Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

#Calcio Mondiali: a quando la rappresentanza UE e la fine delle nazionali?

Di Stati Uniti d'Europa si parla sin dal 1914 circa, per esempio sarà un progetto caro all'irredentista ma anche socialista, Ettore Ciccotti. Un concetto che, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha trovato maggior consistenza ed oggi è quasi all'ordine del giorno di buona parte di quella politica strettamente legata, per ragioni strategiche, alla visione americana del mondo e della società, sia essa di destra che di sinistra. Si dice che il calcio unisce, unisce i popoli, unisce le comunità.  Eppure l'Unione Europea non ha una squadra calcistica unica, come accade per esempio negli Stati Uniti d'America. La UE oggi è grande agglomerato dove gli Stati, pur avendo perso sovranità su diverse materie, economiche in primis, continuano a chiudersi nel recinto del più esasperato nazionalismo quando si tratta di competizione agonistica, di sport e di calcio, ad esempio. Italia, Germania, Francia e così via discorrendo. Ma l'Unione Europea dovrebbe avere una sola squadra di calcio e certamente così sarà e non potrà che essere quando si realizzerà il progetto degli Stati Uniti d'Europa. Probabilmente una mossa del genere comporterà sollevazioni popolari forse indomabili, ma se ciò accadrà, allora, l'Unione Europa sarà destinata a non essere altro che un contenitore di mille nazionalismi, uniti solo da una moneta e dalla libera circolazione delle merci in primo luogo. Il calcio potrebbe e dovrebbe essere il primo esempio di unificazione. D'altronde il calcio di oggi è mutato. Alcune nazionali moderne hanno messo in discussione, positivamente, il concetto di autoctono,  le squadre di calcio, con riferimento alle varie competizioni locali, sono oggi espressione di calciatori provenienti da diversi Paesi con diversa nazionalità. Insomma, il calcio, corre, corre talmente tanto che pone in discussione il concetto di nazionalità.  A pensarci bene forse arriverà il momento in cui i mondiali, come li abbiamo conosciuti sino ad oggi, non avranno più ragione di esistere, forse diventeranno espressione di competizione di forze continentali, dei cinque, o sei o sette continenti esistenti, dipende da quale modello si vuole seguire. Certo, è vero che oggi giorno i nazionalismi sono tornati a bussar alla porta dei vari Stati con forza e prepotenza ed anche violenza, ma il calcio, se ben indirizzato, potrebbe risolvere questo problema, unire per il goal, un goal per un mondo senza più frontiere e pericolosi nazionalismi.


Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?