Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Otto mesi per...


 Otto mesi.
 244 giorni  per:
a)  Mutare l'essere umano in automa servile al padrone; (promozione e valorizzazione del capitale umano)

b) distruggere il diritto del lavoro; ( efficientamento del mercato del lavoro)

c) distruggere i beni comuni ed i servizi pubblici; (apertura dei mercati in chiave concorrenziale)


d)  tutelare i padroni; (sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione)


e)  de-responsabilizzare il capitale; (semplificazione normativa e amministrativa)


f)  privatizzare la pubblica amministrazione;( modernizzazione della pubblica amministrazione)


g)  giustiziare la giustizia; (efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia)


h)  devastare l'ambiente; (accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia)


i) 
de-costituzionalizzare l'Italia; (riforma dell’architettura costituzionale dello Stato)

Otto mesi per golpizzare il sistema sociale italiano,
otto mesi di  triste degrado disumano,
colpo di Stato del Capitale 
per onorar il ceto padronale;
ma un solo minuto per infiammare strade e città
con il grido della rivolta
e l'urlo della dignità umana,
ora travolta
da tal fiume di melma impetuosa
violenta e tempestosa,
invaderà il Palazzo del Potere
non per soprassedere la libertà,
ma per sventolare la rabbia di tal ingiustizia sociale
sulla vetta di quel Colle 
or protetto dal sistema vigente,
presto represso dal potere deprimente,
ma in tal momento di crisi epocale,
tra sorrisi amari 
avari e derisi
non offriremo la nostra testa
alla spada di tal mostro tenebroso
che la speranza di ribellione or calpesta.
Parlan di lettera dei sogni,
parlan di lettera coraggiosa,
ahimè profondamente oltraggiosa di ogni umana dignità,
ma in tal sorte e laica verità,
sarà solo la chiave per esorcizzare
questa diabolica società.
Otto mesi per disumanizzare il non più bel Paese,
un solo minuto per mandarvi tutti,
con vivo sentimento,
lungi da ogni pentimento,
a quel paese.

Marco Barone

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