Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

Immagine
C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

La manifestazione contro il CIE del 16 novembre finisce con i fuochi d'artificio



Non è stata una festa, ma neanche una processione, certamente le attese per la manifestazione del 16 novembre erano tante, meno le persone che hanno partecipato.
Vi erano diverse organizzazioni sociali, politiche, individualità, varie soggettività, ma per quello che ho potuto vedere poche le persone slegate dalle organizzazioni, poca la cittadinanza.
Sarà per il fatto che si è abituati a perdere, sarà per il fatto che regna il disfattismo, oggi doveva essere una giornata dalla risposta collettiva condivisa per dire, come è stato scritto sui muri del CIE, ed in alcuni striscioni, mai più CIE.

Il destino di quello di Gradisca è sospeso tra la riconversione in toto in CARA, in ristrutturazione e poi riapertura del CIE oppure semplicemente in chiusura definitiva, soluzione a cui oggi credono in pochi, ma mai disperare.
Un destino sospeso così come sospesa è la condizione di centinaia di migranti, la democrazia e la tutela dei diritti umani in questi centri ove la dignità non è e non potrà mai essere di casa.
Si parte dal centro di Gradisca, dopo aver calato dall'alto di una gru un striscione con scritto basta CIE, 
si percorrerà il lungo vialone che ti condurrà innanzi a quella struttura che sarà letteralmente protetta da un numero consistente di forze dell'ordine.


Non si riscriverà più la parola libertà, ma mai più CIE, sul muro di quel lager.

Nel bel mezzo della strada, che separa la campagna dominata dalla luna piena, ed il muro che ha imprigionato sentimenti umani, verranno collocate delle reti metalliche con esposte alcune foto di migranti in cerca di libertà.

Ed il tutto terminerà con dei fuochi d'artificio sparati sul tetto del CIE.

Color rosso, poi arancio, poi fumo e nuovamente notte.

Il corteo ritornerà al centro di Gradisca.
La polizia rimuoverà la mostra dalla strada.
E domani sarà quel che sarà.
Tra azioni creative, comunicazioni variegate, fuochi d'artificio, chiusura temporanea(?) del CIE, e scarsa partecipazione della cittadinanza, buona quella delle organizzazioni che hanno indetto la manifestazione rilevata la concomitanza di altre iniziative nazionali, come la marcia No Tav o quella nella terra dei fuochi, insomma tuto ben quel che finisi ben, per adeso.




Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?