Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La manifestazione contro il CIE del 16 novembre finisce con i fuochi d'artificio



Non è stata una festa, ma neanche una processione, certamente le attese per la manifestazione del 16 novembre erano tante, meno le persone che hanno partecipato.
Vi erano diverse organizzazioni sociali, politiche, individualità, varie soggettività, ma per quello che ho potuto vedere poche le persone slegate dalle organizzazioni, poca la cittadinanza.
Sarà per il fatto che si è abituati a perdere, sarà per il fatto che regna il disfattismo, oggi doveva essere una giornata dalla risposta collettiva condivisa per dire, come è stato scritto sui muri del CIE, ed in alcuni striscioni, mai più CIE.

Il destino di quello di Gradisca è sospeso tra la riconversione in toto in CARA, in ristrutturazione e poi riapertura del CIE oppure semplicemente in chiusura definitiva, soluzione a cui oggi credono in pochi, ma mai disperare.
Un destino sospeso così come sospesa è la condizione di centinaia di migranti, la democrazia e la tutela dei diritti umani in questi centri ove la dignità non è e non potrà mai essere di casa.
Si parte dal centro di Gradisca, dopo aver calato dall'alto di una gru un striscione con scritto basta CIE, 
si percorrerà il lungo vialone che ti condurrà innanzi a quella struttura che sarà letteralmente protetta da un numero consistente di forze dell'ordine.


Non si riscriverà più la parola libertà, ma mai più CIE, sul muro di quel lager.

Nel bel mezzo della strada, che separa la campagna dominata dalla luna piena, ed il muro che ha imprigionato sentimenti umani, verranno collocate delle reti metalliche con esposte alcune foto di migranti in cerca di libertà.

Ed il tutto terminerà con dei fuochi d'artificio sparati sul tetto del CIE.

Color rosso, poi arancio, poi fumo e nuovamente notte.

Il corteo ritornerà al centro di Gradisca.
La polizia rimuoverà la mostra dalla strada.
E domani sarà quel che sarà.
Tra azioni creative, comunicazioni variegate, fuochi d'artificio, chiusura temporanea(?) del CIE, e scarsa partecipazione della cittadinanza, buona quella delle organizzazioni che hanno indetto la manifestazione rilevata la concomitanza di altre iniziative nazionali, come la marcia No Tav o quella nella terra dei fuochi, insomma tuto ben quel che finisi ben, per adeso.




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