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La democrazia violata a Trieste e la similitudine negata con Briga e Tenda

Con alcuni decreti luogotenenziali dal 1944 al 1946, in Italia, si introducevano, primi atti importanti, che avrebbero consentito l'elezione a suffragio universale, diretto e segreto, dell'assemblea costituente e si proponeva l'introduzione del referendum popolare per sancire se sarebbe stata la Repubblica o la Monarchia a determinar il futuro di questo Paese. Il DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 10 marzo 1946, n. 74, prevedeva il collegio di Trieste, della Venezia Giulia, ad esempio,
ma, pochi giorni dopo, con un nuovo DECRETO LUOGOTENENZIALE, 16 marzo 1946, n. 99, “ritenuto che e' per ora impossibile lo svolgimento delle elezioni nella Venezia Giulia a causa dell'attuale situazione internazionale e nella provincia di Bolzano, nella quale le liste elettorali non si sono potute ultimare non essendo tuttora regolate le questioni sulla cittadinanza degli optanti per la Germania che hanno perfezionato l'opzione” ai cittadini di queste terre, si parla di una popolazione complessiva di 977 mila abitanti, veniva impedito il diritto di pronunciarsi. Si manteneva fermo il solo collegio di Udine-Belluno. Eppure, “l'esercizio del voto era considerato come un mero obbligo al quale nessun cittadino poteva e doveva sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese in un momento decisivo della vita nazionale”. 

Eppure a Briga Marittima e Tenda si svolsero le consultazioni per il referendum del 2 giugno 1946, nonostante fossero terre contese, come Trieste e la Venezia Giulia, e nel 1947, verranno annesse alla Francia, come previsto dal trattato di pace del 1947, dopo una consultazione popolare. Ciò non è accaduto a Trieste, ove si registreranno dei colpi di mano rilevanti, alla faccia del principio dell'autodeterminazione e della democrazia. Verrà bloccata la formazione del Territorio Libero di Trieste, che avrebbe potuto segnare la realizzazione di uno Stato autonomo, indipendente, multietnico, multiculturale, e ricco, visto il regime del punto franco e la sua posizione strategica. Ma il 5 ottobre del 1954 a Londra, Francia, Inghilterra e Stati Uniti siglarono quello che passerà alla storia, con Italia e Jugoslavia il "Memorandum d'intesa" in forza del quale, in sostanza, la parte del costituendo Territorio Libero amministrata dagli Alleati veniva affidata all'amministrazione dell'Italia. Non era un trattato giuridico, ma una semplice intesa, come ben lasceranno anche intendere le dichiarazioni dei responsabili politici di quel tempo, un memorandum che sanciva l'inizio della fine del TLT. Un memorandum che creava scontenti da tutte le parti, da quelle comuniste, a quelle fasciste a quelle nazionaliste ma che poneva la prima pietra verso la soluzione definitiva del problema ed il governo inglese comunicava che comunque non avrebbe "accettato ed appoggiato ulteriori rivendicazioni Jugoslave ed Italiane nei riguardi dei territori sotto la sovranità e l'amministrazione altrui".

Colpo di grazia, al TLT, che arriverà qualche anno dopo, con la LEGGE COSTITUZIONALE 31 gennaio 1963, n. 1 con la quale si stabilirà che "Il Friuli-Venezia Giulia e' costituito in Regione autonoma, fornita di personalità' giuridica, entro l'unita' della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione", od ancora che "La Regione comprende i territori delle attuali province di Gorizia e di Udine e dei comuni di Trieste Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico. La Regione ha per capoluogo la città' di Trieste. Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione ha un proprio gonfalone ed uno stemma, approvato con decreto del Presidente della Repubblica". Insomma sarà proprio la nascita della Regione Friuli-Venezia Giulia a determinare la fine del Territorio Libero di Trieste e l'atto sbrigativo,del 10 novembre 1975, e non degno neanche di una giusta attenzione mediatica, tanto che la stampa di quel periodo dedicherà pochissimo spazio all'evento di Osimo,si stabilirà, a livello storico, politico ed amministrativo, con la firma del ministro,controverso, degli Esteri italiano, Mariano Rumor, e quello jugoslavo, Milos Minic, in sostanza l'abrogazione dell'intesa di Londra e l'indiretta decadenza del Trattato di Pace del 1947 ed il consolidamento della sovranità italiana, già formalizzata con la nascita della Regione FVG, sull'area di Trieste.

Quello che qui interessa comprendere, a prescindere da come la si possa pensare sul TLT, sulla zona A, B, od unificazione delle due zone, è l'assoluta violazione, voluta, di ogni principio minimo di democrazia.  La comunità di Trieste che si trova ad essere soggetta alla sovranità della Repubblica italiana, come accertato dalla recente giurisprudenza, e che festeggia il 2 giugno, non è stata consultata sulla scelta del proprio destino, per la nascita della Repubblica, della Costituente, così come accaduto per esempio per Briga e Tenda, non è stata consultata sull'esito del TLT, non è stata consultata sulla nascita della Regione, ma si è trovata a vivere il tutto calato semplicemente dall'alto di quella politica non sempre pienamente rappresentativa degli interessi generali e comuni di Trieste. Questi sono dati oggettivi, dati di fatto. Forse la consultazione popolare avrebbe sancito l'annessione all'Italia, forse no, ma vista la similitudine con la situazione di Briga e Tenda, perché ciò non è stato fatto? E trovarsi a discutere e vivere una situazione che ancora oggi crea e fomenta diverse tensioni? E comunque sia, se Trieste deve decidere il giorno in cui "festeggiare" la ricorrenza dell'effettiva restituzione all'Italia, dopo la caduta del fascismo, dopo l'occupazione nazista, dopo l'amministrazione Jugoslava  ed italo-slovena prima ed anglo-americana poi, questa, a parer mio, deve coincidere con la nascita della Regione FVG, perché è con  quell'atto,  con la legge Costituzionale n.1 del 31 gennaio 1963, ed entrata in vigore il 16 febbraio 1963, che de facto si è sancita la Sovranità della Repubblica italiana su Trieste, almeno sino a prova giurisprudenziale contraria.

Marco Barone



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