Passa ai contenuti principali

Barabba e Cristo, una metafora per spiegare la vicenda dei marò e di Napoli

Sarà forse ridondante, forse scontato, forse assodato, ma sento la necessità di scriverlo, quando a morire per mano delle forze di sicurezza è un qualsiasi cittadino, si liquida tutto in: "incidente, legittima difesa, tragedia, fatto accidentale". Non si parla mai di omicidio,sia esso colposo, preterintenzionale, doloso o di assassinio. Affermare il concetto di omicidio, o assassinio, quando questo accaduto per colpo di piombo o di frusta di Stato, significa accettare la responsabilità della propria cattiva condotta. Significa assumersi la responsabilità. Significa dire che lo Stato ha sbagliato, che lo Stato ha ucciso.
Ma, come giustamente eccepito nel post:
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=18935 di Wu Ming, in sostanza l'ossatura del fascismo è ancora viva e presente, la deresponsabilizzazione, che ha condotto questo Paese a compiere uno e più tradimenti, come fatto altamente naturale, è questione scheletrica e strutturale difficile da spezzare.  Italiani brava gente, forze di sicurezza brava gente, sempre a prescindere da qualsiasi atto od omissione. Ma voglio andare oltre, osando una metafora religiosa, perché il nostro Paese, quello in cui viviamo, è profondamente dopato da principi e concetti e dogmi e parabole religiose e per comprendere certi processi si deve analizzare il tutto anche da questa ottica. 
Sì, vi è anche un condizionamento religioso che nella sua profondità incide molto e ciò non lo si può ignorare. Pensiamo alla questione Barabba e Cristo quello che è passato nell'immaginario collettivo è il seguente messaggio: L’innocente( Cristo) andò sulla croce al posto del colpevole( Barabba). Che poi Barabba fosse solo un ladrone od un brigante e non un assassino, poco doveva interessare, quello che doveva interessare e conta è la colpevolezza di Barabba e l'innocenza assoluta di Cristo. Buona parte del sistema mediatico trasforma l'agente, sia esso delle forze militari che dell'ordine, quando si realizza un fatto come quello indiano o di Napoli, parlo dei più recenti perché sono quelli più caldi, nell'innocente assoluto che non aveva alcuna colpa, che svolgeva il proprio lavoro. Mentre i pescatori di turno sono colpevoli a prescindere, perché pescavano in una zona pericolosa, il ragazzo di periferia è colpevole a prescindere perché i ragazzi della sua età la sera tardi devono starsene a casa a dormire e non andare in giro ecc.  
Dunque a finire sulla croce, per la voce del popolo maggioritaria, come governata dalle ronde mediatiche di sistema, dovevano essere i pescatori od il ragazzo di periferia, a prescindere da ogni tipo di valutazione preventiva, itinerante e successiva. Perché il sistema di sicurezza è quello deputato a garantire l'ordine e deve essere sempre innocente. Perché il sistema di sicurezza è la parte vitale ed essenziale dello Stato, colpevolizzare il sistema di sicurezza significa colpevolizzare lo Stato. Però, come la religione ha insegnato, sulla croce vi è finito Cristo non Barabba, l'innocente assoluto e non il colpevole che doveva essere il colpevole. E dunque, anche se a morire sono stati i pescatori, o ragazzi di periferia, si deve compiere l'opera mediatica religiosa. Cristo deve finire in croce e si deve affermare la sua "passione" Si deve compiere la sofferenza del Cristo, una sofferenza che deve essere riservata solo per i servitori dello Stato, quasi a rimpiangere che non siano loro ad essere stati uccisi. Si attua la seconda fase, quella fase che vuole il martirio, la passione, il calvario, la crocifissione, sino alla resurrezione. Ed ecco che si trasmettono filmati, ricostruzioni, proiezioni, di eroi che hanno perso la vita durante lo svolgimento del loro lavoro, siano essi in missioni di guerra, siano essi in servizio in città. Strumentalizzazione della morte a dir poco ignobile. A ciò si ricollega una ricostruzione, spesso forzata e spesso surreale, ma dall'effetto chiaro ed inequivocabile, quale quella di ricondurre tramite gesti ed atti l'intera passione di Cristo nella vicenda dei servitori dello Stato, attualizzata ma sempre efficace, ecco allora la detenzione, la malattia, il vittimismo, la crisi, il dolore, la richiesta del perdono, l'abbandono, gli assalti contro le auto, che ricordano gli assalti contro i discepoli, le offese contro il corpo, fino ad arrivare alla resurrezione, quale la riabilitazione, il ritorno in Italia, o l'oblio, che farà dimenticare la vera vittima, la reale vittima e salvaguardare l'intero corpo, perché Cristo è sempre innocente e la sua innocenza va difesa sempre. Una situazione del genere, spesso decisa dall'alto ed imposta dall'alto non giova neanche a quel tipo di sistema che si vorrebbe difendere con tali mezzucci, perché verrà meno la fiducia, perché le persone che ancora ragionano con la propria testa, non dimenticano mica. Spirito di corpo, di appartenenza e tanto altro, non possono e non devono condizionare certi e dati processi, certi e dati processi che si ripropongono puntualmente sempre con gli stessi schemi. Schemi frutti di consapevolezza o meno, sono una sorta di ipnosi collettiva che risveglia concetti inculcati nel corso del tempo sempre pronti a colpire e ad affondare ogni concetto reale di giustizia, nel nome di quella religiosità che ha mandato in rovina questo Paese, perché l'innocenza di Cristo non si deve discutere, mai.

Commenti

Post popolari in questo blog

Con i confini della giusta sconfitta di Caporetto l'Italia oggi si fermerebbe a Treviso

Dal dannunzianesimo in poi, passando per retoriche risorgimentali estremizzate, irredentismi radicali, simulati patriottismi, l'Italia decise di aggredire l'Impero Austro Ungarico, occupando terre non italiane, anche se forse si poteva pur parlare l'italiano, anche se prevalentemente si parlavano dialetti locali oltre ovviamente allo sloveno, il tedesco, il friulano. Dove vi potevano essere radici latine, risalenti anche all'Impero Romano, ma non è che ovunque l'Impero Romano mise piede era da considerarsi Italia, perchè allora dovrebbero rivendicare anche l'Azerbaigian, senza dimenticare che l'Italia si formerà come Stato unitario poi solo nel 1861. Audacia, tenacia, scippati dalla terra contadini, ragazzi, famiglie senza più i loro figli, mandati a morire nel nome del niente. Arroganza, gestione criminale del conflitto, per conquistare fazzoletti di terra che ancora oggi si sentono poco italiani, perchè l'Italia è giovane, l'Italia unita si è fat…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Trieste chiude la libreria indipendente IN DER TAT, Davide questa volta ha perso contro Golia

"IN DER TAT“, prendendo in prestito un concetto che il filosofo Hegel riferiva alla cultura, significa in atto, in evoluzione. E’ per questo motivo che l’abbiamo scelto come nome per la nostra libreria, proprio perché pensiamo alla cultura come qualcosa in continuo mutamento(...)". Questo è quello che leggi nel sito di questa libreria, situata nella zona Cavana di Trieste, non più un bordello ottocentesco, ma un rione oramai destinato ad essere fashion, riqualificato, perfetto, una vetrina nella vetrina di Trieste, che ha snaturato la sua storia, che forse viene ricordata dalla statua di Svevo, niente di più. Una libreria che ha segnato per anni ed anni la storia di questo rione, un punto di riferimento culturale, sociale per triestini e non, appuntamenti di gran rilievo, dibattiti e confronti su più materie, i libri prendevano forma, vita attraverso anche gli incontri, le relazioni. Una libreria relazionale. Con il vecchio libraio o vecchia libraia, non per questione ana…