Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Diciamo Via al foglio di Via. Per Turi, per la Democrazia.




Poche righe.
Una legge semplice semplice, ma altamente incisiva e devastante. 
La Legge 27 dicembre 1956, n. 1423 all'art. 2. recita, nella sua formula tetra e deprimente: Qualora le persone indicate nell'articolo precedente siano pericolose per la sicurezza pubblica o per la pubblica moralita' e si trovino fuori dei luoghi di residenza, il questore puo' rimandarvele con provvedimento motivato e con foglio di via obbligatorio, inibendo loro di ritornare, senza preventiva autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a tre anni, nel Comune dal quale sono allontanate. Il contravventore e' punito con l'arresto da uno a sei mesi. Nella sentenza di condanna viene disposto che, scontata la pena, il contravventore sia tradotto al luogo del rimpatrio. Si potrebbe parlare per esempio della Direttiva dell’Unione Europea n. 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Già, proprio quell'Unione Europea alla quale è stata ceduta la nostra sovranità popolare per via di uno Stato autoritario e poco autorevole. Al comma due dell'articolo 27 di tale Direttiva si specifica ad esempio che i provvedimenti adottati per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza rispettano il principio di proporzionalità e sono adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale della persona nei riguardi della quale essi sono applicati. La sola esistenza di condanne penali non giustifica automaticamente l’adozione di tali provvedimenti. Il comportamento personale deve rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società. Giustificazioni estranee al caso individuale o attinenti a ragioni di prevenzione generale non sono prese in considerazione. Oppure della Costituzione, del nostro articolo 16, oppure di quella Giurisprudenza che afferma, con una lucidità disarmante  che in un provvedimento, invero, caratterizzato da un’ampia discrezionalità – come il foglio di via obbligatorio – di natura così fortemente restrittiva e comportante immediati e sconvolgenti effetti sulla sfera giuridica e personale della ricorrente, è necessario svolgere una attenta stringente indagine su tutti gli elementi che giustificano l’adozione dell’atto, e del quale costituiscono indefettibili presupposti (Tar Umbria, sent. 20 gennaio 2011, n. 15) o del TAR Trento, che con la sentenza n. 316 del 7 ottobre 2004 sostiene che ai ai fini dell'adozione del foglio di via obbligatorio nei confronti di chi si trovi fuori dei luoghi di residenza, il provvedimento questorile deve accertare la sussistenza di due presupposti necessariamente concorrenti, e cioè: che si tratti di un soggetto inquadrabile - sulla base di elementi di fatto - in una delle categorie previste dall'art. 1 della legge n. 1423/1956 (individui da ritenersi abitualmente dediti a traffici delittuosi; individui la cui condotta e tenore di vita inducano a ritenere che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; individui da ritenersi, per il loro comportamento, dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica) e che lo stesso soggetto risulti pericoloso per la sicurezza pubblica. Il provvedimento di foglio di via obbligatorio deve fare riferimento agli elementi di fatto sui quali si basa il giudizio di appartenenza dell'interessato ad una delle categorie indicate nell'art. 1, l. n. 1423/1956 e deve indicare le ragioni che inducono a ritenerlo socialmente pericoloso.

 Il Foglio di Via è un provvedimento di ampia discrezionalità, spesso poco motivato se non mai motivato, di mera natura repressiva. E Turi, così come tanti altri, ha ricevuto il foglietto di Via. Dalla sua Valle. Turi, è pericoloso. Sì. Quel sorriso splendido ed umano con cui ha incrociato lo sguardo del Carabiniere, il suo suonare il flauto per le vie di una Valle che alterna momenti di quiete a momenti di tempesta repressiva, il suo voler toccare con mano quel materiale ferroso che ha comportato la caduta di Luca, il suo affrontare a piedi nudi le macchine che vogliono demolire la Valle, lo etichettano come soggetto pericoloso. Sì. Il sorridere, il credere e lottare in altro sistema, vuol dire essere pericolosi. Ed allora la burocrazia, mano della repressione, cuore dello Stato esistente, con due parole scritte su qualche computer di qualche ufficio periferico di uno Stato che non è più Stato, decidono che Turi deve andar via da Chiomonte  Avigliana, Bussoleno,  Exilles, Gravere, Giaglione, Susa. Si potrebbe sollevare e si solleverà nelle dovute sedi l'eccesso di potere, l'infondatezza di quel foglio, il suo contrasto con la normativa comunitaria, ma quella è solo una via da percorrere ma non certamente la via.
 La via è quella della solidarietà umana e sociale. 
E' iniziata l'operazione isolamento della Valle. Governo, parlamentari, Capo dello Stato, buona parte della politica Istituzionale ed amministrativa supportata dai grandi media, hanno avviato l'operazione isolamento. Che ha lo scopo di dividere il movimento, e di circondarlo. 
Perché la TAV; anche se inutile e costosa, lo Stato deve farla, per un semplice e banale ma essenziale motivo. 
Quell'opera rappresenta il potere autoritario dello Stato. La Valle non deve vincere perché ciò sarebbe un precedente pericoloso. Eppure la Valle ha già vinto. Progetti cancellati, costi dimezzati, proposte di Legge che comporteranno il modello francese di democrazia partecipata anche in Italia, per la realizzazione delle grandi opere, ma specialmente ha già vinto perché ha unito varie anime, varie componenti sociali sotto l'unica bandiera bianco e rossa della lotta. Forse questo non lo si deve dimenticare, la lotta certamente proseguirà, anche perchè nel tempo della democrazia sospesa, altra alternativa non esiste, se non quella della resa. 
Ma nessuna resa , verrà mai resa. 
Dipende solo da noi.
foto tratta da notav.eu

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