Venezia è la città dell'arte

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  L'arte deve saper stupire, deve saper incuriosire e soprattutto scatenare polemiche, altrimenti che arte sarebbe? Si cadrebbe nella banalità del niente. Venezia è la città d'arte per eccellenza, una cornice fantastica, che forse un giorno seguirà le orme di Atlantide oppure chissà, presa d'assalto dal turismo consumistico di massa, ma che riesce, malgrado a tutto a preservare la sua anima e la sua identità. Città internazionale, dove si parla forse più l'inglese che l'italiano o il veneto. L'arte a Venezia non deve conoscere censura, deve saper osare, andare oltre ogni geopolitica, qui l'arte deve essere terra franca e infischiarsene delle regole dettate dal solito politichese che altra conseguenza non ha che quella di inquinare l'arte e annientarne l'essenza.   

'Ndrangheta Town




Attraversi oltre otto mille anni di storia
camminando su questo rude e vecchio asfalto,
silenzi di mare ti rapiscono in lontananza,
lì il Golfo di Lamezia,
là lo Stromboli fumante ed indifferente,
qui io con le mani nella tasca,
pensieri senza una direzione definita,
e cammini.
Cammini sfiorando le mura greche,
cammini oltrepassando ciò che rimane del Tempio di Proserpina,
cammini tra ville romane, mosaici e mura sepolte
da una civiltà che ha fatto della inciviltà il suo unico senso di abitudine.
Abitudine all'inciviltà.
Lì in alto il castello Normanno Svevo,
qui in basso i simboli ed altari di quel fascismo che
da queste parti non è stato poi tanto ripudiato,
anzi anzi è anche onorato.
Storia e malesseri sociali,
in una crisi che mai crisi qua è stata,
perché tanto al peggio non c'è mai fine,
e tu sai
che abituato sei al non lavoro
e per campare si può sempre sperare
nel giusto suono delle campane.
Ma mille ed infinite automobili giostrano per la città,
sì non avendo nulla da fare sali in macchina e giri e giostri con il tempo.
Tanti e più girotondi.
Telefonino in mano, sigaretta accesa, musica a volume che stordisce anche chi
chiuso nella sua omertà dice che nulla ha mai sentito perchè, per tendenza, sordo,
ma che tutto vuol sapere della tua vita
ma che nulla ti dirà della sua di vita,
e la tua schiena lentamente scivolerà verso i pedali,
il tuo mento verso il volante,
perché tanto non hai nulla da fare,
e tra arguzie e peripezie cerchi la posizione
tra il mistico e teatrante
E giri e giri,
e mangi e mangi,
e giri e giri, e mangi e mangi
e poi dormi.
E poi 'ndrine e raccomandazioni
per una città che ha dimenticato la sua antica storia
per adattarsi ad un tempo
dell'ognuno pensi a se stesso
comunque e con ogni mezzo.
D'altronde basta una preghiera,
l'atto di dolore,
tre Ave Maria ed un Padre Nostro,
un cero per la spada dell'arcangelo San Michele
per liberare la propria coscienza da quel senso di peccato
che punge la dignità sociale
senza mai scuoterla a dovere,
perché l'onore ed il piacere
son il paciere
di questa 'ndrangheta Town




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