di agire. Quanto sarebbe stato più facile, allora, ma forse in tutte le epoche, essere invece spettatori piuttosto che attori. Questi giovani capirono invece prima degli altri che la vera etica è quella che impone di reagire perché l’attesa, ma soprattutto l’indifferenza, di fronte all’ingiustizia, sono già complicità. E oggi nella perdurante crisi antropologica, prima ancora che economica che stiamo vivendo, della quale i giovani sono le prime vittime non possiamo non trarre profonda ispirazione dall’età giovanissima di questi eroi. Dai giovani nasce la libertà e la giustizia. Erano giovani ma erano già dei giganti.

La solenne occasione di oggi è piccola cosa di fronte alla grandezza della loro epopea. Ma nondimeno è un’occasione importantissima per noi per rinnovare il significato universale di quanto seppero dimostrare con le loro gesta. Questi eroi sono un modello da non dimenticare. E mi sento profondamente onorato nell’avere l’opportunità di prendere parte a questa manifestazione in rappresentanza di tutta la comunità udinese.

Il Fascismo è infatti sempre in agguato, soprattutto in Italia. Come disse Gobetti all’indomani della marcia su Roma: “Questa non è una rivoluzione ma una rivelazione degli antiche mali d’Italia”. In ogni epoca c’è il rischio di una deriva fascista, di una deriva totalitaria. L’abbiamo visto anche in anni recentissimi in Italia e oggi in altri paesi della “civilissima” Europa. La deriva fascista è lenta, quasi impercettibile, si alimenta di consensi diffusi costruiti sui pregiudizi e sui luoghi comuni, fino a quando è troppo tardi, e perduti i diritti democratici si instaura la dittatura. E allora ci vuole una sanguinosa lotta di Liberazione per potersene liberare. Questa è l’unica grande lezione del XX secolo, il tragico secolo breve. Bisogna dunque resistere sempre e non stancarsi mai di condannare il fascismo stigmatizzandone i segnali deboli quando fanno “capolino”. Ma non basta essere consapevoli dei rischi del fascismo, bisogna vivere l’impegno antifascista quotidianamente anche quando sembra che il rischio sia lontano. Per questo motivo occasioni come questa, non sono mere cerimonie retoriche, ma sono invece occasioni molto significative anche sul piano etico e politico.

Ma questa giornata è molto importante anche sul piano storico, perché è l’occasione per sottolineare quanto forse è poco conosciuto, oppure viene dimenticato, o addirittura deliberatamente misconosciuto: la portata europea della resistenza antifascista slovena e croata a Trieste e Gorizia, sul Carso, in Istria e nel litorale.

Vi ringrazio anche personalmente per avermi dato l’opportunità oggi di rendermene pienamente conto, e di rendermi interprete di questo fatto che purtroppo è ancora troppo poco noto, e che andrebbe invece fatto conoscere di più anche nelle scuole: “quello che si diffuse nei territori sloveni a partire dagli anni venti fu la prima autentica forma in Europa di antifascismo come movimento diffuso in un popolo.” Se si pensa a quale consapevolezza avesse, negli stessi anni, l’opinione pubblica, soprattutto italiana, esaltata dalla mistificazione e dalla propaganda fascista, si coglie pienamente la grandiosa portata ideale e profetica della comunità slovena. A parte alcuni settori dell’élite intellettuale antifascista e i membri del Partito Comunista, pochissimi in Italia seppero rendersi conto allora di quanto stava avvenendo. La piena consapevolezza nella popolazione italiana e il dissenso esplicito al fascismo arrivarono solamente dopo le prime sconfitte militari nella guerra imperialista dell’Italia a fianco della Germania, quindi quasi vent’anni dopo. In Italia un’autentica presa di coscienza dal basso, un convinto sentimento antifascista e lo slancio ideale resistenziale si diffusero in un movimento collettivo e in un bisogno di partecipazione attiva, sia di resistenza armata che di resistenza civile, solamente dal 1943 in poi.
Solamente allora la popolazione italiana divenne ciò che mirabilmente espresse Calamandrei e oggi è riportato sul monumento alla Resistenza a Udine: “Quando io considero questo misterioso e meraviglioso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica , ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio. Era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini, per vivere da uomini.“

È decisivo sia sul piano etico che storico riconoscere oggi come i primi a prendere coscienza che in Italia si stava delineando un abominevole e barbaro mostro fascista fu proprio la popolazione di lingua slovena di Trieste e del goriziano, così barbaramente brutalizzata. Furono loro questi eroi i primi antifascisti d’Europa. A loro il merito e l’onore. La loro è una grande lezione di civiltà e di libertà della quale tutti siamo debitori. Se solamente i cittadini italiani avessero guardato a questi loro concittadini sloveni quanto avrebbero saputo riconoscere prima i segnali di una tragedia che avrebbe di li a poco travolto tutti. Quanto dolore e quanta sofferenza e violenza contro innocenti si sarebbero potute evitare.
Va dunque ribadito “quant’era pien di sonno”, come direbbe Dante, la coscienza italiana in quegli anni, e va riconosciuta e condannata la violenza contro la popolazione slovena e croata che l’esercito fascista avrebbe ancora perpetrato nel ventennio successivo culminata con l’invasione della Slovenia stessa nel 1942, fino alla repressione e ai rastrellamenti di Lubiana e alla deportazione in massa dei dissidenti sloveni nei campi di concentramento italiani, come quello di Gonars.
Qui sul Carso e in Istria e nel litorale la grande anima slovena fu invece profetica della tragedia ma anche della Liberazione. Per cosa combattevano quei giovani se non per un futuro di dignità che non avevano mai potuto veramente conoscere, ma solamente immaginare con la forza dei loro ideali. Quale consapevolezza avevano questi ragazzi che furono i pionieri della Resistenza antifascista, come movimento di popolo, in Europa! Proprio la giovane età di questi eroi ci fa capire quanto fosse profonda e radicata nella comunità slovena questa consapevolezza di libertà e di giustizia.
Manifestazioni come questa sono anche importanti perché sono momenti nei quali bisogna ribadire e combattere il revisionismo storico che proprio a Basovizza assume un significato ancora più drammatico. La tragedia dei profughi italiani dall’Istria e dalla Dalmazia, del dopoguerra, non deve essere sottovalutata e dimenticata, furono anch’essi vittime, vittime della tragedia della guerra imperialista nazifascista. Ma ricordare Basovizza, come purtroppo viene fatto, solamente per la sua Foiba, e non per questi eroi, è una mistificazione che non aiuta a capire la Storia e quindi a non ripetere gli errori e gli orrori. Accresce solamente i pregiudizi, gli stereotipi e offende la memoria di questi eroi. Va riconosciuto invece che la retorica delle foibe è stata inventata dalla propaganda nazista già nel 1943, paradossalmente addirittura prima che accadessero i fatti drammatici per i quali oggi è stata istituita la giornata del ricordo. È decisivo per costruire un’Europa di pace e convivenza che si riconoscano invece i crimini fascisti e ci si liberi dalle mistificazioni riconoscendo le tragedie senza fare una contabilità delle vittime e ricercare inqualificabili giustificazioni. Vanno dunque respinti e condannati tutti i tentativi di riscrivere la Storia. Le responsabilità non si cancelleranno mai. La forza oscurantista del revisionismo è sempre in agguato come dimostrano i numerosi (13) attentati anche contro questo monumento.

Concludo con tre brevi considerazioni. La prima è che il monumento più importante per una comunità è costituito dalla propria lingua, quella slovena qui. Non fu certo a caso se la violenza legalizzata fascista si abbatté con tanta ferocia proprio contro la lingua slovena. La lingua è cultura. Il bisogno di identità di una comunità e di un popolo si realizza attraverso le proprie narrazioni. Ed è proprio la lingua nella quale queste narrazioni sono espresse che diventa essa stessa la prima e autentica narrazione, “il mezzo stesso è messaggio” La lingua è narrazione di identità allo stato puro. Un appello quindi che come riscatto per questi martiri siano sempre più le occasioni per tutti i giovani di questi territori italiani e sloveni di poter imparare lo sloveno. Tutte le scuole dovrebbero insegnare lo sloveno, almeno in questa regione, molte di più dovrebbero diventare almeno bilingui.

L’importanza della Resistenza slovena è decisiva proprio per capire il senso della nuova cittadinanza Europa che dobbiamo costruire. I nazionalismi quando diventano fondamentalismi generano mostri. La Resistenza slovena in queste terre fa invece capire come possa esserci una difesa della propria identità che non è distruzione del diverso ma anzi è opportunità di confronto con il diverso. Il pluralismo è il più grande valore democratico da difendere oltre ad essere una grande opportunità. Si conosce se stessi anche per contrasto. L’idea di Europa nazifascista prevedeva un’omologazione totale e l’azzeramento delle differenze, l’Europa nata della Resistenza invece fa delle differenze il proprio fondamento: “unita nella differenza” è il suo motto. I nazionalismi sono un dramma quando diventano, come in recente movimenti politici anche in Italia, rifiuto e annientamento del diverso, le identità sono invece delle opportunità di arricchimento quando sono vissute con orgoglio e tolleranza come viene fatto qui. L’Europa per realizzarsi pienamente deve infatti abbandonare il concetto ottocentesco di stati-nazione. L’intera Europa va sentita come propria patria, la pluralità di lingue e culture va cementata dai comuni valori di democrazia e tolleranza.

Un ultima riflessione riguarda il dilemma vissuto così profondamente nella Resistenza slovena in queste terre: Resistenza legale oppure Resistenza clandestina e armata. Il XX secolo ha dimostrato che purtroppo quando la democrazia scompare, l’azione ancorché armata è inevitabile. E questo è un motivo in più per difendere quindi strenuamente la democrazia e i diritti delle minoranze. Siamo infatti tutti minoranza, membri di qualche minoranza. Se una minoranza viene delegittimata, in quanto tate, da un governo diventiamo tutti potenzialmente delle vittime. Per questi motivi, come giustamente viene ricordato qui a Basovizza, questi martiri hanno dato la loro vita anche per tutti noi indipendentemente dalla nostra lingua madre. La loro battaglia per il pieno riconoscimento dell’identità slovena è una battaglia che hanno condotto anche per la nostra identità, per l’Umanità, per la democrazia.

Grazie dunque Ferdinand, Franjo, Zvonimir e Alojz, per i vostro sacrifico, il nostro impegno antifascista e democratico e la difesa della cultura e lingua slovena sarà il vostro riscatto.



Come dice il poeta Miroslav Košuta:
E che mai non muoia il ricordo
Di un tempo che non deve fare ritorno



In da nikdar ne zamre spomin
Na čas, ki naj se ne povrne

Concludo facendo mia la frase eroica con la quale ha concluso la sua esistenza terrena il giovanissimo Ferdo Bidovec:
Živela Jugoslavija – Smrt Fašizmu.



Viva la Resistenza dei popoli al fascismo, viva la verità, la libertà e la giustizia! Viva i diritti delle minoranze".
Furio Honsell, sindaco di Udine


Tradotto da Jasna per  Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus


Kako ne slučajno ne fojba u Bassovizzi zamračuje spomenik antifašističkim herojima iz Basovizze

Iz XCOLPEVOLEX

Marco Barone

08(09/2014

Govor gradonačelnika Udina bio je jasan, jasan u osudi fašističkog ugnjetavanja u odnosu na slovensku zajednicu, jasan u optuživanju nacionalističke retorike oko fojbi, jasan u priznavanju presudne uloge za vrijeme Pokreta otpora i za sam Pokret otpora slovenske manjine. Riječi koje bi bilo jednom lijepo čuti i od gradonačelnika Trsta. Gradonačelnik Udina održao je ovog septembra 2014 važnu političku lekciju svojim političkim podrživačima, PD (Demokratskoj partiji Italije) in primis – na prvoim mjestu – i želja nam je da se njegove riječi čuju i na drugim instancama. Da se nešto mijenja u odnosu na slovensko pitanje, a također i kad je u pitanju bivša Jugoslavija te kad je riječ o talijanskoj odgovornosti u odnosu na manjine i također kad se radi o etničkom čišćenju, koje se dogodilo na Istočnoj granici i to od talijanske ruke, pa i kad se radi o nacionalističkoj retorici vezanoj za fojbe, a povezano sa historijskim revizionizmom, danas je neosporna činjenica. A ta činjenica ne nastaje ni iz čega. Ona je plod studija i istraživanja, koja su rezultat rada malog, daleko premalog broja osoba, optuženih za negacionizam, ožigonisanim kao bacači i bacačice u fojbe, po hiljadu puta lažno denunciranih, samo zato jer su javno iznijele historijske istine, koje u Italiji ne smiju isplivati na površinu, već jednostavno moraju potonuti i se utopiti u zaboravu. Nažalost, istina, ma kako neugodna, pliva na površini, ona ne tone, i ta će istina prije ili kasnije postati dominantna. Nije to pitanje historijskog rivaliteta, to je jednostavno pitanje pravde. Govor, koji ću ovdje iznijeti u cjelosti, bio je jako dobro primljen i slušatelji su ga u potpunosti podijelili te dočekali ogromnim pljeskom, koji ne treba zaboraviti.

Govor Furia Hansella, gradonačelnika Udina 7/9/2014 u čast mučenika iz Basovizze:

„Predsjedniče Komiteta za počast herojima Basovizze, ministre Jakič, ambasadore Mirosič, konzule Sergoš, poslaniče Blazina, gradonačelnici okolnih mjesta, rođaci i prijatelji heroja, građani i građanke antifašisti, budite svi lijepo pozdravljeni!

S velikim uzbuđenjem danas uzimam riječ u ovoj toliko neočekivanoj prilici na etičkom, političkom pa i na ljudskom planu. Duboko osjećam značenje ove godišnjice za slovensku manjinu iz Trsta, a taj dan morao bi biti značajan i za cijeli grad Trst, značajan za našu regiju, za Italiju i za sve talijanske i slovenske građane, koji osjećaju da im je diužnost utvrditi vrijednosti slobode, pluralnosti, solidarnosti, jednakosti, jednakih mogućnosti, te pravde i demokracije. Te vrijednosti su naša jedina nada za civilizacijski napredak čovječanstva. A ovo je i prilika da se osude fašisti i njihovo barbarstvo, da se osude politike homologizacije, čiji je cilj zanijekati specifičnosti i poništiti razlike, oduzimajući na taj način dostojanstvo različitim idenitetima i kulturama, koje su autentični temelji zajednica. 

Divlja politika prisilne denacionalizacije, a bilo bi ispravnije kazati fašizacije, čijim je objektom postalo stanovništvo, što je govorilo slovenskim jezikom u ovim krajevima, počevši od dvadesetih godina i to od strane tadašnje talijanske vlade, ostat će za oba naroda simbol grozote i barbarstva. Prvo eliminacija slovenskih škola, potom izbacivanje slovenskog jezika iz škola i iz crkava, zabrana slovenskih kulturnih organizacija, pa čak i sportskih društava, zabrana izlaženja slovenskih novina, zabrana svake slovenske kulturne aktivnosti i slovenskog jezika, a zatim postupna eliminacija slovenskih prezimena i toponima, sve do mijenjanja imena rječnih tokova, predstavljaju najodvratnije i najpodmuklije forme negiranja kulture jedne zajednice. Naročito je kukavički i podlo bilo izbaciti slovenski jezik iz sudova, negirajući na taj način da stranke imaju jednake mogućnosti da se brane. 

Otvoreno krešći međunarodne ugovore talijanske vlasti nisu kažnjavale ni fizička nasilja, čijim je objektom postala slovenska manjina od strane fašista-skvadrista, već štaviše sa jačanjem fašizma nasilje u odnosu na slovensku manjinu dobilo je legitimitet i stalno je bilo u porastu i dostizalo sve veće razine, sve do paljenja Casa del Popolo te Narodnog doma u Trstu, dok konačno nije u potpunosti legalizirano interniranjem slovenske inteligencije i premještanjem slovenskih učitelja. 

Te dramatične događaje, tako tragične za sve one, koji su ih doživjeli na vlstitoj koži ili kroz priču starije generacije, danas ne treba smjestiti jedino u problematiku ugnjetene manjine, već treba shvatiti njihovu daleko širu simboličnu vrijednost. Priznati i dozvoliti da se dadne istinska vrijednost toj „etničkoj bonifikaciji“ predstavlja danas dužnost za zemlju kao što je Italija, koja se nikada nije znala obračunati sa vlastitim fašističkim zločinima, zemlju koja nikad nije imala svoj Nirnberg. I danas kao istinski evropski građani, građani antifašističke Evrope, čiji je moto „ujedinjeni u različitosti“, što je u potpunoj antitezi s idejom nacifašističke Evrope, moramo reći da smo svi slovenski partizani:“vsi smo slovenski partizani“. Ovi heroji su univerzalni mučenici, jer su znali pružiti otpor diktaturi i nisu samo postojali, već su se znali i žrtvovati za ljudske vrijednosti i za ljudska prava svih nas. Oni su i naši mučenici.

Kako bi se iskazala počast ovim barbarski streljanim herojima u 5, 43 ujutro, 6 septembra 1930, poslije užasnog mučenja i poslije sudskog procesa, koji je bio prava farsa, bilo bi dovoljno izgovoriti, štaviše uzviknuti njihova imena, Ferdinand Bidovec, star 22 godine, Franjo Marušić, star 24 godine, Zvonimir Miloš, star 27 godina i Alojz Velenčić, star 34 godine, a njima bi trebalo dodati još i hrvatskog heroja, Istranina Vladimira Gortana, streljanog u Puli 17 oktobra 1929.

Koliko su bili mladi, bili su isto toliko i hrabri. Shvatili su koliko je bilo važno pružiti otpor i uvidjeli su da u izvjesnoj točci nastupa čas, kad se mora stupiti u akciju. Koliko bi tada bilo lakše biti, a možda je tako u svim vremenima, puki posmatrač nego li akter događaja. Ti su mladići ubrzo shvatili, da indiferentnost pred nepravdom već predstavlja saučesništvo. I danas, u antropološkoj krizi, koja traje duže i koja je veća od ekonomske krize, što je proživljavamo, a čije je prva žrtva današnja omladina, moramo izvući duboko nadahnuće iz velike mladosti ovih heroja. Sloboda i pravda rađaju se od mladih. Bili su mladi, ali su već bili giganti. 

Današnja svečana prilika je malena stvar u odnosu na njihovu epopeju. No za to je ona za nas velika prilika za obnovu univerzalnog značenja onog, što su oni znali pokazati svojim djelima. Ovi heroji su model koji se ne smije zaboraviti. I osjećam se duboko počašćenim što imam priliku sudjelovati na ovoj manifestaciji i predstavljati cijelu zajednicu iz Udina.

Fašizam uvijek vreba iz prikrajka, naročito u Italiji. Kako je kazao Gobetti sutradan nakon Marša na Rim:“Ovo nije nikakva revolucija, već otvoreno pokazivanje starih boljki od kojih boluje Italija“. U svako vrijeme postoji rizik od upadanja u fašizam, upadanja u totalitarizam. To smo vidjeli u nedavno, proteklih godina u Italiji i danas vidimo u drugim zemljama „jako civilizirane“ Evrope. Upadanje u fašizam je sporo, događa se gotovo neopazice, a hrani se raširenim pristankom zasnovanim na predrasudama, na općim mjestima, sve dok ne postane prekasno te kad se izgube demokratska prava, nastupa diktatura. A onda je neophodna krvava Oslobodilačka borba, kako bi se oslobodili fašizma. To je jedina velika lekcija XX stoljeća, tragičnog kratkog stoljeća. Dakle treba stalno pružati otpor i nikad se ne zamoriti od osuđivanja fašizma i od stigmatiziranja njegovih znakova, čim ovi opet počnu da „izviruju“. Nije dovoljno biti svjestan rizika fašizma, treba svaki dan živjeti u antifašističkom otporu i onda kad se čini da je rizik daleko. Zbog toga ovakva odavanja pošte nisu puke retoričke ceremonije, već vrlo značajne prilike na etičkom i političkom planu.

A ovaj dan je veoma važan i na historijskom planu, jer pruža priliku da se naglasi ono što je možda nedovoljno poznato , ili je zaboravljeno ili čak namjerno nepriznato: evropski domet slovenskog i hrvatskog antifašističkog otpora u Trstu i u Gorici, na Kršu, u Istri i u Primorju.

Zahvaljujem vam što ste mi dali priliku da se danas potpuno uvjerim i postanem tumačem ovih činjenica, koje su nažalost još uvijek premalo poznate, a koje bi se morale učiti i u školama:“ono što se proširilo po slovenskim krajevima počevši od dvadesetih godina bio je prvi autentičan oblik antifašizma u Evropi, antifašizma kao pokreta raširenog u narodu“. Ukoliko pomislimo kakva je bila svijest u javnosti, naročito talijanskoj, egzaltiranoj mistifikacijama i fašističkom propagandom, moguće je shvatiti ogroman domet, idealan i proročki, što ga je ispoljila slovenska zajednica. Izuzev izvjesnih sektora antifašističke intelektualne elite i članova Komunističke partije, vrlo malo njih je u to vrijeme u Italiji umjelo prepoznati, što se zapravo događa. Potpuno shvaćanje među talijanskim stanovništvom i izraženo protivljenje fašizmu došli su tek nakon prvih vojnih poraza u imperijalističkom ratu, u kojem je Italija stajala uz bok Njemačke, a to znači gotovo dvadeset godina kasnije. U Italiji istinsko osvješćivanje masa odozdo, kao i duboko antifašističko osjećanje i idejni polet prema Pokretu otpora prerastao u kolektivni pokret i u potrebu za aktivnim uzimanjem učešća u njemu, bilo da se radilo o građanskom otporu ili o oružanoj borbi, nastupa tek od 1943 pa nadalje. 

Tek tada je talijansko stanovništvo postalo ono što je divno Calamandrei okrstio misterijoznim i divnim narodnim pokretom i što se danas može pročitati na spomeniku partizanskoj borbi u Udinama: “Kad danas razmišljam o tom velikom dobrovoljnom poletu i ulasku u oružanu borbu najobičnijih ljudi, koji su do tada bili posve nenaroužani i mirni i koji su, u jednom iznenadnom prosvjetljenju osjetili, kako je došlo vrijeme da se krene u partizansku borbu i da se prihvate puške te da se svi nađu u gori, kako bi se borili protiv terora, to mene podsjeća na izvjesne neobjašnjive ritmove kozmičkog života, na izvjesne tajne pokrete na nebeskom svodu, koji određuju kolektivne pojave, kao što je rađanje pupoljaka na drveću, što sve propupa istoga dana, na laste s nekog kontinenta, koje sve istoga dana osjete da je došao čas da krenu na put. Došao je tada čas da se pruži otpor, došao je čas da postanu ljudi: da umru kao ljudi, da bi živjeli kao ljudi.“

Presudno je na etičkom planu danas priznati da su oni što su prvi shvatili da se u Italiji rađa odvratno i barbarsko fašističko čudovište bili upravo stanovnici slovenskog jezika Trsta i goriškog kraja, prema kojima je bila upotrebljena tako barbarska brutalnost. Oni su bili prvi antifašisti u Evropi. Njima pripadaju zasluge i čast. Oni su nam dali veliku pouku o civilizaciji i o slobodi i svi mi smo dužnici te poruke. Da su se bar talijanski građani ugledali na svoje slovenske sugrađane, koliko bi ranije znali prepoznati znakove tragedije, koja će ih kroz kratko vrijeme sve odreda zahvatiti i oboriti. Koliko boli i koliko patnje i koliko nasilja prema nevinima se moglo izbjeći. 

Treba dakle naglasiti „kol'ko sna bješe puna“, kako bi kazao Dante, svijest Talijana u tim godinama, i treba priznati i osuditi nasilje ispoljeno prema slovenskom i hrvatskom stanovništvu, koje će fašistička vojska nastaviti kroz sljedećih dvadeset godina i koje je kulminiralo invazijom i same Slovenije 1942, sve do represije, racije i čišćenja Ljubljane te masovne deportacije nepokornih Slovenaca u talijanske koncentracione logore, kakav je bioi logor u Gonarsu.

Tu na Kršu i u Istri i u Primorju velika slovenska duša bila je proročka u odnosu na patnju, ali i u odnosu na Oslobođenje. Za što su se borili ti mladići, ako ne za dostojnu budućnost, koju nikad nisu istinskii uspjeli upoznati, no mogli su je samo zamišljati snagom svojih ideala. Koju su svijest posjedovali ti dječaci, što su bili pioniri buduće Antifašističke borbe kao velikog narodnog pokreta u Evropi! Upravo njihova mladost navodi nas da shvatimo, koliko je duboko ukorijenjena u slovenskoj zajednici svijest o slobodi i pravdi. 

Manifestacije poput ove su važne, jer su to trenuci kada treba ukazati i uhvatiti se u koštac sa historijskim revizionizmom, koji baš tu u Basovizzi poprima još dramatičnije značenje. Tragediju izbjeglica iz Istre i Dalmacije u posljeratnom razdoblju ne treba podcijenjivati ni zaboraviti, i oni su bili žrtve, žrtve tragedije imperijalističkog nacifašističkog rata. A sjećati se Basovizze, kako se nažđalost događa, samo zbog njezine Fojbe, a ne zbog ovih heroja, predstavlja mistifikaciju, koja ne doprinosi shvaćanju Historije i neponavljanju grešaka i užasa. Ona samo povećava predrasude i stereotipe i vrijeđa sjećanje na ove heroje. Treba međutim priznati, da je retorika o fojbama bila izmišljenja od strane nacističke propagande već 1943 godine, paradoksalno čak i ranije no što su se zbili dramtični događaji, radi kojih je sada ustanovljen dan sjećanja. Presudno je za stvaranje Evrope mira i zajedničkog života da se priznaju fašistički zločini i da se oslobodimo od mistifikacija i da priznamo tragedije bez prebrojavanja žrtava i bez traženja nepredstavljivih opravdanja. Treba odbiti i osuditi sve pokušaje ponovnog pisanja Historije. Odgovornost se ne može nikada izbrisati. Mračna snaga revizionizma uvijek vreba kako to pokazuju brojni – bilo ih je 13 - atentati na ovaj spomenik. 

Važnost slovenskog Pokreta otpora je presudna da se shavati novi evropski osjećaj državljanstva, koje tek moramo stvoriti. Nacionalizmi, kad postanu fundamentalizmi, rađaju čudovišta. Slovenski pokret otpora u ovim krajevima pokazuje nam kako može postojati odbrana vlastitog identiteta, koja nije uništavanje različitog, već je štaviše prilika za uspoređivanje s različitim. Pluralizam je najveća demokratska vrijednost, koju treba braniti, osim što predstavlja i veliku povoljnu priliku. Upoznajemo sami sebe kroz suprotnosti. Ideja nacifašističke Evrope predviđala je totalno homologiziranje i uništavanje svih razlika, dok je Evropa rođena iz Oslobodilačkog pokreta razlike ugradila u vlastiti temelj:“jednakost u različitosti“ je njen moto. Nacionalizmi su drama, kad postanu, kakvi su postali neki skorašnji politički pokreti i ovdje,u Italiji, odbijanje i uništavanje različitog, dok su različiti identiteti, naprotiv, prilike za obogaćivanje, kad su življene s ponosom i sa tolerancijom, kako se to tu sada događa. Kako bi se potpuno ostvarila, Evropa mora napustiti deventaestovjekovnu koncepciju države-nacije. Cijelu Evropu treba osjećati kao vlastitu domovinu, a pluralitet jezika i kultura mora biti zacementiran vrijednostima demokracije i tolerancije.

Posljednje razmišljanje odnosi se na dilemu, koja je tako duboko bila proživljavana u slovenskom Pokretu otpora u ovim krajevima: da li legalni Otpor ili tajni i oružani Otpor. XX stoljeće je pokazalo da je nažalost, kad nestane demokracije, neizbježna oružana akcija. To je dakle motiv više, da se iz svih snaga brani demokracija i da se brane prava manjina. Ustvati svi smo manjina, svi smo mi dio neke manjine. Ukoliko se neka manjina stavi izvan zakona, kao takva, od strane izvjesne vlade, svi potencijalno postajemo žrtve. To su bili motivi, kako se s pravom ovdje, u Basovizzi podsjećamo, zbog kojih su ovi mučenici dali svoje živote i dali su ih za sve nas, bez obzira, koji jezik govorimo kao maternji. Njihova borba za puno priznavanje prava slovenskog identiteta jest borba, koju su vodili i za naš identitet, za Čovječanstvo i za demokraciju.



Hvala vam dakle Ferdinande, Franjo, Zvonimire, i Alojze, hvala vam za vašu žrtvu. Naše zalaganje za antifašizam i za demokraciju i za obranu slovenskog jezika i kulture znače vaše iskupljenje.



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