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Scioperano i lavoratori, si punisce la RSU, accade nella Firenze di Renzi

L'Italia ha conosciuto sempre immense repressioni nei confronti dei lavoratori e del diritto di sciopero. In particolar modo dalla seconda metà del 1800, passando per i moti di Milano, al fascismo, al presente. Al grido pane, pane, pane, si rispondeva con leggi speciali, con armi da fuoco, carcere duro.  Venivi arrestato se qualche mese prima dell'entrata in vigore delle leggi speciali avevi osato  frequentare od eri amico di anarchici, socialisti. Bastava cantare l'inno dei lavoratori, leggere poesie rivoluzionarie, o semplicemente sognare la rivoluzione per essere imprigionati, isolati e rischiare di morire, e spesso morivi.  Si punivano gli intenti. Si punivano le condivisioni.  Si puniva la responsabilità, a detta del sistema, oggettiva.  Anno 2013, il giorno 5 e 6 dicembre a Firenze, la Firenze dell'allora Sindaco Renzi, sull'onda di Genova, che a sua volta, anche se con scoppio ritardato, seguiva l'onda pregressa di Milano, i lavoratori del settore dei trasporti decidevano di scioperare contro la riorganizzazione del settore dei trasporti, contro il rischio licenziamenti. Lo sciopero era stato proclamato in modo corretto dalla RSU che fa prevalentemente capo ai Cobas, al sindacalismo di base.  Il garante della legge anti-sciopero, la famigerata legge 146/90 apriva l'istruttoria e nello stesso tempo risultava, dalle notizie di stampa, che la Procura della Repubblica apriva un fascicolo contro ignoti per il reato di interruzione di pubblico servizio. Centinaia i lavoratori interessati.  Cosa accade? Che in data 4 marzo 2014 il Garante sanzionava le RSU ATAF di Firenze con la sospensione dei permessi sindacali retribuiti pari ad 8 mila euro dovuti alle stesse. 
Il motivo?  Sanzionare l'influenza sindacale, poiché a detta della Commissione “la RSU avrebbe dovuto formalmente e sostanzialmente dissociarsi dall'astensione ponendo in essere ogni accorgimento per impedire l'attuazione della protesta in palese ed oggettiva violazione delle regole”.  Ma anche perché “ fermare un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.
Ed infine la prova delle prove era data dal fatto che la vertenza si concludeva “solo all'esito della sottoscrizione del verbale di conciliazione del 6 dicembre 2013 e tale circostanza appare l'ulteriore dimostrazione della persistente influenza della stessa RSU sui lavoratori”.  A nulla sono valse le difese della RSU, le quali ben avevano eccepito il fatto di aver ricordato ed invitato i lavoratori a rispettare le regole ed a ricordare agli stessi in cosa si andava incontro.  Ma come può la RSU fermare l'onda spontanea di lotta dei lavoratori? Con quale strumento? Con quale mezzo? Mica sono poliziotti, e non devono esserlo.  Ma la cosa grave, tra le tante è che l'indizione dello sciopero, viene considerata come idonea a sanzionare la sua evoluzione oltre le regole vigenti. Perchè nel momento in cui si eccepisce il principio che fermare un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo, senza indicare con quali mezzi o strumenti la RSU avrebbe dovuto provvedere a fermarlo, significa che invocare e proclamare uno sciopero comporta delle responsabilità oggettive qualora questo vada oltre le regole, nonostante chi ha proclamato lo sciopero non abbia alcuna responsabilità in merito. Non potendo colpire i lavoratori, per ora, si colpiscono direttamente i loro rappresentanti sul luogo di lavoro. Non è tanto la solita questione del dividere per vincere, ma è qualcosa di più e di più inquietante.  Si vuole punire la solidarietà, si vuole punire lo spontaneismo, si vuole punire la rappresentanza del sindacalismo di base. Ma con quali strumenti poteva la RSU bloccare la lotta di centinaia di lavoratori?  Con quale etica? Con quale diritto? Situazione diabolica, perché tanto la RSU doveva essere punita a prescindere, perché doveva essere lanciato un segnale, ed il segnale era la delegittimazione della lotta dei lavoratori.  Ma la cosa che inorridisce anche è il fatto che la RSU avendo sottoscritto il verbale il 6 dicembre, cioè il giorno seguente alla proclamazione dello sciopero ed in pieno sciopero oltre le regole, per tale atto, viene punita perché avrebbe dovuto firmarlo prima. Ma come poteva firmare l'accordo prima se non vi erano le condizioni? Se la RSU è chiamata a rappresentare i lavoratori, deve rappresentare i lavoratori, non può mica rappresentare se stessa in modo autoreferenziale.  La RSU ha firmato l'accordo solo quando i lavoratori hanno manifestato il loro consenso ma ciò per la commissione è indice dell'influenza sindacale.  Ed allora bisognerebbe chiedersi ma a cosa serve la RSU? A servire il sistema? Quella influenza che nuoce gravemente alla salute della democrazia. Insomma mutano le epoche, mutano gli strumenti, ma non mutano gli intenti. Punire la solidarietà, punire la lotta, punire chi rappresenta la voce della ribellione per affossare la ribellione stessa.  Questo provvedimento è pericoloso anche per la tenuta della democrazia stessa. Forse alla Commissione di Garanzia non hanno ben compreso che simili provvedimenti avranno l'effetto contrario, ovvero favorire i processi di autorganizzazione che porranno in discussione i sistemi di rappresentanza che il sistema ha voluto per controllare il dissenso e le lotte sociali. Non potendo colpire centinaia di lavoratori si decide di colpire la voce di questi. Ahimè, il sistema della cogestione, come previsto nel jobsact, sarà una ennesima mazzata alla conflittualità nei luoghi di lavoro. D'altronde sono anni che dicono che in Italia ci deve essere la pacificazione sociale. Puoi morire di fame, puoi essere licenziato in qualsiasi momento, puoi lavorare senza retribuzione, pazienza, l'importante è la pacificazione sociale, ovvero la fine della lotta e quando osi la lotta, i carri armati del sistema puntano l'obiettivo e sparano e colpiscono. A volte ti abbattono a volte no, questione di volontà e di resistenza. 

Marco Barone

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