Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

#Calcio Mondiali: a quando la rappresentanza UE e la fine delle nazionali?

Di Stati Uniti d'Europa si parla sin dal 1914 circa, per esempio sarà un progetto caro all'irredentista ma anche socialista, Ettore Ciccotti. Un concetto che, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha trovato maggior consistenza ed oggi è quasi all'ordine del giorno di buona parte di quella politica strettamente legata, per ragioni strategiche, alla visione americana del mondo e della società, sia essa di destra che di sinistra. Si dice che il calcio unisce, unisce i popoli, unisce le comunità.  Eppure l'Unione Europea non ha una squadra calcistica unica, come accade per esempio negli Stati Uniti d'America. La UE oggi è grande agglomerato dove gli Stati, pur avendo perso sovranità su diverse materie, economiche in primis, continuano a chiudersi nel recinto del più esasperato nazionalismo quando si tratta di competizione agonistica, di sport e di calcio, ad esempio. Italia, Germania, Francia e così via discorrendo. Ma l'Unione Europea dovrebbe avere una sola squadra di calcio e certamente così sarà e non potrà che essere quando si realizzerà il progetto degli Stati Uniti d'Europa. Probabilmente una mossa del genere comporterà sollevazioni popolari forse indomabili, ma se ciò accadrà, allora, l'Unione Europa sarà destinata a non essere altro che un contenitore di mille nazionalismi, uniti solo da una moneta e dalla libera circolazione delle merci in primo luogo. Il calcio potrebbe e dovrebbe essere il primo esempio di unificazione. D'altronde il calcio di oggi è mutato. Alcune nazionali moderne hanno messo in discussione, positivamente, il concetto di autoctono,  le squadre di calcio, con riferimento alle varie competizioni locali, sono oggi espressione di calciatori provenienti da diversi Paesi con diversa nazionalità. Insomma, il calcio, corre, corre talmente tanto che pone in discussione il concetto di nazionalità.  A pensarci bene forse arriverà il momento in cui i mondiali, come li abbiamo conosciuti sino ad oggi, non avranno più ragione di esistere, forse diventeranno espressione di competizione di forze continentali, dei cinque, o sei o sette continenti esistenti, dipende da quale modello si vuole seguire. Certo, è vero che oggi giorno i nazionalismi sono tornati a bussar alla porta dei vari Stati con forza e prepotenza ed anche violenza, ma il calcio, se ben indirizzato, potrebbe risolvere questo problema, unire per il goal, un goal per un mondo senza più frontiere e pericolosi nazionalismi.


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