Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

La zona industriale di Trieste



Le zone industriali delle città italiane sono simili.
Simili nella loro collocazione, in prima periferia, identiche nel disegno che le caratterizza, strade e magazzini, vie parallele ed ancora magazzini e fabbricati freddi e senza colore, ovvero espressione piena e ferma di quella ghettizzazione che ha caratterizzato le aree industriali italiane.
Ma nel corso del tempo, vuoi per la crisi del sistema economico e sociale esistente, vuoi per la globalizzazione dell'economia, molti magazzini e fabbricati che ospitavano ed imprigionavano vite e sentimenti, lotte e confini di speranza hanno perso il loro senso di essere.
Fallimento.
Chiusura.
Ed ecco cancelli chiusi  e recinzioni di metallo invalicabili, erba incolta ed asfalto bucato divenire la normalità.
Nessun suono o rumore di fabbrica.
Solo il silenzio del tempo che avanza e divora quel terreno ora abbandonato e destinato a diventare memoria del lavoro che è stato.

La zona industriale di Trieste è immensa.
Da Est ed Ovest.
Rotatorie, segnaletiche variegate, strade dissestate, binari dei treni interrotti, auto parcheggiate ovunque ed in ogni spazio possibile e persone che corrono e persone che sperano .
E' una piccola città all'interno della città.
Attualmente ospita circa più di 600 aziende con circa 11.000 dipendenti.
Era il lontano 1997 quando la Provincia di Trieste, il Comune di Muggia, il Comune di San Dorligo della Valle, il Comune di Trieste, l’Autorità Portuale di Trieste e l’EZIT( Ente Zona Industriale di Trieste), sottoscrivevano un’intesa programmatica finalizzata alla redazione di un Piano Infraregionale per il comprensorio gestito dall’Ente. All’EZIT veniva affidato l’incarico di predisporre il Piano Infraregionale nei limiti dell’importo di 1.000 milioni di Lire a tal fine stanziati dalla R.A.F.V.G per la predisposizione di strumenti di pianificazione urbanistica per il riassetto di aree della Zona Industriale di Trieste. Trascorrono gli anni, beghe dopo beghe, e sarà solo nel gennaio del 2013 che il Consiglio di Amministrazione dell’EZIT adotterà il piano urbanistico della zona industriale.

16 anni di discussioni.
16 anni di finanziamenti persi e mancati.
Cosa ne sarà dell'area industriale di Trieste? Che tipo di progetti troveranno luogo? Questo è il momento del business della green economy.
Bioedilizia, recupero ecosostenibile di edifici esistenti attualmente in disuso; utilizzo di processi produttivi a basso consumo i risorse e bassa produzione di rifiuti; realizzazione di sistemi di gestione consortile dell'acqua (rete duale finalizzata all'irrigazione e al ciclo produttivo, raccolta dia qua piovana, Fitodepurazione, ecc.); realizzazione di verde di compensazione; realizzazione di tetti verdi e tanto altro ancora probabilmente saranno una realtà anche a Trieste.
Ma quell'area deve necessariamente essere collegata alla vita ordinaria della città, si deve andare oltre la ghettizzazione delle zone, una città flessibile, in movimento e dal lavoro possibile.
Ben venga la riqualificazione della zona industriale di Trieste,che oggi persevera in uno stato di precarietà e di indecenza più che evidente, ma oltre al contenitore servono anche i contenuti ed i contenuti devono convergere nel lavoro, cosa che oggi a Trieste si intravede solo nei migliori sogni.






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