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Una riflessione sui dati TALIS-OCSE: I Dirigenti e la leadership didattica


Sono stati recentemente pubblicati i dati TALIS 2013, si tratta di una indagine internazionale sull'insegnamento e l’apprendimento promossa dall’OCSE e realizzata con la collaborazione dei Paesi partecipanti, della Commissione Europea e di un consorzio di ricerca internazionale formato da: International Association for the Evaluation of Educational Achievement (IEA; con sede nei Paesi Bassi); IEA Data Processing and Research Center (IEA DPC; con sede in Germania) e Statistics Canada. In generale l’obiettivo di TALIS è di fornire in modo puntuale ed efficace indicatori internazionali solidi ed analisi utili alle politiche sugli insegnanti e sull'insegnamento. Questi indicatori, così si legge nelle note informative “ possono aiutare i Paesi a riesaminare e rivedere le loro politiche, al fine di favorire lo sviluppo di condizioni per un insegnamento- apprendimento di elevata qualità”. 
Ovviamente sono dati da prendere con le pinze visto che in Italia hanno partecipato 3.337 docenti e 194 dirigenti scolastici. Dunque una percentuale certamente non alta, ma a livello statistico, probabilmente, viene reputata come idonea per conferire un quadro generale della scuola. Per quanto concerne i Dirigenti emerge che : " il DS non ha potere sul livello di salario degli insegnanti né sugli avanzamenti di carriera (il 4% di risposte affermative potrebbero riferirsi alle scuole private);  il 25% dichiara di poter intervenire sul licenziamento o sulla sospensione dal servizio dei docenti; il 33% dice di poter accettare le iscrizioni degli studenti a scuola;  il 64% può decidere l’allocazione delle risorse finanziarie;  il 68% interviene nella scelta dei materiali didattici; il 73% interviene nelle procedure di valutazione degli studenti comprese quelle nazionali;  il 74% nella determinazione dei contenuti di apprendimento comprese le quote nazionali/regionali del curricolo;  l’82% dice di intervenire nelle politiche e nelle procedure relative alla disciplina degli studenti ed infine l’87% nella decisione dei corsi offerti dall'istituto".

Si nota, in base al campione di questa inchiesta, che esiste una percentuale significativa di incidenza, da parte dirigenziale, nel settore della didattica, della valutazione complessiva degli studenti. Eppure, questa materia, ad oggi almeno, dovrebbe vedere una percentuale d'intervento non così elevata, stante le prerogative sia degli organi collegiali che dei singoli docenti in materia. Ma i dati raccolti, per TALIS, mostrano che quando i DS “sono orientati ad esercitare una leadership didattica sono anche più propensi a realizzare piani di sviluppo professionali per i docenti nella loro scuola (in 13 paesi) osservano le attività in classe come parte del sistema di valutazione dei docenti (20 paesi) e riferiscono che c’è un alto livello di rispetto reciproco tra docenti (17) paesi”. Dunque cosa ci si deve aspettare in Italia? Che il dirigente scolastico ritorni ad effettuare il vigilante durante l'esplicazione diretta dell'attività didattica? E' questo uno dei parametri che verrà utilizzato per la valutazione dei docenti? In sostanza ciò è già accaduto ed accade ancora oggi, ma non tanto per valutare il docente, nel senso di meritocrazia, ma per avviare procedimenti disciplinari o definire procedure di mera incompatibilità ambientale.D'altronde, come la casistica ha insegnato, e come il sistema ha insegnato, le famiglie esercitano un ruolo importante anche per condizionare la posizione lavorativa del docente, ed il dirigente, da buon amministratore deve soddisfare la clientela, l'utenza, non può prendersi mica il lusso di perdere iscrizioni, di perdere un "cliente" specialmente nel tempo ove la concorrenza tra le scuole inizia ad essere una questione seria e preoccupante e con la spada di Damocle della valutazione che incombe anche sulla testa del dirigente. Le famiglie e gli studenti, intesi come utenti, come clienti, possono, con la canonica letterina inviata alla dirigenza scolastica, con la quale manifestano rimostranze sul modus operandi di un docente magari reputato "scomodo", far vivere brutti momenti al povero insegnante che spesso si trova in balia di venti difficili da domare e non determinati, spesso, dalla sua volontà. Per fortuna esiste ancora l'arma della solidarietà e spesso i docenti riescono, insieme, a fronteggiare queste situazioni, ma se il potere dei dirigenti incrementa e se questo potere si aggancia al sistema nazionale e scolastico di valutazione, qualche riflessione sarebbe il caso di iniziare a maturarla. Non tanto e non solo per la stabilità lavorativa del lavoratore e dei suoi giusti diritti, ma anche per la scuola pubblica, o per quello che ne rimane, per la libertà d'insegnamento e di valutazione degli studenti. Insomma, la così detta leadership della didattica, rischia di essere pericolosa per l'autonomia del singolo docente, per la libertà d'insegnamento. Concetti vecchi, tipici di una scuola autoritaria, che vedono mutare la terminologia, ma la sostanza è sempre la stessa. L'autorevolezza di un Dirigente scolastico non deve diventare autoritarismo e non deve legittimare l'autoritarismo.



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